Tra parchi e caffè, guida alla Roma sostenibile

La capitale è una tra le prime province agricole d’Europa e offre numerose proposte per un soggiorno responsabile: dalle gelaterie bio-eque alle Botteghe del mondo ai Gruppi di acquisto solidale di Laura Badaracchi

«Roma non è una città, è un luogo dell’anima. Ma anche del cavolo. Pochi sanno, infatti, che quella della capitale è tra le prime province agricole d’Europa». Lo dicono i dati: ben «51.729 ettari di superficie agricola su 128.530 ettari, pari al 40% del totale, 1.800 aziende e 19 aree protette gestite da RomaNatura». Campi e pecore al pascolo che hanno il Cupolone come sfondo: dal Parco dell’Appia Antica a quello regionale urbano di Aguzzano, tra la Nomentana, la Tiburtina e il raccordo; dal Parco del Pineto, non lontano dal Vaticano, alla Riserva naturale Valle dei Casali, corridoio verde che va da Villa Pamphili fino alle sponde del sud del Tevere. È una delle tante sorprese contenute nel capitolo dedicato alla Città eterna nella prima “Guida all’Italia eco-solidale. Turismo responsabile in 20 città” (Altreconomia edizioni), curata da Silvia Leone e Massimo Acanfora e corredata di utilissime mappe per orientarsi alla scoperta del volto “sostenibile” della metropoli, ancora poco noto.

Le pagine snocciolano suggerimenti per un soggiorno “responsabile” a Roma, in vista dell’imminente beatificazione di Giovanni Paolo II ma non solo. «Il momento migliore per visitarla? Da marzo a ottobre», consigliano gli autori, invitando i visitatori a muoversi «mai e poi mai in macchina» per scoprire alcuni scorci indimenticabili: il panorama dal «Gianicolo al tramonto», ad esempio, o la sosta dopo una camminata «sotto un pino marittimo in uno dei suoi meravigliosi parchi urbani». Oppure si può scegliere di sdraiarsi al sole «sui contrafforti dell’Isola Tiberina». Per schiacciare l’immancabile “pennichella” o per trascorrere la notte, vengono suggeriti b&b a prezzi modici, con cibi biologici e carta riciclata. E per mangiare? Visto che «rispettare una dieta a Roma è praticamente impossibile», gli autori suggeriscono di fare un salto alla “Locanda dei girasoli”, al Quadraro, dove lavorano alcuni ragazzi down.

Non mancano gelaterie bio-eque a Trastevere ed “equocaffetterie”, una delle quali nell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà. E poi librerie con sala caffè-vineria annessa, priva di barriere architettoniche, per approdare alle Botteghe del mondo: «Ormai presenti in quasi tutta la città, sono il cuore pulsante di mille attività». In alcune si insegna a fare la pasta in casa o a reinventare vecchi abiti, altre vendono prodotti biologici del territorio e detersivi alla spina, oggetti riciclati ed ecocompatibili, giochi e vestitini per i più piccoli… Ma le sorprese non sono finite: tra uno shopping bio attento alla legalità e una passeggiata nella natura che non t’aspetti, si può scegliere di aderire a uno dei tanti Gruppi d’acquisto solidale romani (www.gasroma.org), se si abita in città e si opta per il consumo critico, comprando frutta e verdura – e non solo – a chilometri zero.

Dal sito www.water-map.it o come applicazione smarphone si può scaricare, incredibile ma vero, la mappa delle “nasone”, «fontanelle del centro storico dell’Urbe». Ma in questo originale tour non può mancare una “capatina” alla Città dell’Altra Economia, la prima del genere in Italia, aperta nel 2007 presso l’ex Foro Boario, ovvero il mattatoio a Testaccio. Qui, oltre al ristorante e al bio-bar, operano tante associazioni nell’ambito del biologico, del riuso e del riciclo. E Tam (TuttounAltroMondo), agenzia di viaggi che organizza itinerari nel quartiere multietnico Esquilino e a Garbatella, nel rione Monti e a San Lorenzo. Per svelare passato e presente nascosti in vicoli e piazzette poco frequentate dai turisti, ma anche dagli stessi romani che non ci abitano: luoghi estranei ai circuiti classici, che possono raccontare molto del fascino immutabile della città.

29 aprile 2011

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