Star Rose Academy, scuola di spettacolo e fede

L’accademia delle Orsoline è affidata alla direzione di Claudia Koll: «I talenti che Dio dona debbono trafficare, veicolati dallo studio e dai sacrifici» di Mariaelena Finessi

Al Quirino il primo Festival della lingua italiana

«Quando iniziai non avevo una guida. Ho fatto lo sbaglio di interpretare una pellicola trasgressiva e oggi, anche se ho una vita nuova, si fa di tutto per ricordarmi il mio passato perché se è vero che Dio perdona, l’uomo condanna». In occasione dello spettacolo “A piedi nudi nel parco”, messo in scena dai suoi allievi al Teatro Ghione lo scorso 7 giugno, Claudia Koll racconta il criticato esordio cinematografico con “Così fan tutte” di Tinto Brass, la conversione alla fede cattolica e il successivo sodalizio con le Suore orsoline della Sacra Famiglia. Quest’ultimo, nato con “Petali di Rosa”, un film del 2007 sulla vita della fondatrice della Congregazione, suor Rosa Roccuzzo, e nel quale l’attrice ha interpretato una piccola parte, un “cameo” come è detto in gergo. «Non vorrei che accadesse ad altri ciò che è accaduto a me – lamenta –, in fondo c’è bisogno di un reale sostegno umano e spirituale per chi voglia fare spettacolo». «E se ho accettato di collaborare alla nascita di una scuola – continua la Koll, puntando il dito contro chi promette una facile carriera – è perché sono convinta che i talenti che Dio dona debbano trafficare, veicolati però dallo studio e dai sacrifici».

Consapevoli del crescente peso dei mass media nella formazione delle nuove generazioni, è così che nel 2008 – centenario della fondazione della Congregazione – alle suore Orsoline è venuta l’idea di dare vita a Roma ad una propria accademia di spettacolo, la Star Rose Academy (www.starroseacademy.com). Affidata la direzione all’attrice, l’obiettivo è di preparare il giovane attraverso l’insegnamento delle principali discipline sceniche. A comporre lo staff dei docenti, artisti già noti al pubblico, come Tiziana Rivale e Franco Simone (per il canto), Rita di Lernia (dizione), Alexandre Stepkine (danza), Pina Magri (tecnica vocale e musical), Ugo Bentivegna (recitazione), Rosario Fugà (musica) e Theodor Rawyler (gestualità scenica). Ad unirli, oltre alle qualità professionali, la condivisione dei valori fondanti, individuati dalla madre generale suor Carmela Di Stefano nella gioia, nella bellezza e nel rispetto della dignità umana, cioè in quei valori che trovano radice nella “Lettera agli Artisti” di Giovanni Paolo II del 1999. E allo stesso documento del compianto Pontefice si ispira il premio “Ruah” promosso dall’associazione onlus Le Opere del Padre, di cui è fondatrice la Koll e il cui fine è di aiutare coloro che vivono condizioni di sofferenza fisica e spirituale: «Con il tempo mi convinco sempre di più che Dio mette a posto le cose, o scompiglia le carte per un bene più grande».

Tutto iniziò, racconta l’attrice, quando i salesiani la portarono in Etiopia come testimonial per raccogliere fondi da destinare alle missioni. «Il lavoro non andava bene ed io avevo paura di diventare povera – ammette –, ecco perché accettai di andare». Con stupore, «mi ritrovai in mezzo a dei bambini scheletrici, pancia gonfia e pelle invecchiata su un volto senza carne. Io, truccata, mi ero invece portata l’attrezzatura per poter essere ripresa e fotografata al meglio». In breve, «mi sentii spiazzata – ammette a occhi bassi –, mi interrogai chiedendomi cosa ci facessi lì. Era il periodo di Natale, noi tutti compravamo panettoni e pandori in avanzo mentre laggiù, con quei soldi, si potevano salvare tantissime vite». Tutto si fece allora più chiaro al suo cuore: «Avevo paura e Gesù mi stava dicendo di fidarmi. A quel punto, ho deciso di mettere la mia visibilità a servizio degli altri e oggi ciò che vorrei è che non ci fossero pregiudizi su di me perché quella per lo Spirito Santo è una gratitudine che ho nel cuore – spiega infine –, ecco anche la ragione del premio “Ruah”», letteralmente “Spirito Santo”. A conquistarselo, in questa prima edizione, il cantante Ron, a motivo della «profonda sensibilità con la quale ha delicatamente toccato tematiche sociali, intime emozioni e percorsi di fede, promuovendo importanti e sinceri valori». Una menzione speciale, poi, ad Amedeo Minghi, per via del «messaggio di pace, unità e speranza racchiuso nel brano “Gerusalemme”, testimonianza concreta e viva di fiducia in Dio e, attraverso di Lui, nell’uomo».

9 giugno 2009

Potrebbe piacerti anche