Una casa per anziani al Divino Amore

Inaugurata la nuova struttura di accoglienza degli anziani. Ospiterà 20 persone autosufficienti. Il taglio del nastro del sindaco Alemanno. Il vicegerente Moretti ricorda i beati Beltrame Quattrocchi di Emanuela Micucci

«È un giorno bellissimo», ripete Giuseppina mentre, spinta sulla carrozzina, raggiunge la casa. Accanto a lei il marito, felice per la visita di un gruppo di amici. Intanto Decia, 81 anni, cerca il testo della sua poesia che leggerà durante il pranzo con le autorità civili e religiose, i parenti e i pellegrini. Sono i momenti che precedono l’inaugurazione della Casa del Divino Amore, la nuova struttura di accoglienza per gli anziani autosufficienti, ospitata nel vecchio seminario del santuario, non lontano dal complesso antico. A tagliare ufficialmente il nastro ieri (domenica 22 novembre 2009), dopo la benedizione del vicegerente monsignor Luigi Moretti, il sindaco Gianni Alemanno e il presidente del Municipio XII Pasquale Calzetta.

«Realizzata con tanti sacrifici e con il sostegno di tanti benefattori – spiega il rettore parroco monsignor Pasquale Silla –, la struttura residenziale è un luogo dove vengono messe in luce le capacità degli anziani. Ogni anziano è una biblioteca da sfogliare e da valorizzare». Aperta da una settimana, la casa oggi ospita 5 persone, ma può accoglierne 20 nelle 12 camere doppie con bagno interno. Singoli, coppie di coniugi, sacerdoti, suore bisognose di assistenza materiale e spirituale. «Speriamo di riuscire ad ampliare gli spazi – sottolinea suor Maria Rosa, oblata del Divino Amore – con due nuove stanze il prossimo anno, così da accogliere 24 persone».

A gestire la struttura la cooperativa Nuova Sair con la direzione di Paola Valvano, medico, e il lavoro di 5 operatrici sanitarie e 3 portantini. «Cerchiamo di non far impigrire i nostri ospiti – prosegue la religiosa –. Devono rimanere attivi, mantenendo o recuperando l’autonomia personale, le abilità fisiche, cognitive e relazionali». Per questo motivo le giornate sono scandite da attività ricreative di vario genere, la mattina e il pomeriggio, secondo un piano d’assistenza personalizzato. Passeggiate, ginnastica, momenti di incontro, attività formative individuali o di gruppo. Una stanza al piano terra è allestita per permettere agli anziani di coltivare i propri interessi. Come l’intaglio del legno o il cucito.

La comunità alloggio sarà presto inserita pienamente nelle attività della parrocchia santuario del Divino Amore, grazie al servizio di volontari e all’utilizzo delle strutture come il campo da calcio per le attività motorie degli anziani. Un’attenzione particolare è dedicata alla spiritualità degli ospiti. «Cerchiamo di attuare – insiste suor Maria Rosa – il motto e il programma che ci ha lasciato il nostro fondatore, il servo di Dio don Umberto Terenzi: conoscere e far conoscere, amare e fare amare la Madonna».

Per prenotare un posto nella Casa del Divino Amore occorre compilare un modulo disponibile sul sito internet del santuario (www.santuariodivinoamore.it/anziani.html) o presso gli uffici parrocchiali (aperti tutti i giorni, dalle 9 alle12, dalle 16 alle 19. Telefono 06.713518). «Le persone che assistono gli anziani sono molto disponibili – commenta Simona, la figlia della signora Decia –. Ho trovato tanta solidarietà e partecipazione». Un clima di famiglia. «Tra di noi ci aiutiamo», aggiunge Decia, arrivata a Castel di Leva dall’Alessandrino.

«In questo posto incantato e benedetto – afferma Alemanno – nasce una nuova opera, molto importante. Noi dobbiamo avere la massima cura per gli anziani. Siamo una popolazione che invecchia. Questa struttura aumenta la capacità di assistenza nella nostra città attraverso un’opera ispirata ai valori religiosi, che sono il modo migliore per rispettare la persona umana».

«È un servizio per questo territorio della periferia Sud di Roma – dichiara Calzetta –. Vogliamo portare avanti la collaborazione tra il santuario e le istituzioni locali».

«La casa di accoglienza per gli anziani che apriamo oggi – sottolinea don Silla – si affianca alla struttura per i bambini e, ci auguriamo quanto prima, a quella per i disabili in stato di avanzamento dei lavori. Sono 3 strutture a cui il santuario vuole affidare il volto della carità. Il culto è legato alla solidarietà».

«Accogliamo con gioia i primi ospiti di questa casa che – sottolinea monsignor Moretti – possiedono un tesoro di esperienza e di sapienza». Prima dell’inaugurazione, l’arcivescovo presiede la Messa nel nuovo santuario. «Chi incontra Gesù – afferma nell’omelia –, ci dice il Santo Padre, incontra tutti gli altri, li scopre fratelli. Essere fratelli significa farsi carico dei più deboli, di chi fatica a camminare sui passi della vita». L’invito del vicegerente, allora, è di guardare alla testimonianza dei beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, di cui mercoledì ricorre la memoria liturgica. I due sposi romani che riposano nella cripta del santuario sono esempio di «come il Signore è e deve essere messo al centro della nostra vita», ricorda monsignor Moretti. In particolare per le famiglie: «Il rapporto tra gli sposi non è semplicemente emotività ma dono, fedeltà, disponibilità al servizio e a spendere se stessi perché gli altri abbiano la vita nella verità».

23 novembre 2009

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