Riforma terzo settore, dalle associazioni 420 “contributi” in sette giorni

Sono tutti sul tavolo del sottosegretario Bobba, che anticipa il possibile stralcio delle norme sulle imprese sociali: «Tema più maturo, forse iter parlamentare distinto» di Redattore Sociale

Hanno scritto già in 420, privati cittadini e gruppi di persone che hanno lavorato in realtà associative: nella prima settimana di consultazione pubblica, l’indirizzo e-mail reso disponibile dal governo per inviare considerazioni sulla riforma del terzo settore non è rimasto inoperoso. Materiale finito nelle mani del sottosegretario al Welfare Luigi Bobba, che segue la partita in vista del Consiglio dei ministri che il prossimo 27 giugno approverà il disegno di legge delega in materia. Un testo nel quale potrebbero non esserci le norme riguardanti le imprese sociali: un argomento considerato “più maturo” rispetto a tutti gli altri punti e che potrebbe godere di un iter parlamentare separato e, nelle intenzioni, più spedito. «Quello delle imprese sociali – dice Bobba nel corso dell’incontro con il comitato editoriale di Vita – è un tema che ha una sufficiente maturità anche riguardo alla scrittura del testo normativo: dovremmo vedere se vale la pena tenerlo dentro al testo generale della riforma o se farlo camminare subito con un normale iter parlamentare».

Se le imprese sociali sono “mature”, più acerbo è evidentemente tutto il resto. Con Bobba che, a scanso di equivoci, si preoccupa di precisare alcuni particolari, ad iniziare dal fatto che la riforma non intende affatto eliminare le legislazioni di settore. «L’idea di creare un pavimento civilistico – dice facendo riferimento alla proposta di modifica del codice civile – e il riordino delle norme fiscali che sono cresciute in modo ipertrofico non cancella affatto la differenziazione che c’è all’interno del mondo del terzo settore». Non verranno meno insomma la legge sul volontariato o quella sulle associazioni di promozione sociale. «Le diverse forme vanno però ricondotte ad elementi di regolazione comune, e la stessa previsione di un’autorità regolatoria non significa un controllo invasivo e pervasivo ma un monitoraggio e un controllo che evitino distorsioni».

Per Bobba la riforma deve tenere conto di tre livelli. Il primo è quello dei comportamenti delle persone e dei vari modi (tempo, professionalità, denaro) con i quali si può donare. Il secondo è quello delle organizzazioni e dunque della forma organizzata che questi comportamenti associativi prendono. La terza è quella delle reti fra le organizzazioni, che di fatto ricoprono il ruolo di struttura promozionale e di governo di molte realtà, soprattutto piccole. «Le norme dovrebbero – dice Bobba – promuovere e valorizzare questi tre diversi livelli».

Due accenni rapidi anche su servizio civile e voucher: sul primo, il sottosegretario al Welfare mette in evidenza la sfida che esso rappresenta per le associazioni, sul secondo ne ricorda «la funzione di organizzare offerta e domande del cosiddetto secondo welfare, sempre più rilevante nell’ambito dell’assistenza», tanto da valere in termini di importo il doppio della spesa dei comuni. A questo proposito, Bobba cita il modello francese dei voucher, «da valutare bene» in tutti i suoi punti per poter giungere ad una conclusione sull’opportunità di importarlo anche nel nostro Paese.

22 maggio 2014

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