Pedofilia, maggiore impegno nella prevenzione

Abusi e traumi infantili al centro di un convegno a Palazzo Valentini, manca una piattaforma comune di intervento e un approccio scientifico al problema di Massimo Camussi

Duecentonovantuno persone arrestate in Italia negli ultimi 10 anni per abusi sessuali su minorenni; 20mila siti pedopornografici bloccati dalla Polizia di Stato. Queste alcune delle cifre presentate mercoledì scorso a Palazzo Valentini nel convegno «Abusi e traumi infantili: fattori eziologici della personalità pedofila e della sua vittima», organizzato dall’associazione Giovanna D’Arco nella Giornata di lotta contro la pedofilia. Avvocati, medici, psicologi e forze dell’ordine si sono ritrovati per fare il punto, a cominciare dalla prevenzione. Evidenziando, tra le carenze, l’assenza di una piattaforma comune di intervento, e soprattutto di un approccio scientifico al problema.

«Negli ultimi cinque anni – spiega Pietro Ferrara, docente di pediatria alla Cattolica di Roma – il 50% dei pediatri italiani non ha fatto neanche un minuto di formazione specifica sull’argomento. Noi medici siamo ancora nella fase della conoscenza, mentre non passa giorno senza una notizia di violenza sui bambini diffusa dai media». Notizie di cronaca, presto dimenticate dopo il clamore iniziale.

Un milione di bambini nel mondo sono vittime di abusi continuati; in Italia 7mila minori stranieri non accompagnati sono scomparsi dal ’90 ad oggi. «In televisione si parla molto di pedofilia – commenta monsignor Pietro Monni, da anni impegnato nel Sud-Est asiatico contro il turismo sessuale -, uno scandalo che ha ferito anche la Chiesa. Ma dai comportamenti individuali non si può giudicare un’intera istituzione».

«I telegiornali dimenticano – gli fa eco don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter, da oltre vent’anni punto di riferimento nella lotta alla pedofilia – le migliaia di preti che aiutano da soli bambini e ragazzi disagiati». Mentre le istituzioni tardano a farsi sentire. «L’osservatorio nazionale sugli abusi esiste solo sulla carta. Il Progetto Ciclope contro la pedofilia è praticamente fallito. Dialoghiamo, ma abbiamo dati divergenti sul problema».

La famiglia, per esempio, è messa sotto accusa come terreno di abusi nascosti. Proprio questa però è la più potente arma di prevenzione. «I nostri figli – continua il sacerdote – passano più ore su internet che a scuola: sono affamati di relazione. Conosco tanti ragazzi orfani di genitori vivi, che cercano vita nelle chat e nei social network, dove la presenza di potenziali abusanti è davvero grande. Regaliamo ai nostri figli più ascolto: vita vera».

10 maggio 2010

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