“Prestito” Cei, primo piano con le banche

Al via la collaborazione con Intesa Sanpaolo. Monsignor Crociata: «Dare sostegno alla speranza, creando nuove forme di prossimità e carità accanto a quelle già esistenti» di Daniele Piccini

Conto alla rovescia per le prime erogazioni del “Prestito della speranza”, un’iniziativa nata dall’accordo tra l’Abi e la Conferenza episcopale italiana, che vede ora il primo esempio concreto di attuazione. È stato presentato ieri infatti un piano di collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Cei con la finalità di aiutare le famiglie italiane più duramente colpite dalla crisi finanziaria internazionale.

Grazie ad una colletta organizzata in tutte le parrocchie italiane lo scorso 31 maggio, che ha raccolto un Fondo di garanzia di 30 milioni di euro, a partire dal 1° settembre circa 50mila famiglie con almeno tre figli a carico o con gravi problemi di malattia o disabilità potranno avere accesso a un microcredito di 6.000 euro per un anno, prolungabile a due, da restituire entro un tempo massimo di cinque, con un tasso di interesse Taeg del 4,5%, dimezzato rispetto al livello medio attuale. Qualora al termine dei cinque anni dovessero ancora mancare le condizioni per la restituzione del prestito, il debito verrà estinto attingendo al Fondo di Garanzia.

«Quando un contratto di lavoro precario si interrompe – ha detto monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, durante la presentazione, svoltasi martedì 14 luglio presso la sede romana di Intesa Sanpaolo – le famiglie possono cadere in grave difficoltà. Come pastori siamo voluti andare incontro alle famiglie per dare sostegno alla speranza, creando nuove forme di prossimità e carità accanto a quelle già esistenti, come i centri d’ascolto e i fondi antiusura. Saranno la Caritas e le parrocchie a segnalare le famiglie più in difficoltà, con la speranza che il modello d’accordo Cei-Abi migliori e che altri istituti di credito si impegnino a sostenere il “Prestito della speranza”».

«Una volta che la Caritas avrà segnalato situazioni di disagio – ha spiegato Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima – si vaglierà la progettualità degli investimenti della famiglia in attività di lavoro autonomo, contando sull’esperienza del Forum delle organizzazioni cattoliche del lavoro (Cisl, Confcooperative, Cdo, Confartigianato, Movimento Cristiano dei Lavoratori). Successivamente i 200 volontari del Vobis (Volontari bancari per le iniziative nel sociale) seguiranno le famiglie per verificare che il credito sia speso secondo criteri di qualità».

La formula del Prestito prevede infatti l’accompagnamento della spesa delle famiglie da parte di circa 200 “credit angels”, consulenti bancari in pensione che ogni due mesi monitoreranno la qualità degli investimenti delle famiglie, accertandosi che il denaro sia stato speso soprattutto a favore dei figli (per libri di testo, dizionari, tasse scolastiche e universitarie, pc, corsi di lingua, soggiorni di studio all’estero), per priorità di natura sanitaria (ortodonzia, occhiali da vista, visite specialistiche), ma anche per il tempo libero.

Ai microcrediti si potrà avere accesso attraverso le banche che hanno aderito al protocollo Cei-Abi, che prevede un moltiplicatore 6 del Fondo, tale da rendere disponibili all’erogazione in totale 180 milioni di euro. Ma sul coefficiente di moltiplicazione, Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, promette uno sforzo in più da parte del suo istituto: «Noi rappresentiamo il 20% del mercato bancario italiano, dunque faremo in modo che i 36 milioni di euro della nostra quota (il 20% di 180 milioni di euro, ndr) possano diventare 100». «L’obiettivo finale – ha concluso Franco Pao, presidente dell’associazione Vobis – è di riportare le famiglie al recupero delle loro possibilità reddituali, gerarchizzando i loro processi di spesa».

Secondo gli ultimi dati Istat quasi un milione di famiglie in Italia si trovano in uno stato di “povertà assoluta”: non possono cioè mantenere uno standard di vita minimamente accettabile. Nel 2007 le famiglie in condizioni di povertà relativa, ovvero con problemi di risparmio e di spesa quotidiana, erano 2.653.000, pari all’11,1% del totale nazionale (nel 2003 erano il 10,7%). A giugno 2009 i lavoratori in cassa integrazione hanno superato il mezzo milione di unità e il totale delle ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps è risultato 2,8 volte superiore a quello del primo semestre 2008.

15 luglio 2009

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