Sviluppo è apertura alla vita, le sfide dell’enciclica

L’arcivescovo Rino Fisichella e il ministro Giulio Tremonti a confronto sulla “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI: il richiamo all’etica e al pensiero civile nell’era della globalizzazione di Francesco Lalli

Come collegare teologia e globalizzazione? E come conciliare, nel concreto del vivere sociale, le ragioni del profitto e la logica del dono? Sono alcune delle sfide che la “Caritas in Veritate” lancia alla cultura del nostro tempo, per affrontare la crisi del presente e gettare le basi del futuro, alla luce della rivelazione cristiana.

Proprio all’enciclica è stato dedicato l’incontro di mercoledì 22 luglio che ha visto protagonisti monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, e Giulio Tremonti, ministro dell’Economia e delle Finanze, nella Sala San Pio X di via della Conciliazione. Un appuntamento con un sottotitolo impegnativo, “Un’Enciclica per concepire il futuro”, promosso dai Padri Concezionisti attraverso l’Istituto di alta formazione “Elea” e l’Idi

«Il testo del Santo Padre offre una quantità inesauribile di spunti, alcuni dei quali assumono però una particolare rilevanza – ha esordito monsignor Fisichella –. Il primo, credo sia il profondo cambiamento assunto dal termine “sviluppo” in questi ultimi anni, perfettamente individuato da Papa Ratzinger. Se negli anni Settanta la parola indicava l’obiettivo per fare uscire i popoli dalla fame e dall’analfabetismo, oggi con sviluppo si deve intendere necessariamente verificare la totalità della persona nella sua evoluzione e nel rapporto con l’ambiente e con gli altri. In un’espressione: l’apertura alla vita».

Apertura alimentata, però, sempre da una «costante tensione alla verità – sottolinea ancora –. Elemento che solo può determinare uno sviluppo coerente e l’applicazione della giustizia come via della carità e come strada per uscire dal tunnel dell’arbitrarietà, del sentimentalismo fideistico, che spesso dominano i nostri tempi».

Sotto questo profilo il testo di Benedetto XVI risponde indirettamente ai propugnatori di una Chiesa del “no”, offrendo una progettualità che coinvolge impresa, mercato e finanza partendo da una chiara constatazione: «“Il mondo soffre per la mancanza di pensiero”. Nell’ affermazione Benedetto XVI vi è un richiamo ad un’istanza etica che significa rispetto delle regole e richiamo alla solidarietà. Ma etica – ha proseguito monsignor Fisichella – non è non è parola magica, indica nella riflessione del Papa molto di più: una direzione antropologica da percorrere con fedeltà e perseveranza affinché rispetto, retta intenzione e trasparenza siano patrimonio di tutti».

Da questa sofferenza mondiale additata da Papa Ratzinger e causata da un deficit della riflessione, si è mosso anche l’intervento del ministro Tremonti. Ha sottolineato come «dal 1989, anno della caduta del muro di Berlino, al 2009, abbiamo assistito ad un tempo che ha cambiato la struttura e la velocità del mondo con un’intensità fenomenica che non ha precedenti nella storia dell’umanità». Un dato di fatto che postula un coerente cambiamento dei paradigmi con cui s’interpreta la realtà: «Se il mondo è globale – ha aggiunto Tremonti – il pensiero non può restare uguale nella forma del pensiero unico, mercantile, deve trasformarsi in pensiero civile».

La globalizzazione, dunque, pone il problema etico di una nuova «tabula mundi e su questa linea l’enciclica “Caritas in Veritate” si propone come prezioso strumento per demarcare un mondo pieno di discontinuità, ma anche di opportunità, offendo alla politica due idee». «La prima – ha proseguito il ministro – è quella della necessaria e benefica accentuazione di quel processo di poliarchia per cui gli Stati nel corso del tempo hanno ceduto quote di potere a favore della società. La seconda indicazione è quella della centralità della persona umana nelle dinamiche sociali».

«Ritengo – ha concluso Tremonti – che entrambe queste indicazioni abbiano elevate possibilità di applicazione. Lo dimostrano gli esperimenti di governante mondiale di questi ultimi anni, senza i quali, è bene ricordarlo, il mondo sarebbe andato incontro ad incidenti e conflitti causati da fattori mercantili ed economici. Al contrario, è maturata la consapevolezza, dovuta in primo luogo alla crisi, che senza uno spirito di pace, di collaborazione e di consenso, è impossibile dare vita a quel bene comune che – nutrito di carità e di verità secondo l’espressione del Papa – costituisce l’impegno per il futuro».

23 luglio 2009

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