Santi Marcellino e Pietro, gemellaggio con la cattedrale delle Mauritius

Domenica 30 settembre la Messa presieduta dal vescovo Zuppi per celebrare il legame tra la comunità del Laterano e quella di Port – Louis, capitale dell’isola. Nel nome del beato Laval di Ele. Caf.

È il beato Giacomo Desiderio Laval la figura intorno alla quale ruota il gemellaggio tra la comunità della cattedrale Saint Louis, di Port – Louis, capitale dell’isola Mauritius, e la parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro al Laterano, dove sarà celebrato con una Messa solenne presieduta dal vescovo Matteo Zuppi domenica 30 settembre alle 12.

Padre Laval, nato nel 1803 e vissuto fino al 1864, medico di origine francese e sacerdote della congregazione dei Missionari dello Spirito Santo dell’Immacolato cuore di Maria, dedicò il suo apostolato all’evangelizzazione degli antichi schiavi neri dell’isola africana. L’apostolo della carità, fu definito da papa Wojtyla un precursore del Concilio. Egli viene ricordato, insieme al domenicano Francesco Coll, come il primo beato ad essere stato elevato agli onori degli altari da Giovanni Paolo II. «Io ho imparato a conoscerlo grazie alla presenza dell’associazione dei mauriziani a Roma nella mia parrocchia», racconta don Ciucci. In particolare la presidente, Yvonette Gaspard, si è adoperata perché nella loro cattedrale ci fosse un busto del beato, «e così ha avuto inizio questa amicizia».

Il busto, realizzato da Fulvio Merolli, è stato portato in dono nella chiesa cattedrale di Port – Louis da don Ciucci e da 8 dei suoi parrocchiani lo scorso 9 settembre, in occasione della festa liturgica del beato Laval. Il parroco racconta con emozione: «Abbiamo celebrato la festa di un santo molto amato alle Mauritius: un uomo che ha parlato dell’amore e della paternità di Dio agli schiavi. Egli ha dato vita a una realtà di fede e umanità che coinvolge moltissimi uomini dell’isola: cattolici, ma anche buddhisti e musulmani». Una realtà iniziata con la rete di collaboratori che scelse come guide per la preghiera: «Uomini e donne semplici, poveri che accoglievano ed evangelizzavano altri poveri».

Oggi la tomba del beato Laval è meta di continui pellegrinaggi, in ricordo del suo impegno a «ridare la dignità di uomini a quanti l’avevano perduta, accogliere tutti indipendentemente dalla loro fede», sottolinea don Giuseppe Ciucci. Per questo la sua spiritualità «è andata ben oltre la sua isola, coinvolgendo tutte le popolazioni circostanti».

28 settembre 2012

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