Religioni a confronto sul tema del dolore

Monsignor Frisina: «Il valore della sofferenza dell’innocente è in qualche modo “divino”. Occorre guardarsi dal voler “anestetizzate” ogni tipo di dolore. Se affrontato con coraggio può aiutare a “rinascere”» da Agenzia Sir

«Il valore della sofferenza dell’innocente è in qualche modo ‘divino’». Lo ha detto monsignor Marco Frisina, biblista, musicista e direttore dell’Ufficio liturgico del Vicariato di Roma, intervenuto ieri sera (martedì 23 novembre) all’incontro di presentazione del libro “Il significato del dolore nelle religioni monoteiste” (Ed. romane di cultura), il secondo dopo quello di martedì 16 novembre. Il volume, curato da Rosanna Cerbo, responsabile Centro medicina del dolore del Policlinico Umberto I, e da Alberto Di Giglio, direttore della rivista Cultura e libri, raccoglie gli atti dell’omonimo convegno svoltosi nell’ottobre 2008 all’Università La Sapienza.

Per monsignor Frisina «non è il dolore a salvare, ma l’amore». Il dolore non è pertanto «un valore in sé, e nella malattia è giusto fare il possibile per alleviarlo». Tuttavia la sofferenza fa «inevitabilmente parte della vita»; per questo «occorre guardarsi dal voler ‘anestetizzate’ ogni tipo di dolore. Se affrontato con coraggio ed equilibrio può aiutare a ‘rinascere’». «Il dolore dei bambini è una categoria speciale, un mondo in cui la sofferenza viene affrontata in modo struggente ma straordinario. I più piccoli non si lamentano: soffrono con gli occhi. È il più difficile da comprendere» ha osservato Loris Facchinetti, delegato del sindaco di Roma su scienza, cultura e Mediterraneo.

Di qui l’iniziativa lanciata da Facchinetti: «Promuovere un confronto sul tema tra i fedeli delle tre religioni abramitiche per andare alla ricerca di soluzioni medico-scientifiche condivise contro il dolore innocente dei bambini legato alla malattia». Facchinetti pensa a una rete di istituti di ricerca internazionali «in cui studiosi delle tre religioni si aprano reciprocamente la porta anche per rafforzare quel dialogo che solo può evitare guerre e violenze».

Per Shahrzad Houshmand Zadeh, islamista presso la Pontificia Università Gregoriana, «non è vero che il musulmano piange dall’occhio destro e il cristiano dal sinistro; le nostre lacrime sono le stesse» e la sofferenza «è una sfida che ci insegna l’umiltà davanti alla vita». Di dolore come «momento altissimo nel dialogo interreligioso» parla il teologo musulmano Adnane Mokrani definendolo «una comunicazione profonda di silenzi e sguardi che va oltre le parole, ci libera da orgoglio e superbia e ci rammenta quanto ci unisce di più: la nostra comune condizione umana». In particolare nel dialogo israelo-palestinese è fondamentale, secondo Mokrani, il «dialogo della ‘memoria sofferente’ legata alle drammatiche vicende dei nostri popoli». Il passo decisivo «è quando non facciamo più della memoria addolorata dell’altro una barriera ma impariamo ad ascoltarla in un atto di amore salvifico».

24 novembre 2010

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