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Santa Maria in Trastevere: i giovani a Lucoli

“Paese fantasma”, lo chiamano. Il sisma che il 6 aprile colpì l’Abruzzo, non risparmiò il comune di Lucoli. Evacuato, nessuno lo abita più. Decine di case crollarono quel giorno mentre il 60% degli edifici con il tempo è stato dichiarato inagibile e si ipotizza addirittura un tasso del 90% di case a rischio, perché vicine ad altre strutture o strade pericolanti. «Abbiamo una vocazione speciale per le comunità di anziani – spiega Emanuela Mariani, catechista presso la parrocchia di santa Maria in Trastevere a Roma –, ed è per questo che con i ragazzi abbiamo scelto di sostenere Lucoli dove il tasso di anzianità è molto elevato». E così, guidati dal parroco don Matteo Zuppi, i giovani trasteverini hanno girato il proprio quartiere, vendendo anche fette di torte preparate dalle mamme pur di raccogliere fondi da destinare alla comunità abruzzese.

Non più di mille anime, il paese “adottato” dai ragazzi è in realtà un insieme di 18 frazioni. Metà della popolazione è alloggiata negli alberghi della costa o nelle tre tendopoli di Casa Maina, San Giovanni e Santa Menna. La più grande, quest’ultima, allestita nel campo sportivo e gestita dalla Protezione Civile della Valle d’Aosta. Qui – tramite i lucolani che da anni risiedono nella capitale – gli scout romani hanno portato, già una settimana dopo il terremoto, alcune scaffalature, una lavatrice ed una asciugatrice. «Mancano le cose essenziali e questi oggetti – spiega don Matteo -, se ci sono, possono alleviare molte fatiche». Specie agli anziani. «Sono loro – insiste il parroco – i primi a pagare le conseguenze del sisma, perché sono i più deboli e perché perdendo la casa, alla quale danno un significato maggiore, hanno perso realmente tutto».

Intanto continua l’impegno a favore dei lucolani, specie in vista dell’estate. Il 31 maggio, in occasione dell’arrivo in Abruzzo della Croce della Giornata mondiale della Gioventù custodita presso il Centro internazionale giovanile San Lorenzo a Roma, sono stati consegnati – e montati dai ragazzi stessi – otto gazebo con i quali ricreare una socialità all’aperto, «che nulla hanno a che vedere con le belle piazze dei poveri paesi feriti – sottolinea Emanuela Mariani -, ma che servono per stare insieme e che riparano dal sole». O dalla pioggia, visto che proprio quel giorno, durante la celebrazione della Messa, un violento nubifragio si è abbattuto sul campo. Di buono c’è che «i nostri giovani – spiega la catechista – solo così hanno potuto provare sulla propria pelle il disagio di vivere in una tenda da sfollati».

In cantiere anche la definizione di un concerto di musica sacra che don Matteo – peraltro assistente ecclesiastico generale nella Comunità di Sant’Egidio – intende ambientare a luglio nella basilica di santa Maria in Trastevere, storicamente aperta a iniziative di carità. «Questa è una goccia nel mare – conclude Emanuela –, ma abbiamo appena cominciato. Quella comunità ha bisogno anche di noi».

8 giugno 2009