Paolo VI, il Papa che volle «Avvenire»

Presentato il libro di Eliana Versace che descrive la «caparbietà» di Montini nel perseguire la nascita del giornale. Monsignor Galantino, segretario generale Cei: «Paolo VI uomo del dialogo» di Christian Giorgio

Il 2 dicembre del 1968 la polizia sparava sullo sciopero dei braccianti di Avola, in Sicilia, provocando due morti. Il 10 dicembre, a Roma, veniva occupato il Liceo Classico Mamiani. Tra questi due avvenimenti, che hanno segnato tra gli altri quell’anno di contestazione, usciva il primo numero del nuovo quotidiano cattolico nazionale «Avvenire». Un progetto editoriale e culturale fermamente voluto da Papa Paolo VI che legò così la sua figura alla testata che ha da poco celebrato i 46 anni di storia. Un rapporto, quello tra Papa Montini e Avvenire, analizzato dal libro di Eliana Versace «Paolo VI e Avvenire. Una pagina sconosciuta nella storia della Chiesa italiana» presentato, giovedì 29 maggio, nell’Aula magna della Lumsa.

Ad intervenire, oltre l’autrice e il rettore Giuseppe Dalla Torre, sono stati monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano allo Jonio e segretario generale della Conferenza episcopale italiana; monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano Laziale e presidente di Avvenire – Nuova Editoriale Italiana e il direttore del quotidiano Marco Tarquinio. L’autrice, docente di Storia della Chiesa contemporanea alla Lumsa, mostra come «Paolo VI e Avvenire – ha detto monsignor Galantino – siano stati due riferimenti straordinari per i cattolici italiani. Basta guardare lo sviluppo e la vita del quotidiano per capire come il giornale si sia presentato come voce qualificata delle scelte della Chiesa». In questo tratto si rispecchia la figura di Papa Montini, «uomo del dialogo – ha proseguito Galantino -, che ha davvero reso possibile a tutti di parlare».

Il segretario della Cei ha poi fatto riferimento al Vaticano II spiegando che «se Giovanni XXIII ha aperto le porte del Concilio, Paolo VI ha diretto il traffico facendo entrare nella Chiesa tanta aria fresca». Aria fresca rappresentata, per monsignor Semeraro, innanzitutto dal dialogo. Come lo stesso Montini indicò, infatti, nella prima lettera Enciclica dell’agosto 1964 “Ecclesiam Suam” «sono tre le vie che la Chiesa avrebbe dovuto percorrere – ha precisato monsignor Semeraro -; la prima è quella della coscienza, la seconda quella del rinnovamento ascetico e la terza quella del dialogo». Una caratteristica, quest’ultima, che per il vescovo di Albano e presidente del Consiglio di amministrazione di Avvenire, caratterizza il giornale cattolico. Da questo punto di vista, «Papa Francesco è un grande ammiratore di Paolo VI – ha continuato monsignor Semeraro -. Il suo dialogo con gli Stati, con le culture e con gli altri credenti riprendono fortemente Montini».

Altro aspetto di Paolo VI che si trova in Papa Francesco è quello del richiamo all’unità dei cattolici anche nel campo della comunicazione, come ha sottolineato il direttore del giornale Marco Tarquinio. «Lo stesso nome della testata – ha specificato – è già un programma in cui è contenuto quell’appello, che Paolo VI ci ha fatto, a camminare guardando sempre avanti, mai con la testa indietro». Questo il motivo principale, ha concluso Tarquinio per cui «Avvenire sta sul fronte di tante battaglie, come quella del Sud, dimenticate dalla grande stampa».

È dal 2008 che, tra le carte degli archivi, il lavoro di Eliana Versace ha continuamente dimostrato come «senza Montini non ci sarebbe mai stato Avvenire». Una «caparbietà», ha riflettuto l’autrice titolare dell’unica cattedra universitaria intitolata a Paolo VI, che «sfata i cliché che descrivevano Montini come un Papa amletico, indeciso». Con il «suo» Avvenire, Paolo VI intendeva «risvegliare la coscienza dei cattolici, rivitalizzare l’identità cristiana del popolo italiano» recuperando una voce «che sembrava appannata e confinata esclusivamente all’ambito religioso». Questo era il «mandato – ha concluso Versace – affidato dal Pontefice ai giornalisti di Avvenire», che in questo delicato compito vennero definiti, dallo stesso Montini, “gli alleati del Papa”.

30 maggio 2014

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