Sant’Egidio, un progetto sulle “maras” latine

Finanziata dalla Provincia di Roma l’iniziativa della Comunità “Per un mondo senza violenza”, che mira al recupero dei giovani latino americani coinvolti in bande armate di Marta Rovagna

Sono quasi 100 mila i giovani e giovanissimi che in America Latina trovano identità, senso di appartenenza e uno scopo nell’aderire alle maras, bande armate che con la violenza si impongono per realizzare uno stile di vita “migliore”. Che vuol dire più soldi, più potere e più prestigio sociale a scapito di ogni tipo di valore morale. È dedicato a loro, alle baby gang latino americane, il progetto della Comunità di Sant’Egidio “Per un mondo senza violenza”, un programma di scolarizzazione presentato venerdì mattina (21 gennaio 2011) presso la storica sede della comunità in Trastevere alla presenza dei diversi responsabili del movimento nei Paesi latini e di Antonio Rosati, assessore alle Politiche finanziarie e di bilancio della Provincia di Roma, ente che ha finanziato l’iniziativa.

“Per un mondo senza violenza” si realizzerà nell’arco di tre anni (dal 2011 al 2013) ed è la seconda edizione di un primo progetto nato nel 2005. I Paesi interessati dal programma di scolarizzazione sono sette: Salvador, Nicaragua, Honduras, Cuba, Haiti, Colombia ed Ecuador per un totale di 14 città. Si prevede una partecipazione di 5 mila bambini e più di 900 tra i giovani operatori. La proposta di Sant’Egidio si rivolge a due tipi di “utenti”, gli adolescenti (dai 12 ai 14 anni) e i giovani (dai 15 ai 18 anni). Tra le diverse finalità del progetto, il sostegno allo studio per le situazioni a rischio, la scolarizzazione dei ragazzi troppo grandi per essere inseriti in un programma di educazione formale, un sostegno affettivo e psicologico e un lavoro che educhi alla solidarietà, mondialità e pace attraverso l’organizzazione di eventi pubblici e la creazione di un gruppo di intervento per le emergenze umanitarie e la valorizzazione dei talenti artistici dei ragazzi.

Quello che si intende contrastare sono le cause che determinano la nascita delle maras: l’estrema povertà, lo spaesamento di molti giovani latinos che sono rimpatriati dagli Stati Uniti ai Paesi di origine, la miseria che nasce dal dissesto economico e dalle frequenti calamità naturali e dai massicci spostamenti di popolazione che aggravano pesantemente lo sfaldamento del tessuto umano.

Alla presentazione dell’iniziativa anche don Matteo Zuppi, assistente ecclesiastico della Comunità e parroco ai Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela. È stato proprio il sacerdote a sottolineare, dell’iniziativa, il coraggio «di investire su un progetto al di fuori degli orizzonti del territorio, ma che ha ripercussioni in Italia in termini di scambio di esperienze e di risultati con le scuole e i centri universitari italiani e in relazione alla comprensione delle dinamiche dei migranti di seconda generazione nel nostro Paese». Se in Italia non si parla infatti di vere e proprie maras, gang giovanili che impongono la legge del più forte con la violenza, fenomeni analoghi si riscontrano anche nel nostro Paese.

L’impegno della Provincia di Roma nel progetto, per Rosati, «è la dimostrazione concreta che una grande amministrazione non può rinunciare a guardare oltre il muro, al di là degli steccati: Roma non può rinunciare – ha spiegato – ad una visione universale che parli al mondo. Finanziare questo progetto vuol dire aiutare chi, come Sant’Egidio, vede questa strada possibile».

24 gennaio 2011

Potrebbe piacerti anche