Sviluppo integrale, Cristo ama tutto l’uomo

di Angelo Zema

Non soluzioni tecniche ai grandi problemi del mondo ma i grandi principi indispensabili per costruire il futuro sviluppo dell’uomo. È lo stesso Benedetto XVI, nell’udienza generale che segue di un giorno la presentazione della sua nuova enciclica, a chiarirne il significato. Tra i «grandi principi», il Papa pone in primo luogo «l’attenzione alla vita dell’uomo, considerata come centro di ogni vero progresso». E mentre continuano i riconoscimenti per quanto l’enciclica propone, ci auguriamo che possa essere colta da coloro che la leggeranno, la prioritaria sottolineatura della «integralità» dello sviluppo, in linea con la “Populorum progressio” di Paolo VI, cui la “Caritas in veritate” intende rendere omaggio. Al di là, infatti, del fondamentale ruolo dell’etica per l’economia, al di là dell’appello a garantire per tutti l’accesso al lavoro, al di là della richiesta per una finanza davvero orientata allo sviluppo e di tanti altri aspetti connessi alla globalizzazione e ai temi più strettamente economici, c’è al cuore dell’enciclica uno sguardo profondo sulla «verità dello sviluppo» e appunto sulla sua «integralità» che tutta la percorre. Innanzitutto quando il Papa ricorda che nella sua essenza, come indicava Paolo VI, il progresso «è una vocazione», termine ben lontano dal linguaggio propriamente economico. Concetto che richiede la «libertà responsabile della persona e dei popoli» e che non si riferisce ad aspetti meramente tecnici della vita umana. Benedetto XVI ricorda altri due documenti di Paolo VI «molto importanti per delineare il senso pienamente umano dello sviluppo proposto dalla Chiesa», la “Humanae vitae” e la “Evangelii nuntiandi”, non strettamente connessi con la dottrina sociale. Altro segno di quella «integralità» che si diceva, attraverso cui si evidenzia il legame tra etica della vita ed etica sociale e tra dottrina sociale, annuncio e testimonianza di fede. Aspetti intrecciati all’insegna di quell’umanesimo che il Papa definisce la «maggiore forza a servizio dello sviluppo». Ridurre quindi l’enciclica a una lezione sulla crisi in atto nel sistema mondiale o a un appello per un’iniezione di etica nella finanza ne limiterebbe la portata. Non solo. Approfondirne i contenuti significa anche rendersi conto di quanto sia distorta quella dicotomia, spesso alimentata da certe parti, in cui viene inquadrata la Chiesa rispetto alle questioni sociali, da un lato, e a quelle propriamente legate all’annuncio, alla testimonianza di fede, alla difesa di valori «non negoziabili». Il Santo Padre chiarisce ad esempio: il rispetto per la vita «non può in alcun modo essere disgiunto dalle questioni relative allo sviluppo dei popoli». Perché? «A Gesù Cristo, che ci ama – scrive Benedetto XVI -, sta a cuore tutto l’uomo». È sempre bene ricordarlo.

14 luglio 2009

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