Patrimonio culturale, una miniera di lavoro giovane

Attivato dall’Università Europea di Roma un corso per guide turistiche e operatori museali riservato a laureati e a guide turistiche abilitate. Recepisce lo standard europeo sulla formazione minima richiesta di Giovanna Pasqualin Traversa (Agenzia Sir)

Il “sogno” di Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario al ministero dei Beni e delle attività culturali e autrice dell’instant book “Con la cultura (non) si mangia?”, è quello di essere smentita da un nuovo quanto improbabile corso degli eventi, caratterizzato da maggiore attenzione per un ambito svilito da anni di disattenzione e carenze di strategie e di risorse, che tuttavia rappresenta il 5,8% della ricchezza prodotta in Italia, vede 46.025 beni architettonici vincolati, 46 biblioteche pubbliche statali, 100 archivi di Stato e un archivio centrale, ma anche un bilancio passato dai 2,7 miliardi del 2001 a 1,5 miliardi previsti per il 2013 nonostante rappresenti il 5,8% della ricchezza prodotta nel Paese. Eppure, ha avvertito Borletti alla tavola rotonda promossa dall’Università europea di Roma su “Patrimonio culturale, sviluppo e occupazione dei giovani”, nel nostro Paese «le attività culturali possono contribuire ad un futuro meno penalizzante soprattutto per i giovani, in particolare in quelle regioni più sofferenti per la perdita di attività produttive ma ricche di beni monumentali e naturalistici». Che occorrano una semplificazione della “macchina” normativa, una programmazione sistemica, un’unità di visione, una convergenza di istituzioni, fondi per la tutela ordinaria e straordinaria del patrimonio di un Paese che è un museo a cielo aperto è scontato, ma intanto esistono progetti ed esperienze sul territorio che potrebbero essere “esportati” anche in contesti diversi.

Studiare i cambiamenti. Non solo i sei “distretti culturali” avviati in Lombardia dalla Fondazione Cariplo con circa 24 milioni di euro, e «che hanno movimentato sul territorio 60 milioni di euro» integrando valorizzazione del patrimonio culturale con strategie di sviluppo del territorio e di impulso all’occupazione, come ha spiegato il presidente della Fondazione, Giuseppe Guzzetti. Più in generale, hanno concordato tutti i relatori, occorre «una mentalità diversa nel comunicare e nel promuovere», e l’offerta turistica deve essere appetibile e fruibile non solo per chi viene da fuori ma anche per i residenti, come propone un’inchiesta in corso sui cittadini romani quali “primi turisti”, condotta dall’Università capitolina Tor Vergata. «Non esistono più rendite di posizione – ha avvertito Marina Faccioli, rappresentante della Società geografica italiana e docente di geografia per la pianificazione del turismo -. Il turismo è sempre più competitivo. Occorre studiare la geografia dei cambiamenti del fenomeno urbano».

Largo ai giovani. Vincenti le esperienze legate alla “rilettura” del territorio. Come quelle raccontate da due giovani testimoni. Glenda Giampaoli ha parlato del Museo della canapa di Sant’Anatolia di Narco in Valnerina, «inaugurato nel 2008 quando era impensabile il boom che avrebbe avuto: da allora oltre 27mila visitatori, più di 5mila l’anno per un paese di 500 abitanti». Ma il progetto punta anche alla «ricostituzione della filiera della canapa in Umbria, per un valore di 300mila euro». Samuele Briatore (Sapienza Università di Roma) ha illustrato un’indagine sulla valorizzazione dei piccoli borghi e la “creazione” di diversi eco-villaggi in Italia, inseriti in un network europeo che «rappresenta il 4% del mercato turistico del continente attraendo soprattutto nordamericani e australiani». L’importante è avere voglia di fare: per Cristiano Grisogoni (Fai Giovani – Roma) ogni esperienza in questo ambito, anche su base volontaria, diventa «assolutamente spendibile nel momento dell’inserimento nel mondo del lavoro».

Guide “d’eccellenza”. Saper illustrare ma anche interpretare i beni culturali, e anzitutto saper “leggere” un’opera d’arte. È l’obiettivo del corso di alta formazione per guide turistiche e operatori museali che l’Università europea attiva dal 30 settembre 2014 all’11 marzo 2015 con l’Associazione nazionale guide turistiche e la Federagit – Confesercenti guide turistiche, in collaborazione, tra gli altri, con il Mibact, i Musei vaticani, l’Associazione musei ecclesiastici italiani. Il corso, riservato a laureati e a guide turistiche abilitate, «recepisce lo standard europeo sulla formazione minima richiesta alle guide approvato nel 2008 dal Comitato europeo di normalizzazione (Cen), per il quale la guida non deve sapere solo “illustrare” ma anche “interpretare” il monumento», ha spiegato Marcella Bagnasco, presidente Angt. Oltre alla conoscenza approfondita e pratica dei luoghi, occorre capacità di comunicazione, empatia, e «leadership», ha aggiunto Francesca Duimich, rappresentante Federagit –Confesercenti-Guide turistiche. Lezioni frontali, training pratico e projects works per «puntare all’eccellenza nella professione», ha chiosato Lucina Vattuone, responsabile ufficio stampa dei Musei vaticani. Tassello fondamentale per «comprendere e rendere interamente fruibili le opere d’arte» è l’«educazione» alla loro «lettura» di cui si occuperà specificamente Anna Delle Foglie, storica dell’arte. Una «lettura che non è – ha precisato – esclusiva raccolta di informazioni, ma va vissuta come un vero e proprio momento di rivelazione di una realtà e di una storia».

23 maggio 2014

Potrebbe piacerti anche