Sastri, in scena il ritratto della madre

L’attrice napoletana è al Teatro dei Comici – Palazzo Santa Chiara con “La casa di Ninetta”, per la regia di Emanuela Giordano di Toni Colotta

Lina Sastri è personaggio di per sé, anche quando non calchi il palcoscenico per recitare o cantare, o il set per lo schermo. Nanni Loy, che la diresse nel famoso “Mi manda Picone” – diceva di lei: «È un po’ come la Magnani, sempre scontenta e autocritica, dotata di una grande sensibilità e di un’esigenza di creatività che l’ha spinta magari ad avere un rapporto difficile con il proprio lavoro e anche con gli altri, ma nello stesso tempo a migliorarsi sempre». Insomma la carica espressiva personalissima di questa attrice partenopea vibra continuamente, si fa passione, energia, e si riversa in ogni tipo di comunicazione artistica, che perciò colpisce e affascina lo spettatore, attratto dall’aspetto fisico – sottile, flessuosa, scarmigliata – con cui si saldano le parole cantate o recitate.

Così è non solo con Di Giacomo o E.A.Mario ma anche in Eduardo o Pirandello e tanti altri. Quel che ne ha fatto il tipo a parte che conosciamo trova forma originale nel lavoro di scrittrice finalizzato al palcoscenico. Come tale nel 2003 si misurò con “Processo a Giovanna”, basato su documenti dello scontro tra il vescovo Cauchon e la Pulzella, nelle cui vesti recitava lei, Lina. Più recentemente con “La casa di Ninetta” ha evocato, in un libro prima e poi in scena, un altro suo mito femminile: non una santa canonica ma il mito più amato nel suo mondo familiare, la madre. Ninetta appunto. E lo spettacolo trattone con la regia di Emanuela Giordano, è ritornato dopo l’esordio di successo, e si rappresenta fino al 6 marzo al Teatro dei Comici – Palazzo Santa Chiara, nella piazza omonima.

Una premessa: la Sastri, circa il suo vasto repertorio di cantante napoletana ha sempre incluso la madre, che «cantava benissimo, aveva una voce miracolosa». La figlia si schermisce, non l’ha ereditata ma ne ha respirato l’onda sonora. Lo dice nel ritratto, uscito di getto con la penna e poi recitato con commozione . «La casa di Ninetta – annota la regista Giordano – è una lunga preghiera alla madre persa (il testo fu scritto subito dopo la morte, ndr) ma presente nel cuore e nei ricordi, una preghiera per ritrovare serenità e pace, per scoprire il segreto di quella luce fresca negli occhi». Così Lina la ricorda anche per il tempo estremo in cui l’Alzheimer se n’era impadronito lasciandole solo le sembianze.

Lo spettacolo, monologo con valenza di dialogo, è movimentato dalla comunicativa sensuale che è la forza della Sastri canora e recitante. Meritava una conservazione oltre la volatilità dell’atto teatrale: Rai Trade ne ha tratto un dvd.

21 febbraio 2011

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