Un anno con Francesco, Papa delle periferie

Il ricordo delle visite al carcere minorile di Casal del Marmo, a Santi Elisabetta e Zaccaria e al Centro Astalli. Il parroco don Ambarus: «Non eravamo consapevoli di acccogliere il “ciclone Francesco”» di Laura Badaracchi

Che le periferie siano nel cuore di Papa Francesco è ormai un fatto assodato, confermato dalle sue parole e dai suoi gesti. Proprio all’inizio del pontificato, il Giovedì Santo dello scorso anno, aveva deciso di presiedere la Messa in Coena Domini presso il carcere minorile di Casal del Marmo. I ragazzi gli avevano regalato un crocifisso in legno, a forma di tau, in linea con la tradizione francescana, realizzato da loro nel laboratorio di falegnameria promosso dalla Caritas diocesana all’interno del penitenziario. «Quando l’ho incontrato di nuovo, durante un’udienza ai cappellani delle carceri, mi ha riconosciuto subito e mi ha raccomandato di dire ai ragazzi che quel crocifisso è sulla sua scrivania», riferisce il cappellano padre Gaetano Greco, ancora emozionato nel ripensare a quella giornata storica. «Il fatto che un Papa abbia scelto di lasciare il Vaticano e di vivere il rito della lavanda dei piedi fra noi è stato un segno fortissimo di vivere il Vangelo “sine glossa”, come diceva san Francesco d’Assisi, nella testimonianza dei gesti. È stato come un input di partenza di questa avventura straordinaria che sta vivendo la Chiesa da un anno a questa parte».

A Casal del Marmo il turn-over dei giovanissimi reclusi è molto frequente: chi entra e chi esce. Ma fra loro c’è ancora un ragazzo a cui Papa Bergoglio ha lavato i piedi circa un anno fa: «Ricordavo con lui questo momento – dice padre Greco – e mi ha confidato che lo ha preso dentro, che era talmente emozionato che il suo sguardo è rimasto fisso sul Santo Padre. La semplicità nel linguaggio ha permesso che tutti fossero coinvolti dalle sue parole: lo sentono ancora vicino e ci tengono ad avere le fotografie di quei momenti con lui». Erano i primissimi giorni del nuovo pontificato: «Ancora non conoscevamo il suo stile, ma quella visita ha portato a conoscenza la sua attenzione ai più piccoli e ai sofferenti, l’interesse verso tutti gli aspetti della vita umana, l’avvicinarsi a tutti per condurre verso il centro che è Cristo», commenta padre Greco, rimarcando la sensibilità del Papa verso i detenuti: «Cerca sempre di incontrarne una rappresentanza durante i viaggi apostolici: è come un cordone ombelicale che non si recide».

Un’altra prima volta per Francesco è stata la visita pastorale, come vescovo di Roma, alla parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria a Prima Porta, nella mattinata di domenica 26 maggio, dove ha amministrato il sacramento della Prima Comunione a un gruppo di 16 bambini: «Ancora mi ricordano che loro sono speciali per aver ricevuto questo dono», confida il parroco don Benoni Ambarus, alla guida della comunità dal settembre 2012. «Non eravamo consapevoli di accogliere fra noi il “ciclone Francesco”, ma sopraffatti dai preparativi per la visita. Poi hanno vinto l’euforia e la gioia profonda di avere il privilegio che fosse tra noi: ci è sembrata quasi una Messa domenicale ordinaria, con un carattere di estrema familiarità e spontaneità, solo con il “piccolo” particolare che a presiederla è stato proprio il Papa». E quando i parrocchiani vedono in tv le udienze in San Pietro o la piazza gremita durante l’Angelus, dicono al parroco con orgoglio: «Loro vanno da lui, ma lui è venuto personalmente da noi». Quindi resta nella comunità «il ricordo affettivo, emotivo, spirituale di quella visita. Andremo a rispolverare i “file” delle parole e delle emozioni di quel fatto. E abbiamo intenzione, in prossimità del 26 maggio, di andarlo a trovare in piazza San Pietro durante un Angelus, per fargli sentire che siamo accanto a lui e ricambiamo la sua visita», annuncia don Benoni.

Coinvolgente, dopo la visita a Lampedusa, anche l’incontro con i richiedenti asilo e i rifugiati nella Chiesa del Gesù, il 10 settembre scorso. Il gesuita padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, aveva invitato il suo confratello poco dopo l’elezione: «La sua venuta fra noi ha continuato a tenere acceso un grande faro su una situazione – quella dei migranti che chiedono asilo in Italia – che non aveva rilevanza e visibilità». Salutandoli e ascoltando le loro storie, accogliendo persone al di là delle differenze etniche e religiose, «il Papa in maniera straordinaria ha colto i loro bisogni: ricevere attenzione, avere un contatto umano, sperimentare la misericordia di Dio. Questa dovrebbe essere la normalità».

11 marzo 2014

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