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Ucraina, la testimonianza di una lettrice: «Non abbiamo più niente da perdere»

L’Ucraina è un grande Paese, sia a livello geografico, sia a livello morale. Questo è un dato di fatto. Confina con 7 Paesi: la Bielorussia a nord e con Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Moldavia ad ovest. Alcuni di codesti Paesi fanno parte dell’Unione Europea. Il Paese è diviso da un fiume grandissimo e al quanto affascinante per la sua storia. Il suo nome è Dniprò, detto precisamente in ucràino. Oggi come oggi è un posto bellissimo tutto da ammirare, anche se la sua spaccatura non è solamente geografica ma nettamente politica.

Parlare di politica ucraina oppure di tutti i Paesi ex sovietici è abbastanza complicato e lungo, ed in più, sicuramente ci sono persone più preparate di me su questo argomento. Scrivo questa lettera perché spero che il cuore della speranza e della fede, e della religione, dia un valore in più alle parole di una semplice persona, e faccia riflettere sul dolore che vivono moltissime persone, sia di giorno che di notte.

L’Ucraina ha le miniere, ha il terreno fertile – che persino i tedeschi durante la guerra mondiale asportavano a vagonate dicendo “questo è burro” -, ha moltissime piantagioni di grano, infinite come il mare. All’orizzonte non si vede altro che il giallo dorato del grano e l’azzurro del cielo. E’ proprio questo il significato della bandiera ucraina, combinata con un segno o più comunemente Tryzub (tridente in ucraino). Che è un insieme di quattro lettere, che vuol dire “libertà”. Durante il dominio sovietico questa bandiera venne vietata in quanto simbolo di nazionalismo. Il Paese ha altri vantaggi ma non è un argomento su cui vorrei soffermarmi, aggiungo solamente una sola parola: gas!

Detto questo, cari lettori, vi faccio un paio di domande. Perché un Paese ha la necessità di urlare al mondo la propria voglia di libertà? Perché questo Paese che ha una storia lunga come infinite sabbie del Sahara, si sente troppo soffocato e tanto giovane? Perché cancellare tutta la sua storia ogni 50 anni, il suo modo di parlare, di vivere, di cantare, di scrivere, di ragionare e di amare il proprio Paese?

Io personalmente, ho un libro di preghiere, scritto in un ucraino corretto, un ucraino “di prima” delle guerre mondiali, che garantisce la continua evoluzione, come qualsiasi altro Paese che ha una sua lunghissima storia. Questo libro di preghiere è stato nascosto durante gli anni delle guerre mondiali, perché all’epoca ogni persona che parlava l’ucraino o pregava in ucraino veniva eliminata dalla faccia della terra. Molti sono stati deportati in Siberia. Semplicemente messi nei vagoni ammassati tra di loro, senza cibo, senza acqua, senza coperte, senza la possibilità di andare in bagno. Sono stati costretti a subire tutto questo. Sono stati obbligati a lasciare la propria vita. Sono stati azzittiti, spogliati di tutto. Nel 1933 è stata organizzata la “fame forzata”, unicamente per il popolo ucraino.

Nel 1991, mi ricordo che l’Ucraina era diventato un Paese libero. Ma a quale prezzo? Davvero era ed è libero? Quel giorno era il più bel giorno per il popolo ucraino. Per la strada c’erano tantissime persone con le bandiere. Cantavano l’inno nazionale che dice: “Non è morta Ucraina”, come dicono alcune traduzioni. Cantavano, parlavano e pregavano in ucraino. Sulle chiese hanno rimesso le croci e i preti potevano battezzare in pubblico e non più di nascosto.

Oggi siamo nel 2014. Guardiamo per 5 minuti in televisione la “rivoluzione” che copre l’Ucraina da alcuni mesi. Rivoluzione o guerra? O semplicemente siamo tornati nel 1933-1991? Stanno uccidendo le persone! Stanno prendendo leggi assurde, e nessuna legge va a favore del popolo ucraino, anzi a sfavore. Stanno per ammazzare la storia ucraina, la nazionalità, le tradizioni. Insomma sta per essere cancellata l’anima e dignità del popolo ucraino, tanto sofferta negli anni precedenti. Non c’è la libertà di stampa e di parola contro i politici ucraini. Io ho l’origine ucraina e mi permetto di scrivere e di dire quello che penso dall’Italia. L’Italia che ha sdoganato la libertà di stampa e di pensiero, che in Ucraina è una cosa quasi anormale!

Costa così tanto appartenere, nel profondo del cuore, al proprio Paese? Costa così tanto la poesia ucraina? Quanto costa l’entrata in Europa? Quanto costa essere liberi? Credo che la morte e la cancellazione della dignità di un popolo è un prezzo troppo alto. L’Ucraina ha detto: BASTA! In questi giorni mi è capitato di ascoltare una domanda di una giornalista che è stata fatta ad un signore di circa 70 anni, che si trovava nella piazza più famosa purtroppo per questi avvenimenti drammatici: “Ma non avete paura di morire?”. La risposta è stata questa: Non abbiamo più niente da perdere. Perdere il mio Paese è come perdere la mia vita”.

Si dice nelle scuole che dobbiamo studiare la storia del mondo per evitare di ripetere gli stessi errori macabri del passato. In questo caso, credo che la storia si ripete! Chiedo a tutto il mondo di fermare questo dolore. Il mondo non ne può più di guerre! Di omicidi! Assassini! La violenza deve finire! Questo vale per tutti i Paesi del mondo! Le persone non sanno più cosa sia la felicità! Non sorridono più. Invito tutti ad aprire il proprio cuore e pensare al prossimo. Qui in Italia, alcune persone ucraine stanno mettendo da parte quello che possono per mandare in Ucraina alle persone che stanno morendo per noi lì, per la nostra libertà. Chi porta un pacco di pasta, chi porta un pacco di caffè, un pacco di zucchero, una coperta, ecc…

Stanno demolendo tutto il Paese. Questo non è giusto! È un Paese che ha lottato per riprendersi, e ora deve abbandonarsi e rassegnarsi alla sua demolizione? No! Le persone in piazza sono pacifiche, tengo a precisare questo. Perché nessuno di loro ammazzerebbe qualcuno, o farebbe del male, stanno solo protestando contro un governo che è sottomesso da un altro governo. Stanno solamente pretendendo la libertà! Sono gli altri che sparano! Proviamo ad unire le forze e mettere fine a tutto questo.

5 febbraio 2014