San Gallicano, un modello da esportare

Compie 25 anni la struttura di Trastevere che fornisce assistenza sanitaria agli immigrati e alle persone disagiate. Circa 20mila visite effettuate in un anno. Il progetto della Regione Lazio di Emanuela Micucci

Torre Angela, il 10% di stranieri e la tavola rotonda sull’immigrazione

Da 25 anni tutela la salute dei poveri e dei migranti di Roma. È l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp). Per tutti, l’ambulatorio del San Gallicano di Trastevere. Un modello di sistema sanitario solidale, pubblico e universale da diffondere su tutto il territorio regionale. A lanciare il progetto è il vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino, in visita martedì scorso, alla struttura in occasione dei 25 anni di attività. «Perché dà più servizi di una struttura classica a costi più bassi in più orari, riuscendo ad accogliere i cittadini stranieri», spiega l’assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri intervenendo al convegno “Povertà e salute: opportunità di sviluppo per il sistema regionale del Lazio”.

All’ospedale dei poveri, infatti, vengono visitate fra le 200 e le 300 persone al giorno, 20mila all’anno, di cui il 10% sono bambini. Immigrati, certo. Ma sempre di più cittadini italiani con redditi bassi, circa il 40%. Molti sono anziani con la pensione minima. Le liste d’attesa qui sono azzerate. Gli aborti delle donne immigrate sono minori che altrove. Minori anche le malattie della povertà tra la popolazione a forte rischio di esclusione sociale. Prevenzione e cura per tutti, dunque, “senza distinzione di sesso o razza”. Come recita l’art. 32 della Costituzione e il giuramento di Ippocrate.

Al San Gallicano lavorano 80 fra collaboratori e dipendenti e 20 mediatori culturali, tutti stranieri, tutti formati e che forniscono servizi dall’accettazione dello sportello fino alla consulenza amministrativa e legale. «Il nostro obiettivo è tenere aperto l’ospedale anche il sabato e la domenica e istituire nuovi presidi», afferma il direttore dell’Inmp, Aldo Morrone. Secondo i dati forniti da Laziosanità-Asp, infatti, sono ancora pochi gli stranieri che si rivolgono al servizi sanitari del territorio. Soprattutto tra gli irregolari. Le prestazioni sanitarie, le analisi e visite specialistiche, erogate agli stranieri senza permesso di soggiorno sono circa 59mila e costituiscono lo 0,1% del totale. Dato 10 volte inferiore a quello dei ricoveri ordinari ospedalieri dove gli stranieri irregolari, ovvero gli stranieri temporaneamente presenti (stp), sono circa l’1%. Percentuale che sale all’8% per i cittadini indigenti, pari a 6 milioni e 650 mila.

Occorre quindi favorire, semplificare e migliorare l’accesso al servizio sanitario degli immigrati irregolari, evitando il ricorso inappropriato alle cure ospedaliere e incrementando l’assistenza territoriale. Così che la cura sia migliore e più tempestiva e si abbassi la spesa sanitaria. «Pensiamo di incrementare strutture come il San Gallicano – dichiara Montino – cercando di allargarle con altri presidi in tutta la Regione attraverso un progetto che presto ci verrà sottoposto dall’ospedale. Valuteremo su quali aree e per quali tipo di strutture e servizi implementare questo modello». Morrone su questo punto si sbilancia: «Per quanto riguarda Roma, uno dei quartieri dove si pensa di istituire un presidio del San Gallicano è Tor Bella Monaca», uno dei territori con il maggior numero di cittadini disagiati e di migranti. Per diffondere il modello San Gallicano Montino stima investimenti di «qualche milione di euro», una parte «insignificante per il bilancio regionale». «Il problema non è di ordine finanziario – assicura – ma di organizzazione dei servizi erogati agli stranieri sul territorio».

Oltre il San Gallicano, a Roma sono 31 gli ambulatori di primo livello a cui possono accedere gli stranieri irregolari: 6 nell’asl RmA, 8 alla RmB, 5 alla RmC, RmD, 6 alla RmE e uno all’Ifo. Nel Lazio invece sono 38: 17 nella provincia di Roma, 5 nella Asl di Latina, 7 in quella di Viterbo e una nella Asl di Frosinone. Tra i prossimi progetti della Pisana, l’informatizzazione entro il prossimo autunno delle diverse strutture pubbliche e del privato sociale che si occupano di assistenza sanitaria primaria agli immigrati stp per consentire la raccolta sistematica e standardizzata di dati attualmente non rilevati. Intanto, in tempi brevi, il presidio territoriale Nuovo Regina Margherita sarà abilitato a svolgere anche attività di ambulatorio stp.

18 giugno 2009

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