Un pontificato incentrato sulla carità

Il direttore della Caritas monsignor Enrico Feroci: «Ha servito Cristo negli ultimi». Marco Impagliazzo della Comunità di Sant’Egidio: «Ricordo il senso di umiltà, umanità e cortesia» di Laura Badaracchi

La carità? «È stata centrale nel pontificato di Benedetto XVI, a partire dalle sue encicliche fino al messaggio per questa Quaresima, in cui afferma che “credere nella carità suscita carità”. Questo termine evangelico descrive il Papa stesso, che ci ricorda come non ci può essere una vera Eucaristia se non diventa pane spezzato per gli altri, amore per gli ultimi». Con slancio monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana, sottolinea il prezioso insegnamento magisteriale del pontefice sull’ambito caritativo. E ripercorre con la memoria gesti e momenti d’incontro tra lui e il Santo Padre, in occasione delle sue visite a diverse strutture della Capitale.

«Quando tre anni fa, il 14 febbraio 2010, il Papa è venuto a trovarci all’ostello Don Luigi Di Liegro in via Marsala, alla stazione Termini, una signora ospite gli ha rivolto un saluto da parte di tutti. Mentre lei parlava, ho notato che si è commosso; aveva gli occhi inumiditi quando ha ascoltato che i poveri avrebbero pregato per lui. La sua umanità ci ha toccato moltissimo: un segno grande della sua partecipazione con il cuore, non solo con l’intelligenza», sottolinea monsignor Feroci. Convinto che la scelta recente delle dimissioni abbia evidenziato ancora una volta «l’importanza del servizio: Benedetto XVI si è sentito uno strumento della Chiesa per servire Cristo negli ultimi e il suo gesto di rinuncia indica il voler mettersi da parte per mettere l’amore verso la Chiesa al primo posto. Questa decisione è stata la sua più grande enciclica, un gesto pedagogico da cui tutti noi dobbiamo imparare».

Un altro incontro di portata storica è avvenuto l’11 giugno 2011, quando nell’Aula Paolo VI il pontefice ha voluto ricevere in udienza i rappresentanti di diverse etnie rom e zingare. «Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo! Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui!», aveva sottolineato in quella occasione. «Un evento davvero indimenticabile: per la prima volta un Papa ha ricevuto a casa sua il popolo dei rom e sinti, ricordandone la persecuzione subita durante la seconda guerra mondiale e dimostrando il suo affetto per il mondo zingaro in generale», commenta Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, che in questi otto anni di pontificato ha avuto il dono in diverse occasioni della presenza di Benedetto XVI. Il 27 dicembre 2009, festa della Sacra Famiglia, il pontefice volle recarsi alla mensa per i poveri di via Dandolo, gestita dalla Comunità.

Ad accoglierlo, oltre ai rappresentanti di Sant’Egidio e ai volontari, anche una donna romnì e un immigrato dal Senegal. Mangiando insieme ai 150 ospiti, aveva evidenziato nel suo discorso: «Qui oggi si realizza quanto avviene a casa: chi serve e aiuta si confonde con chi è aiutato e servito, e al primo posto si trova chi è maggiormente nel bisogno». Per Impagliazzo furono parole chiave «per comprendere che i poveri non sono “clienti” della Chiesa, ma che lo spirito della mensa è simile a quello di una famiglia: non c’è separazione tra i volontari e gli ospiti».

Di recente, il 18 novembre 2012, Benedetto XVI ha visitato la casa «Viva gli anziani!» promossa da Sant’Egidio, offrendo spunti di riflessione sul valore della vecchiaia e della vita agli ospiti. Il presidente della Comunità ricorda «il senso di umiltà, umanità e cortesia trasmesso dal Papa: ha ascoltato tante storie, ha interloquito con molte persone, dimostrando di saper essere vicino alle persone in difficoltà e invitandole alla preghiera, a essere intercessori presso Dio: proprio la missione che lui stesso ha scelto di vivere con la sua rinuncia al pontificato».

26 febbraio 2013

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