Stregoneria e occultismo, distorta ricerca del bene

In Italia sono circa 120mila gli operatori dell’occulto, con un giro d’affari annuo quantificato attorno ai 6 miliardi. Allarme sulla pericolosità di credenze idolatriche e dannose di Aldo Buonaiuto

Presumere che la stregoneria sia un retaggio del passato, al tempo dei roghi e dei tribunali dell’Inquisizione, lontana anni luce dalla moderna società, è un grave errore. Mai come oggi, essa è presente in varie forme riuscendo a raggiungere milioni di persone molto spesso inconsapevoli dei suoi meccanismi ed effetti. Nella ricca e tecnologica società industriale, giornali, libri, giochi per adolescenti, serial televisivi e film veicolano subdolamente i falsi valori legati al tenebroso mondo dell’occultismo.

Paradossalmente, se da un lato si nega razionalmente l’esistenza della magia paragonandola ad una credenza obsoleta, dall’altro basta contare i soggetti che ne traggono profitto – in Italia circa 120 mila “operatori dell’occulto” – per rendersi conto che si tratta di un fenomeno ben radicato nella vita quotidiana di tantissima gente bombardata da messaggi esoterici da ogni dove.

Il termine “strega” deriva da strix, un lugubre rapace notturno che simboleggiava l’ambiente tenebroso dell’occulto popolato di orrori. I raduni delle streghe, chiamati sabba, erano eventi molto più antichi di quelli che comunemente conosciamo dal Medioevo in poi; erano inizialmente collegati al culto degli dèi pagani della fertilità, come Diana o Erodiade. Quest’ultima presiedeva le cerimonie notturne durante le quali trasmetteva i suoi saperi occulti agli adepti, rivelando i poteri segreti delle erbe e dei minerali.

Con l’avvento del cristianesimo, alle figure mitologiche subentrò gradualmente quella del demonio. Uno dei primi documenti che attesta l’esistenza dei convegni notturni è un testo della fine del IX secolo poi passato nei Decreta di Burcardo di Worms. Pur non essendo ancora entrato nei codici dei crimini satanici, il diavolo era già evidente tra le righe dei decreti che rilevavano l’aspetto ereticale dei riti agresti. Il demonio, infatti, secondo la tradizione dei Padri della Chiesa, operava segretamente nei pensieri eretici come nell’idolatria degli dèi pagani.

Perciò eresia, paganesimo, stregoneria, pratiche occulte e divinatorie, idolatria, negromanzia e satanismo crearono dei legami sempre più stretti grazie anche alle tante deposizioni e testimonianze raccolte durante i processi del periodo dell’Inquisizione. Dai documenti tramandati sappiamo che il sabba medievale si svolgeva in base a canoni standard: l’arrivo al raduno, l’omaggio a satana nel bacio rituale, il battesimo alla rovescia per i nuovi arrivati, il banchetto (allestito con cibi abbondanti ma insipidi e che non saziavano mai, forniti dai demoni stessi), i sacrifici (animali e umani), le danze ed infine l’orgia che si protraeva fino al canto del gallo, simbolo e ricordo del tradimento di Pietro. L’ammissione alla messa nera era condizionata dalla stipula del pactum diabolicum che implicava l’abiura della fede cristiana ed il riconoscimento del diavolo come signore e padrone.

Poiché per avere poteri magici era necessario adorare il demonio, la stregoneria nella sua totalità era ed è ancora oggi considerata opera del diavolo. Tale pensiero fu dogmatizzato, tra i tanti, nei testi di San Tommaso d’Aquino, per il quale ogni azione magica presupponeva un accordo col maligno.

Nella Sacra Scrittura la stregoneria consiste in quel complesso di azioni che dimostrano negli uomini e nelle donne un sentimento di indipendenza dalla sovranità del Signore: gli stregoni pretendono di agire per virtù propria, dunque individualmente e totalmente separati dall’azione divina. La magia è da sempre legata all’ambito dell’occulto, quindi è segreta e tramandata tramite dei testi o oralmente trasmessa tra pochi “iniziati”. Contro gli indovini, i maghi, i negromanti, gli stregoni sia l’Antico che il Nuovo Testamento gettano una pesante accusa di idolatria e di adorazione al maligno. Il Levitico condanna a morte gli stregoni; il Pentateuco rimprovera la magia egiziana e babilonese; l’Esodo contrappone la potenza di Dio attraverso Mosè agli incantatori del faraone; Isaia, Geremia, Osea ed altri collocano i riti magici fra i comportamenti adulteri del popolo: le tenebre fanno nascere tali pratiche ed esse generano la morte.

Sono ancora moltissimi coloro che cadono nella trappola dell’occultismo, scegliendo di rivolgersi a presunti maghi e fattucchieri pronti, per pochi spicci (si fa per dire…), a risolvere qualsivoglia problema, dall’amore al lavoro, dai soldi alla salute. Secondo il recente rapporto “magia e occultismo 2011”, stilato dal Telefono Antiplagio di European Consumers, ogni anno oltre 12,5 milioni di italiani, 35mila persone al giorno, vengono raggirati da pseudo sensitivi, veggenti, guaritori, guru, medium e stregoni da strapazzo muovendo un giro d’affari quantificato attorno ai 6 miliardi di euro l’anno.

Sono realtà estremamente pericolose, dove non di rado avvengono tragedie assurde a dispetto di chi relativizza tali fenomeni relegandoli alla sfera del folklore o poco più. Alcuni giorni fa in Cile una mamma, all’interno di un rito officiato in una setta guidata da professionisti e laureati, ha bruciato viva in un falò la propria figlioletta di pochi mesi nella convinzione di allontanare l’imminente fine del mondo.

Anche l’Africa, da sempre, è terra fertile di credenze esoteriche che il cristianesimo, portato nell’800 attraverso i missionari e il colonialismo, non ha mai saputo sradicare completamente, creando in molti casi forme perniciose di sincretismo. Accanto alla figura del Pastor si affianca con altrettanta autorevolezza quella dello stregone che ha il potere di decidere della sorte degli individui perché veicola i messaggi degli spiriti. È nota l’usanza della magia nera e del voodoo in moltissime zone dell’Africa centrale, come in Nigeria, esercitati per ricattare e schiavizzare le terrorizzate vittime, alcune delle quali (specie le giovanissime) finiscono schiave sui marciapiedi europei. In Ghana, una delle nazioni africane più ricche e culturalmente progredite, con un altissimo tasso di scolarizzazione, la stregoneria ha ancora una sua influenza. Qui, infatti, basta accusare qualcuno (generalmente si tratta di donne) di praticare il malocchio che la persona viene ripudiata da tutti, parenti compresi, e relegata in appositi quartieri-ghetto dove resta segregata a vita. Una moderna caccia alle streghe, di sapore medievale, in cui superstizione, ignoranza, profitto personale si mescolano indissolubilmente decretando la persecuzione, se non addirittura la morte, di centinaia di innocenti, anche bambini, si compie ai danni di chi nasce con malformazioni o è affetto da albinismo. Gli sfortunati sono costretti a vivere un’esistenza piena di stenti e soprusi e non sono rari episodi di infanticidio di bimbi albini considerati, a causa della loro pelle chiara, stregoni portatori di sventura.

Uno sguardo antropologico sulla stregoneria e sull’occultismo, nelle loro varie espressioni, pone inevitabilmente queste considerazioni: siffatti fenomeni sembrano essere espressione di una distorta ricerca del bene ad opera di individui che vivono una forte crisi d’identità e di coscienza. Il rifugiarsi nella ricerca di risposte soprannaturali anomale, che compensino un’insaziabile sete di affermazione del sé e di dominio, porta l’uomo non verso la trascendenza ma nel mondo dell’occulto. Infatti, se quest’ultimo propone illusoriamente il facile perseguimento in tempi brevi di certi obiettivi, l’altro comporta un cammino lungo e faticoso che richiede grandi risorse umane e psicologiche.

Per mezzo dei riti magici, lo stregone cerca di conquistare saperi e poteri al di là delle leggi umane e naturali negando il potere di Gesù Cristo nel combattere e vincere le forze del male. La Chiesa, ieri e oggi, lancia l’allarme della pericolosità insita in tali credenze vietando, sin dai secoli antichi, tutte le pratiche occultiste, tacciandole come eretiche, idolatriche e dannose in quanto allontanano l’uomo da Dio.

2 maggio 2013

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