Santi Pietro e Paolo, Francesco: «La fiducia in Dio ci libera dalla paura»

Nel giorno dei Patroni di Roma, Francesco ha imposto il pallio a 24 arcivescovi ai quali ha ricordato: «Il Signore ci chiede di non perderci in chiacchiere inutili». La preghiera per l’Iraq di Christian Giorgio

Una striscia di lana candida che viene posta dal Papa sulle spalle degli arcivescovi metropoliti. Rappresenta la pecora salvata dal buon pastore, da Gesù Cristo, e rimanda all’importanza del compito pastorale di chi lo indossa. Sono stati 24 gli arcivescovi metropoliti che domenica 29 giugno, nella solennità dei santi Pietro e Paolo, hanno ricevuto il pallio da Francesco. Tra di loro due italiani: monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria e quello di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo. Alla Messa in San Pietro era presente una delegazione inviata dal patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo: «Preghiamo il Signore – ha detto il Pontefice- perché anche questa visita possa rafforzare i nostri fraterni legami nel cammino verso la piena comunione tra le due Chiese sorelle, da noi tanto desiderata».

«Il Signore ci libera da ogni paura e da ogni catena, affinché possiamo essere veramente liberi. È la fiducia in Dio il nostro vero rifugio, essa allontana ogni paura e ci rende liberi da ogni schiavitù» Ha detto Francesco ai nuovi arcivescovi metropoliti. Sull’esempio di Pietro, il Papa ha invitato tutti ad una verifica sulla fiducia nel Signore, mettendo in guardia dalla paura e dai «rifugi pastorali»: «Noi, mi domando, cari fratelli vescovi, abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro? Cerchiamo forse l’appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall’orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri?».

Pietro, ha continuato il Papa, «ha sperimentato che la fedeltà di Dio è più grande delle nostre infedeltà e più forte dei nostri rinnegamenti. Si rende conto che la fedeltà del Signore allontana le nostre paure e supera ogni umana immaginazione». «L’amore di Gesù deve bastare a Pietro. Egli non deve cedere alla tentazione della curiosità, dell’invidia». L’esperienza di Pietro «costituisce un messaggio importante anche per noi, cari fratelli arcivescovi. Il Signore oggi ripete a me, a voi, e a tutti i pastori: Seguimi! Non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili; non soffermarti sulle cose secondarie, ma guarda all’essenziale e seguimi».

Ma oltre agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio nel giorno dei santi patroni di Roma, Francesco non ha dimenticato i fratelli vescovi iracheni con i quali si è unito «nel fare appello ai governanti perché, attraverso il dialogo, si possa preservare l’unità nazionale ed evitare la guerra». Sulla grave situazione che si è creata in Iraq il Papa ha aggiunto: «La violenza genera altra violenza; il dialogo è l’unica via per la pace. Le notizie che giungono dall’Iraq sono purtroppo molto dolorose. Mi unisco ai vescovi del Paese nel fare appello ai governanti perché, attraverso il dialogo, si possa preservare l’unità nazionale ed evitare la guerra. Sono vicino alle migliaia di famiglie, specialmente cristiane, che hanno dovuto lasciare le loro case e che sono in grave pericolo. Preghiamo la Madonna perché custodisca il popolo dell’Iraq».

Al termine dell’Angelus è arrivato anche un pensiero per i fedeli romani che il 29 giugno hanno festeggiato i santi patroni, quindi Francesco ha salutato anche «gli artisti di tante parti del mondo che hanno realizzato una grande infiorata», quella in via della Conciliazione. «Sono stati bravi questi artisti, eh? Complimenti!».

30 giugno 2014

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