«Tradurre l’amore di Cristo attraverso le croci»

La Messa del cardinale Vallini al Centro italiano di solidarietà, che si occupa di persone con problemi di droghe, di disagio psichico o sociale. «La fede non è un sentimento occasionale» di Ilaria Sarra

«Noi siamo i discepoli della Croce e dobbiamo tradurre l’amore di Cristo attraverso le nostre croci». Croci difficili da portare quelle a cui ha accennato, venerdì 18 dicembre, il cardinale vicario Agostino Vallini durante la celebrazione della Messa di Natale al Ceis, Centro italiano di solidarietà (www.ceis.it). L’associazione, nata alla fine degli anni ’60 per volontà di don Mario Picchi, si occupa del recupero e del reinserimento di persone con problemi di droghe, anche se poi le attività del Centro riguardano anche chi si trova ad affrontare qualsiasi tipo di difficoltà: extracomunitari, senza fissa dimora, minori.

Tanti di loro erano presenti venerdì scorso sotto il capannone allestito, nella sede di via Ambrosini, per accogliere il cardinale, al quale don Mario Picchi si è rivolto in apertura di celebrazione, per ringraziarlo e per spiegare quella che è, da quarant’anni, la filosofia del Ceis. «Viviamo tempi difficili – ha detto il sacerdote – dalla crisi economica stiamo, forse, uscendo da quella di valori ancora no. Nonostante tutto, però, noi vogliamo essere ottimisti. Di fronte a un ostacolo o si fugge, o si affronta la difficoltà. Noi scegliamo la seconda soluzione. Non possiamo fuggire, essere vigliacchi, perché crediamo fortemente nell’uomo e perché sappiamo di avere Cristo al nostro fianco, sempre». Il pensiero di don Mario è poi andato a Juan Pares, collaboratore dello stesso sacerdote sin dagli inizi e tornato alla Casa del Padre due mesi fa: «Juan ci ha lasciato la sua lezione e il suo esempio, ora tocca a noi farli nostri per andare avanti». Il fondatore del Ceis, infine, ha ringraziato tutti coloro che sono vicini all’associazione, con la preghiera e con aiuti concreti: «Dobbiamo cominciare da noi stessi – ha detto – a realizzare un sogno di pace e di giustizia nel segno del Natale».

Voglia di “fare”, di mettersi a «disposizione del prossimo», quello dell’associazione, di cui ha parlato il cardinale Vallini durante la sua omelia. «Accogliere, rispettare, mettersi al servizio è l’unico modo in cui può comportarsi un cristiano» ha sottolineato il porporato. Analizzando il Vangelo di Matteo (1, 18-24), con l’apparizione dell’angelo a Giuseppe e l’annuncio della nascita di Gesù, il cardinale ha tratto tre considerazioni: la grande fede di Giuseppe che accolse, pur non capendola, la Parola del Signore; il rispetto nei confronti di Maria perché, pur sentendosi tradito, non la abbandonò e infine, l’accoglienza di Maria e Gesù nella sua casa. «L’uomo non è solo, ma è figlio di Dio, ecco cos’è la fede. Natale ha un senso se permettiamo a Dio di entrare come luce nella nostra vita, la fede non può essere un sentimento occasionale» ha aggiunto il vicario del Papa. Infine il cardinale si è rivolto ai presenti augurando loro un buon Natale: «Che possa il Signore entrare nelle vostre vite. Fate del Vangelo il vostro punto di riferimento e testimoniate senza paura l’amore di Cristo».

Le attività del Ceis sono moltissime e si dividono tra le sei aree di cui si occupa il Centro: dipendenze, salute mentale, sociale, servizi, culturale e congressi. Sono molti i progetti avviati nel 2009 che saranno portati avanti anche con l’anno nuovo; tra questi: “Uguali nella diversità”, che si occupa della formazione di persone provenienti da Paesi extracomunitari, e “New Hope”, un programma avviato nel settembre 2009 in Egitto e finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana, su attività di orientamento e sensibilizzazione per la prevenzione dell’esclusione sociale e delle tossicodipendenze tra le donne.

Ma operatori e volontari del Ceis guardano sempre al futuro e sono già pronti per far partire nuovi progetti: la comunità terapeutica psichiatrica “La Casa”, che si prenderà cura di persone con problemi psichici dimessi dai centri di trattamento e privi di famiglia o di strutture adeguate per il loro sostegno; la fattoria biologica e gli orti sociali che saranno creati nel complesso di via Appia Nuova e saranno fruibili da pensionati e famiglie indigenti. Infine la “Biblioteca popolare” che troverà spazio nella sede di via Ambrosini e conterrà migliaia di titoli, dalla narrativa alla manualistica passando per libri scolastici e testi per bambini.

21 dicembre 2009

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