Studenti-volontari, dalla Sapienza all’Aquila

Guidato dal gesuita padre D’Adamo, cappellano dell’ateneo romano, un gruppo di giovani è partito per Bazzano, a un chilometro e mezzo da Onna, per aiutare le popolazioni colpite dal sisma di Graziella Melina

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«Ho visto lo smarrimento negli occhi di tante persone. Anche se c’è la volontà di ricominciare, riprendere la vita normale, senza quella quotidianità che era coltivata all’interno delle rispettive case, è difficile». Simone Moglioni, ventiquattrenne, laureando in Farmacia alla Sapienza, da pochi giorni è rientrato dal campo base di Bazzano. Una piccola frazione dell’Aquila, a un chilometro e mezzo da Onna, epicentro del sisma. Era partito il 9 aprile, tre giorni dopo la prima terribile scossa, insieme ad altri giovani universitari, per portare soccorso ai terremotati.

Gli abitanti di Bazzano ora vivono nella tendopoli allestita in quello che è ormai l’ex giardino pubblico. «Ci siamo attivati ognuno secondo le proprie competenze», racconta Simone, che si è dato subito da fare nella farmacia che si trova all’interno del “Punto medico avanzato” di Bazzano. Da dove, tra l’altro, si riforniscono i medici che poi portano assistenza nelle altre frazioni. «Abbiamo trovato tanto disorientamento», ricorda. «A differenza di Onna, a Bazzano c’è stato un solo morto, una signora anziana. Ma c’è chi ha perso casa, chi è preoccupato per gli studi futuri, chi per il lavoro. Gli anziani non si danno una ragione a stare in tenda alla loro età. Eppure ci hanno accolto tutti con simpatia, cercando il nostro contatto, le nostre notizie da Roma». Simone è ora di nuovo in partenza per Bazzano: «Sabato, per dare un segno di rinascita, andiamo a vedere i ragazzi della squadra del Paganica Rugby e dell’Avezzano rugby, e poi domenica, al campo di Bazzano, si giocherà una sorta di torneo tra squadre di ragazzi, e parteciperò anch’io».

Bazzano, spiega padre Vincenzo D’Adamo, cappellano dell’Università La Sapienza, «è stato il campo base dal quale ci siamo mossi per collaborare con la Protezione civile, con la “Misericordia” (che gestisce il campo), e con gli organismi della Compagnia di Gesù: il Magis (il Movimento e Azione dei Gesuiti Italiani per lo Sviluppo), le Comunità di Vita cristiana (CVX) e la Lega Missionaria Studenti (Lms). Appena arrivati ci siamo mossi per intervenire su vari fronti per le comunità e le parrocchie locali». Il gruppo guidato dal gesuita, infatti, sta dando una mano anche alle parrocchie del luogo, in particolare quella di Santa Giusta (a Bazzano), di Onna e di Collemaggio, dove c’è un altro campo. In tutto, sono partiti in 50 (tra cui una decina di scout universitari), più 4 sacerdoti.

«Noi operiamo ad Onna, a Collemaggio, a Coppito e Bazzano», prosegue padre Vincenzo. Che ha coinvolto nell’iniziativa anche gli [n”>studenti della facoltà di Medicina della Sapienza. «Con il preside, il professor Luigi Frati, c’è un’intesa molto bella per quanto riguarda la collaborazione degli specializzandi. L’assistenza sanitaria è infatti una delle priorità d’intervento». Poi il padre gesuita racconta: «L’area interessata dal terremoto è vastissima, non c’è soltanto il centro storico devastato dell’Aquila, ma ci sono un’infinità di borgate, di frazioni, casupole, di case economiche, agricole, di allevamenti sparsi dappertutto. E le persone che ci vivono non lasciano il proprio insediamento, il proprio gregge, i propri campi, i pochi averi che hanno e si adattano alla meno peggio a vivere in questi luoghi, sparpagliati, dispersi, fra le colline, le piane, le montagne. Perciò, l’unico modo per aiutarle, sul piano sanitario, è proprio quello di dislocarsi quotidianamente con autoambulanze e con altri servizi, per portare in loco quello di cui c’è bisogno». «Spesso – prosegue il gesuita – si incontrano delle situazioni molto difficili. Abbiamo trovato una persona che deve fare chemioterapia e la vuol proseguire lì. Ma l’ospedale San Salvatore dell’Aquila è al 90 per cento fuori uso».

Intanto, nei campi principali, come quelli di Bazzano, c’è un presidio, che garantisce tutto il giorno, ventiquattr’ore su ventiquattro, una serie di servizi, in collegamento con altri centri sanitari dell’Abruzzo. «E i nostri specializzandi e infermieri della Sapienza – dice con orgoglio il cappellano – fanno un lavoro veramente eccezionale». Spesso in sinergia con i loro colleghi aquilani. Infatti, la scuola di specializzazione di neuropsichiatria della Sapienza e quella di neuropsichiatria infantile dell’università dell’Aquila, guidata dal professor Enzo Sechi, hanno messo su un gruppo di psicologi che ora operano ad Onna, il paese più devastato, e «dove perciò l’aiuto psicologico è veramente necessario», spiega padre Vincenzo. Sempre dalla Sapienza, martedì 21 aprile, è partito un gruppo di informatici che sta ora aiutando la Protezione civile a catalogare tutti gli immobili di Coppito. E poi, prosegue padre D’Amato, «i ragazzi sono impegnati in un lavoro di volontariato diretto, nella gestione dei campi: dal magazzino, alla dispensa, alla cucina, e all’animazione».

Padre Vincenzo tiene ancora a sottolineare: «All’interno di questo dramma c’è una dimensione di fede delle comunità residenti locali, veramente splendida, che si manifesta, si attiva o che si alimenta in questo momento. Anche nei giovani. Ed è molto toccante». Poi racconta un episodio: «I ragazzi del paese di Onna hanno voluto a tutti i costi recuperare le campane della chiesa che erano cadute in mezzo alle macerie. Con l’aiuto dei Vigili del fuoco le hanno recuperate. E poi hanno voluto farle sistemare nel campo. Con un sentimento di sacro del tempo, scandito dalle campane della chiesa crollata, che ci ha commossi tutti».

«I tempi della ricostruzione saranno lunghi – conclude padre Vincenzo –, la Protezione civile prevede infatti che ci saranno le tendopoli fino al mese di settembre». E intanto i gesuiti stanno pensando ad altre forme di sostegno, dalle iniziative per contribuire alla “rinascita culturale dell’Aquila” alla semplice raccolta di materiale didattico o di cancelleria. «Noi vogliamo che le giovani generazioni locali prendano di nuovo in mano il proprio destino». Per dare il proprio contributo o la propria disponibilità a collaborare, ci si può mettere direttamente in contatto con la Cappella Universitaria della Sapienza (tel. 06.4455350-cell.347.8846341).

22 aprile 2009

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