«Siate testimoni coerenti di fede»

Il cardinale Vallini presiede la Messa per i giuristi cattolici nell’inaugurazione dell’anno giudiziario, nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù in Prati di Michela Altoviti

«Invochiamo la luce dello Spirito su tutti, specie su voi, tutori della legge, in un momento storico di di ombre». Con queste parole il cardinale vicario Agostino Vallini ha iniziato la Messa per i giuristi cattolici in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, celebrata nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù sul lungotevere in Prati.

Venerdì (28 gennaio), infatti, si è compiuto il rito che chiama a raccolta magistratura, avvocatura ed operatori del diritto. Tuttavia il porporato ha sottolineato come per i cattolici impegnati nell’ambito giudiziario questo giorno non sia una semplice adunanza presso la Cassazione, ma l’occasione per «chiedere a Dio novità di vita, per farsene portavoce negli ambienti di lavoro, docili alla Sua Parola e all’insegnamento del grande studioso Tommaso d’Aquino, modello sublime di santità di cui oggi ricorre la festa».

Nell’omelia il cardinale Vallini ha ricordato l’opera del dottore della Chiesa e il valore della sua produzione filosofica e teologica, ma ha voluto evidenziare in particolar modo quanto avvenne a Napoli, verso la fine della vita del santo, quando cadde in estasi: da quel giorno smise di scrivere, confidando al suo confessore che tutto quello che aveva realizzato non era che un pugno di paglia a paragone di ciò che gli era stato rivelato. Se l’esempio dell’aquinate che si inchina di fronte alla potenza dello Spirito Santo è stato definito come «imprescindibile» dal vicario del Papa, ancor più il messaggio del Vangelo è stato indicato come monito: «Non abbiate paura di essere piccoli come il chicco di grano o di senape che, quasi invisibili, germogliano nel silenzio e portano frutto».

Commentando il brano di Marco, il cardinale Vallini ha detto ai presenti: «Anche voi talvolta vi percepirete minuti, nascosti, non riconosciuti ma darete vita ad un grande albero al di là delle apparenze e contro le logiche dell’immediato successo». Ed ha aggiunto: «Vivere la coerenza della fede in questo tempo è molto difficile: servono una libertà interiore forte e una povertà di spirito che possono portare a rinunciare a legittime aspettative. Come cristiani siamo chiamati a scelte coraggiose e siamo messi alla prova, una prova difficile anche se non cruenta come quella che fu la persecuzione dei primi cristiani».

Riferendosi alla prima lettura, il cardinale ha commentato il racconto della Lettera agli Ebrei e le scelte coraggiose della prima comunità cristiana: «L’accoglienza di Gesù e della Sua parola aveva una ricaduta sul piano culturale e sociale, allora, e così ce l’ha oggi. Come i primi cristiani furono chiamati a sostenere una lotta difficile esponendosi anche alle critiche, così noi dobbiamo essere forti e perseveranti, certi che riceveremo il bene più grande».

Per concludere, una provocazione: «Siamo disposti ad andare contro corrente, a non accettare i compromessi? Ciò significa avere il coraggio di rivendicare quell’unica verità che viene da Dio, anche nelle situazioni più complesse e difficili». E, ancora, un invito: «Chi, come voi, ricopre ruoli di impegno nella vita sociale, è chiamato a dare un segno di speranza ai giovani, una testimonianza coerente di fede che nobilita ciò che è umano e lo rende luminoso».

31 gennaio 2011

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