«Pieni di gratitudine per Giovanni Paolo II»

Il pensiero di Benedetto XVI al suo predecessore, durante la Messa del Crisma in San Pietro. «Un grande testimone di Dio e di Gesù Cristo nel nostro tempo, un uomo colmato di Spirito Santo» di Claudio Tanturri

Il rinnovo delle promesse sacerdotali e «la benedizione degli oli sacri – dell’olio per l’unzione dei catecumeni, di quello per l’unzione degli infermi e del crisma per i grandi sacramenti che conferiscono lo Spirito Santo». È questo il nucleo della Messa del Crisma presieduta da Benedetto XVI la mattina del Giovedì Santo nella basilica di San Pietro. A concelebrarla, i cardinali, i vescovi e i presbiteri – diocesani e religiosi – presenti a Roma.

Nella consacrazione degli oli, ha spiegato il Papa all’inizio dell’omelia, «si esprimono tre dimensioni essenziali dell’esistenza cristiana». Da qui la disamina su ognuna di esse. «C’è innanzitutto l’olio dei catecumeni»: «Quest’olio – ha detto il Santo Padre – indica come un primo modo di essere toccati da Cristo e dal suo Spirito, un tocco interiore col quale il Signore attira le persone vicino a sé, viene incontro all’inquietudine del nostro cuore, all’inquietudine del nostro domandare e cercare, con l’inquietudine del suo stesso cuore, che lo induce a compiere l’atto estremo per noi». In questo senso, ha sottolineato, «dovremmo sempre rimanere catecumeni», cioè «l’essere in cammino verso di lui, per conoscerlo meglio, per amarlo meglio, non deve spegnersi in noi», perché «il conoscere Dio non si esaurisce mai».

C’è poi l’olio per l’unzione degli «infermi». Un termine, ha continuato Benedetto XVI, che comprende «la schiera delle persone sofferenti»: «Gli affamati e gli assetati, le vittime della violenza in tutti i Continenti, i malati con tutti i loro dolori, le loro speranze e disperazioni, i perseguitati e i calpestati, le persone col cuore affranto». E proprio «il guarire è un incarico primordiale affidato da Gesù alla Chiesa» e questo olio sacro è «espressione sacramentale visibile di questa missione e della bontà del cuore» che in tanti, «insieme con la loro competenza professionale, portano ai sofferenti». In questo passaggio del suo discorso il Papa ha colto l’occasione «per ringraziare le sorelle e i fratelli che in tutto il mondo portano un amore risanatore agli uomini, senza badare alla loro posizione o confessione religiosa». «Una scia luminosa di persone», li ha definiti, «che ha origine nell’amore di Gesù per i sofferenti e i malati».

Al terzo posto c’è infine quello che Benedetto XVI ha qualificato come «il più nobile degli oli ecclesiali, il crisma, una mistura di olio di oliva e profumi vegetali. L’olio dell’unzione sacerdotale e di quella regale». E «l’unzione nel Battesimo e nella Confermazione – ha affermato – è un’unzione che introduce in questo ministero sacerdotale per l’umanità». Che rende «i cristiani popolo sacerdotale per il mondo». Un comune incarico che, ha concluso il Pontefice, «nonostante tutta la vergogna per i nostri errori», non deve farci dimenticare «che anche oggi esistono esempi luminosi di fede; che anche oggi vi sono persone che, mediante la loro fede e il loro amore, danno speranza al mondo».

Qui il pensiero del Papa è andato al suo predecessore Giovanni Paolo II: «Quando il prossimo 1° maggio verrà beatificato, penseremo pieni di gratitudine a lui quale grande testimone di Dio e di Gesù Cristo nel nostro tempo, quale uomo colmato di Spirito Santo. Insieme con lui pensiamo al grande numero di coloro che egli ha beatificato e canonizzato e che ci danno la certezza che la promessa di Dio e il suo incarico anche oggi non cadono nel vuoto».

22 aprile 2011

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