Ruozi: «Investire puntando alla qualità»

Consigli per i risparmiatori dall’economista, già rettore della Bocconi, dopo l’ulteriore discesa dei rendimenti dei Bot. «La diversificazione è una forma che tutela dal rischio» di Graziella Melina

I titolari dei Bot trimestrali restano di nuovo a bocca asciutta. I rendimenti lordi dei titoli di Stato hanno infatti toccato lo 0,386 per cento. Questo vuol dire che, secondo i calcoli dell’Associazione italiana operatori mercati dei capitali (Assiom), i rendimenti netti sono sotto lo zero (-0,08 per cento). Niente di allarmante, però, perché il trend negativo, che del resto si era già registrato a settembre dello scorso anno, rispecchia «l’andamento del mercato a livello mondiale» E comunque «anche i tassi diversi dai buoni del Tesoro, in Italia e nel mondo, sono molto bassi».

L’assicurazione viene da Roberto Ruozi, professore emerito dell’università Bocconi, che spiega quali sono gli investimenti da scegliere e quelli da evitare. Rettore della Bocconi dal 1995 al 2000, e professore ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari fino al 2002, Ruozi ha insegnato nelle università di Ancona, Siena, Parma, Parigi (Sorbona) e al Politecnico di Milano. Ricopre importanti incarichi amministrativi in società quotate e non quotate. Tra le numerose pubblicazioni su problematiche bancarie e finanziarie, l’ultima in ordine di tempo, “Viaggio nel mercato finanziario con DrJekyll e Mr Hyde” (2008 ed.Spirali).

Professor Ruozi, come mai si è arrivati a rendimenti sotto lo zero?
Viviamo un momento del tutto anomalo dell’economia e della finanza a livello internazionale. C’è un collegamento forte fra la finanza e l’economia reale, e l’abbondanza di liquidità che le banche centrali nel mondo hanno immesso nel mercato per cercare di riattivare l’economia e per salvare le banche, fa sì che di fatto l’equilibrio fra la domanda e l’offerta sia sostanzialmente a favore dell’offerta e quindi il prezzo relativo, che è poi il rendimento in tassi interesse, sia negativo.

Eppure, per il periodo che va da ottobre 2008 a settembre 2009, l’Istat registra un aumento alla propensione al risparmio da parte delle famiglie di 0,4 punti percentuale.
La fiducia dei risparmiatori non è mai mancata. La propensione al risparmio è aumentata anche in Paesi tradizionalmente a risparmio negativo come gli Stati Uniti. Viviamo un momento di attesa, di passaggio, tra una crisi e una ripresa che tarda ad arrivare. L’atteggiamento della gente è molto prudente, per cui consuma di meno e risparmia di più.

Ma i titoli di Stato convengono ancora?
Dipende dagli obiettivi del risparmiatore. Se sono di medio lungo termine, allora il titolo di Stato breve non è certamente l’investimento adatto. Se viceversa il risparmiatore vuole mantenersi liquido, quindi con posizioni a breve, per decidere più in là che cosa fare in un orizzonte di medio e lungo periodo, allora può investire in Bot, anziché in altre liquidità. Piaccia o non piaccia, il rischio per i titoli di Stato, per uno Stato come quello italiano fortemente indebitato, è da ritenersi sostanzialmente nullo.

Come si può investire, senza correre grossi rischi?
Siamo in un momento in cui occorre badare alla qualità dell’investimento, in tutti i settori. La qualità sarà sempre premiata. E questo sicuramente nel prossimo futuro. In Italia, diciamo, in un orizzonte di due tre anni. Credo che la Borsa, anche in relazione ai tassi molto bassi che ci sono, sia in fase positiva. Ma non tutta la Borsa. Occorre scegliere nell’ambito della Borsa quei titoli, probabilmente meno speculativi, che viceversa hanno dei fondamentali buoni al punto tale da dare dei risultati a scadenza non vicina. Ci sono anche dei titoli obbligazionari che stanno andando molto bene, di società private, come Fiat, Eni. Sono praticamente con un rischio simile a quello dello Stato, cioè praticamente nullo. Anche i titoli di Stato non breve hanno un rendimento che è molto superiore a quello dei titoli a breve. Dipende appunto da quali sono gli obiettivi del risparmiatore.

Ma le azioni a lungo termine sono davvero fruttuose?
Se prendiamo un trend storico, le azioni “buone” hanno sempre dato risultati importanti sia in termini di aumento del valore capitale, sia in termini di rendimento. Certo, se confrontiamo il 2009 con gli anni precedenti, avremo delle sorprese. Ma in un orizzonte medio lungo, le fasi restrittive si bilanciano con quelle espansive. In un trend che è sicuramente espansivo.

E di altre forme di investimento come i fondi, cosa ne pensa?
Sui fondi le idee sono un po’ confuse, perché l’universo dei fondi è estremamente eterogeneo: ci sono anche fondi speculativi, ci sono gli hedge fund, e i fondi pensione. Ma tutte queste forme hanno un senso in un portafoglio diversificato. Se io fossi un risparmiatore, non investirei mai tutto il mio risparmio in Bot, in azioni, in fondi comuni, in immobili. Cercherei una diversificazione, anche perché la diversificazione è una forma che tutela dal rischio.

15 gennaio 2010

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