Roma, «una provincia da romanzo criminale»

In occasione della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario della Capitale il bilancio del presidente della Corte d’Appello Giorgio Santacroce sull’amministrazione della giustizia di Nicolò Maria Iannello

L’aumento di episodi di violenza e di omicidi, la massiccia infiltrazione di organizzazioni criminali, il sovraffollamento nelle carceri e lo spaccio di droghe. Sono questi i punti salienti del bilancio sull’amministrazione della giustizia della città presentato sabato 28 gennaio dal presidente della Corte d’Appello di Roma Giorgio Santacroce in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Capitale.

Scenari preoccupanti quelli che si prospettano per l’Urbe sul fronte della sicurezza dato che, secondo il presidente della Corte d’Appello «Roma attira le organizzazioni criminali, mafiose e non» al punto da potere affermare che «la città è una piazza commerciale di primo piano nello scenario nazionale, specie per quanto riguarda il consumo di droghe». E la causa di ciò andrebbe rintracciata nel fatto che «Roma è il centro del potere politico ed è qui che vengono prese le grosse decisioni sui grossi investimenti e sui grandi appalti».

Ma da Santacroce arriva anche qualche notizia in più sul profilo delle realtà criminali che agiscono sul territorio: «I clan sono presenti con articolazioni logistiche per il riciclaggio di capitali accumulati illecitamente e per l’investimento in rilevanti attività commerciali e imprenditoriali, soprattutto nel campo della ristorazione,dell’abbigliamento e delle concessioni di auto». Organizzazioni di vario genere che «operano inserendosi in settori in crisi di mercato e che si scontrano per l’occupazione di zone di influenza a scapito di gruppi rivali, infiltrandosi progressivamente e silenziosamente nel tessuto economico-scoiale». Un’argomentazione, quella di Santacroce, sostenuta da dati e prove. Infatti, a confermare la capillare diffusione della criminalità sarebbe il numero di provvedimenti di sequestro e confisca eseguiti nel Lazio: «Soltanto nella Capitale – spiega il presidente della Corte d’Appello di Roma – i carabinieri del reparto operativo hanno confiscato negli ultimi tre anni beni per 153 milioni di euro e nei primi mesi di quest’anno 5mila chili di droga».

Come non parlare poi, continua il presidente, «dei numerosi fatti di sangue verificatisi negli ultimi mesi a Roma e nell’hinterland romano, con oltre trenta omicidi dall’inizio del 2011 e non pochi episodi di gambizzazione che sembrano accendere i riflettori su una provincia da romanzo criminale». Episodi che «per modalità esecutive e caratteristiche delle vittime risultano maturate a seguito di contrasti insorti tra gruppi rivali».

Un’attenzione particolare è stata rivolta inoltre all’attuale situazione di sovraffollamento nelle carceri: «Nel Lazio ci sono 6.591 detenuti su una capienza prevista di 4.856 posti». Una situazione aggravata «dalla carenza di personale di polizia penitenziaria e dalla riduzione delle risorse finanziarie destinate alle figure dell’area trattamentale, come gli educatori». Tutto ciò, precisa Santacroce, «è la riprova che il tempo della detenzione assolve prevalentemente la funzione retributiva della pena, a detrimento di quella rieducativa».

E sul tema della criminalità organizzata è tornato durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario il procuratore generale Luigi Ciampoli. Il magistrato ha precisato a riguardo che «non si può parlare della esistenza di una nuova banda della Magliana» dato che «non si ravvisa un sodalizio criminale che possa risultare egemone sugli altri e tale da assicurare un effettivo controllo del territorio».

30 gennaio 2012

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