Premio Paoline a Ilaria Alpi

Lo ha ritirato la madre al termine del convegno che si è svolto alla Lateranense in vista della 42° Giornata mondiale per le comunicazioni sociali di Angela Napoletano

«Una martire della comunicazione al servizio dell’informazione libera e vera». Questo è stata Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 uccisa a Mogadiscio, in Somalia, nel 1994 «mentre cercava una verità da condividere». A ricordarlo, ieri – 22 aprile -, è suor Teresa Braccio, delle Figlie di San Paolo, mentre consegna a Luciana Alpi, madre della reporter, il premio “Paoline Comunicazione e Cultura 2008”. Il «grazie» della donna è strozzato dal pianto. «Mia figlia – dice – non si era neppure accorta di essere arrivata così vicina alla verità».

La consegna del premio avviene al termine di un convegno promosso dalla Pontificia Università Lateranense, insieme all’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei e al Centro comunicazione e cultura delle Paoline, per mettere a fuoco il nodo da cui scaturisce il tema portante della 42ª Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, in programma il 4 maggio prossimo: “Mezzi di comunicazione sociale al bivio tra protagonismo e servizio”. All’aula Pio XI dell’ateneo Lateranense, non a caso, Ilaria Alpi viene indicata come esempio di chi, nel mondo dell’informazione, sceglie di lavorare, per usare le parole della signora Alpi, «stando dalla parte dei deboli, sempre nel rispetto di tutti».

Il ricordo dell’inviata del Tg3 amplifica così i toni della riflessione scaturita dai lavori del congegno: al di là delle logiche di mercato e dei codici di deontologia professionale, la bussola che deve orientare il lavoro di chi, oggi, opera nel mondo dell’informazione è l’etica.

Sullo sfondo delle riflessioni che si sono succedute all’ateneo pontificio c’è il Messaggio che Papa Benedetto XVI scrisse lo scorso 24 gennaio (festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti) proprio in vista dell’evento che, tradizionalmente, ricorre la domenica che precede la Pentecoste. Il bivio di fronte a cui si trovano i media, scrive il Pontefice, è quello creato dall’ambiguità del progresso: «Inedite possibilità per il bene», da un lato; «Possibilità abissali di male», dall’altro. «L’immagine del crocevia reclama l’urgenza di una scelta», dice monsignor Dario Viganò, preside del pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis. Quella che perciò s’impone agli operatori della comunicazione, prosegue don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei, «è una decisione che va sempre rinnovata». La posta in ballo, sottolinea il sacerdote, «è la verità, questione scottante e non da oggi». Dopo un breve excursus storico, da Platone e Umberto Eco, tra i pensatori che hanno descritto le difficoltà insite nella ricerca della verità, Pompili spiega che «anche oggi il verosimile passa per vero». «Sembra che la moltiplicazione delle informazioni e la mole di immagini – insite – aiutino a toccare la verità». Ma così non è.

La conferma arriva da un addetto ai lavori. Francesco Giorgino, conduttore del Tg1 e docente di Sociologia del giornalismo alla Lateranense, prova a elencare le cause della distorsione involontaria dell’informazione contemporanea: semplificazione della realtà, ricerca del sensazionalismo e autoreferenzialità dei media, per citarne alcune. Dopo aver accennato alla personale difficoltà di lavorare, oggi, «come giornalista cattolico in un sistema laico, sempre più laicista», Giorgino spiega: la ricerca della verità nell’informazione è una questione di «responsabilità e libertà». È a questi principi che bisogna «educare i giovani», dice Maria Chinello, insegnante alla pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium”. «La regola interna alla libertà è l’etica – aggiunge Norberto Gaitano, docente alla pontificia Università della Santa Croce – senza la quale la professionalità svanisce e si diventa mercenari di poteri forti».

23 aprile 2008

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