«Un paesaggio distrutto è lo specchio dell’anima di chi lo abita»

Intervista a Paola Bignardi sul Messaggio per la Giornata della pace. L’ecologia umana al centro del testo di Benedetto XVI di Mariaelena Finessi

La custodia del creato per la pace di Angelo Zema

“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”: è questo il titolo che Benedetto XVI ha scelto per la Giornata mondiale della pace 2010. Nel documento il Papa, che la rivista Foreign Policy inserisce tra i “100 maggiori pensatori globali” dell’anno per aver messo la Chiesa «in prima fila nella difesa dell’ambiente», pone l’accento sul legame fra ecologia della natura ed ecologia umana. Paola Bignardi – membro del Comitato per il Progetto culturale della Cei – commenta il Messaggio pontificio e spiega perché occorra affrontare la questione ambientale in chiave educativa.

Riprendendo il tema dell’«ecologia umana», già introdotto in passato, Benedetto XVI sottolinea un’identità di destino tra la natura e il cuore dell’uomo.
Un paesaggio distrutto è lo specchio del paesaggio interiore delle persone che lo abitano. Se la paura che molti cominciano a provare per i danni e i rischi che il mancato rispetto del creato produrrà sulla vita di tutti servirà a riflettere su di sé e sulla desolazione dei nostri paesaggi interiori, allora avremo posto le premesse per dare inizio a un ripensamento del nostro modo di pensare la vita, di guardare al nostro futuro: le premesse del cammino del nostro vero diventare uomini e donne, consapevoli della loro dignità, soprattutto consapevoli dei valori che sono connessi alla loro umanità e della responsabilità che questo comporta.

Per uscire dalle attuali crisi, siano esse economiche o ambientali, il Papa suggerisce un «profondo rinnovamento culturale» e la riscoperta di solidi valori «su cui costruire un futuro migliore». Come riprogettare però nella pratica «il comune cammino degli uomini»?
Dopo aver assistito ai resoconti del vertice di Copenaghen, che ha dato così scarsi risultati, è difficile pensare in termini progettuali a un nuovo rapporto tra l’uomo e il creato. Il recente vertice ci fa però consapevoli che, per quanto siano necessari i negoziati, il futuro passa per altre strade e in questo senso non basta affermare il valore della nostra vita: potrebbe persino contribuire a quella chiusura narcisistica su noi stessi che è corresponsabile degli squilibri che vediamo attorno a noi. Occorre assumere con responsabilità il compito di divenire di fatto ciò che siamo per dono: divenire cioè persone consapevoli dei valori che portiamo e realizzare l’uguaglianza tra noi, attraverso la pratica della giustizia, della solidarietà, della sobrietà. Allora la crisi dell’ambiente contribuirà a renderci migliori come donne e uomini.

Il Papa invita a osare «politiche nazionali ambiziose», scevre da calcoli interessati «nel trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie più pulite». Evidente il contenuto politico del messaggio: qual è la responsabilità dei governi?
Non so se possa esistere una politica che metta al centro l’uomo; è difficile parlarne in questi termini in questa fase della vita del nostro Paese e del mondo intero. La responsabilità dei governi è quella di compiere scelte politiche che non guardino solo al presente, ma che abbiano l’occhio lungo, sul futuro. E poi occorrono scelte fatte a partire dalle persone e assumendo i bisogni dei più poveri. Non è filantropia: se non vi saranno queste scelte, la rabbia dei poveri travolgerà tutto. Non saranno possibili né la pace né il futuro.

Quale potrebbe essere invece l’impegno della scuola? In altre parole, se è necessario ragionare in termini di formazione integrale della persona, a suo avviso l’ecologia dovrebbe entrare nei programmi didattici?
La questione ecologica sarà affrontata seriamente proprio quando verrà considerata in chiave educativa. In questo senso hanno una responsabilità importante tutti coloro che assumono un compito educativo: la famiglia, la scuola, la parrocchia, i gruppi associativi. Bisogna insegnare ad esempio a non sprecare l’acqua, o l’energia, non per risparmiare ma perché l’acqua e l’energia sono beni di tutti, destinati a tutti. In questo senso credo che la scuola possa fare molto, dando conoscenze più ampie e meno occasionali sulle questioni che riguardano l’ambiente, ma essa stessa deve andare oltre le conoscenze, ed educare a nuovi atteggiamenti di rispetto verso i beni del mondo. E non deve essere sola: deve essere la capofila di tanti educatori, alleati per dare un futuro di qualità ai ragazzi che educano.

30 dicembre 2009

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