Ucraina, «il potere non legge il sentimento della gente di Maidan»

Una testimonianza dalla Commissione Justitia et Pax della Chiesa greco-cattolica ucraina: «Il popolo ucraino sta difendendo con il proprio sangue i valori europei per una società più libera e giusta»

In questi ultimi giorni in Ucraina si stavano susseguendo sedute straordinarie del Parlamento nazionale per affrontare e cercare di risolvere la grave crisi economico-finanziaria e politica. Ma alla fine non hanno trovato le risposte per la situazione nel Paese.

La crisi ucraina s’inasprisce e si insanguina. Eppure nei giorni passati avevamo visto persone allegre, amichevoli, pacifiche, argute, disinteressate. Persone che stavano bene insieme sul Maidan (Piazza dell’Indipendenza a Kiev). Un movimento di protesta di cui non s’è mai visto eguale. Senza esasperazione, invidia, senza rivendicazioni per togliere qualcosa a qualcuno. Senza dissolutezze e scandali, che sono talvolta le condizioni normali di una rivolta, ma secondo il buon senso. Un buon senso che sa anche scherzare in maniera divertente, senza infierire.

Era una rivolta della gentilezza e della bontà contro la malcreanza, l’ottusità e la vergogna. Oltre che contro il deprimente cinismo che sembra essersi impossessato totalmente della nostra classe dirigente. La questione non è semplicemente che nell’attuale stato di cose c’era troppo male, ma nel fatto che al suo interno non esisteva il bene.

È ancora altissima la tensione a Kiev, dove i manifestanti continuano a resistere dietro le barricate. Le notti di tregua, la guerriglia in piazza, i fuochi e le armi fino adesso. È sorprendente come il potere non riesca neppure a leggere il sentimento che spinge la gente a scendere in piazza. Le persone lo dicono apertamente: non permetteremo di lasciarci umiliare! Ma il potere non capisce questo genere di sentimenti, conosce solo motivazioni dettate dal dare e avere e allora dicono che qualcuno ha pagato i manifestanti, che è un sabotaggio, che vogliono spartirsi qualcosa, ecc. Il governo stesso è responsabile della radicalizzazione della protesta.

Non ci sono ovviamente dati precisi sui feriti tra i civili, si parla di almeno 26 persone morte. Si registrano anche circa 300 feriti tra cui 21 giornalisti. L’assalto della polizia ai manifestanti sta continuando.

Migliaia di manifestanti restano oggi mobilitati su Maidan, la Piazza dell’Indipendenza che ieri si è trasformata in un tragico campo di battaglia tra fronte anti-Yanukovich e forze dell’ordine. A Leopoli, Ivano-Frankivsk, Ternopil, Rivne stamattina i manifestanti hanno fatto irruzione nella sede locale del ministero dell’Interno. Sempre questa mattina le forze speciali, Berkut, hanno bloccato un treno in arrivo da Leopoli e Ivano-Frankivsk: non sono state fornite spiegazioni, ma è chiaro il crescente legame tra la piazza in rivolta a Kiev e gli sviluppi nella città occidentale.

L’arcivescovo maggiore Sviatoslav ha chiesto esplicitamente al governo di cessare le azioni di violenza sui dimostranti. La Chiesa greco-cattolica ucraina, che ha a lungo incarnato le “periferie” di cui parla Papa Francesco, è ora pienamente impegnata nel contesto del futuro morale dell’Ucraina. L’appello del Papa per la pace in Ucraina è qualcosa di puro, che tutti devono raccogliere. Ovunque la pace è un dovere. Abbiamo bisogno della vicinanza di tutti i leader dell’Ue. Assolutamente e al più presto abbiamo bisogno della conferenza di pace in Ucraina.

La crisi permanente può portare all’autoritarismo, è vero, ma può anche creare una buona scuola per chi cerca di trovare una strada per l’espressione di comportamenti democratici nelle difficili circostanze del capitalismo oligarchico. La crisi fa scoprire i punti deboli del sistema e può avere effetto di mobilitazione. La mobilitazione non può essere un fattore sufficiente per il consolidamento della democrazia, ma può spingere la società nella giusta direzione. Noi vogliamo un Paese di cui non dobbiamo vergognarci. Obbligata è la terapia: riformare la politica, anzi il sistema politico, ridare trasparenza e vitalità alla nostra “democrazia difettosa”. È proprio sull’esempio dei processi politici che accadono nell’Ucraina che si potrà vedere se una cultura di matrice orientale-cristiana riesce ad esprimere una società veramente democratica. Non sappiamo cosa succederà dopo. Il popolo ucraino, senza esagerazione, ora sta difendendo con il proprio sangue i valori europei per una società più libera e giusta.

Commissione Justitia et Pax – Chiesa greco-cattolica ucraina

20 febbraio 2014

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