Reclusa a Ponte Galeria, madre di famiglia rischia l’espulsione

Di origine bosniaca, nata in Italia, madre di due minori, rischia, nonostante la legge vieti il respingimento «dei componenti di famiglie monoparentali con figli minori» di Redattore Sociale

Susanna S., nata a Torino da genitori di origine bosniaca e madre di due bambini minorenni, è reclusa al Cie di Ponte Galeria per essere identificata ed espulsa dall’Italia. Un trattamento illegittimo secondo le parole del garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, che chiede alla questura di Roma di «interrompere la condizione di privazione della libertà personale e consentire la riunione del nucleo familiare». La donna, dopo essere uscita dal carcere milanese di San Vittore, dove aveva scontato un anno per furto aggravato, è stata rinchiusa nel Cie di Ponte Galeria in attesa di espulsione. Ma la sua situazione è stata dichiarata illegittima dal garante Marroni, poiché Susanna S. è madre di 2 minori nati in Italia (di 9 e 11 anni) che, in base al decreto provvisorio del tribunale dei minori di Milano, non possono contare sull’assistenza del padre, residente da tempo in Francia.

Il testo unico dell’immigrazione secondo art. 19 vieta infatti «il respingimento o l’esecuzione dell’espulsione […”> dei componenti di famiglie monoparentali con figli minori..», specificando all’art. 31 che «il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, può autorizzare l’ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre disposizioni del presente testo unico».

«La donna – ha detto il Garante – non ha compiuto reati che minano l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, unica tipologia per la quale viene disapplicato il diritto all’unità familiare, Il suo trattenimento e l’espulsione sono illegittimi e per questo ho chiesto l’immediata interruzione di tale condizione di privazione della libertà personale. L’allontanamento della madre dal territorio nazionale, con il divieto di rientro per un periodo di minimo di 5 anni, è una condizione che può compromettere lo sviluppo psicofisico dei minori, considerando anche l’assenza del padre».

Per evitare che ciò accada, l’Opera Nomadi ha già dichiarato la propria disponibilità ad accogliere Susanna, che sarebbe impiegata come mediatore di comunità negli sportelli di Roma.

24 aprile 2014

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