Una pillola per ogni occasione: la nuova moda del terzo millennio

di Angelo Peluso

L’esigenza di un studio sempre più mirato in campo farmacologico è un aspetto rilevante del progresso scientifico, ma talvolta si arriva all’eccesso di voler “guidare” il comportamento umano. La sfera affettiva e una certa padronanza di se stessi in ogni occasione sono, per esempio, quei settori dove esistono “richieste implicite” da parte di molte persone bisognose di quel “qualcosa di magico” che permetta di sentirsi sempre a proprio agio. Tutto questo favorisce sempre di più una mentalità del farmaco al servizio dell’uomo o meglio un “pensare” in termini chimici quasi che ad ogni problema psicologico, sociale, affettivo si possa sempre trovare la pillola adeguata.

Non ci deve sorprendere infatti che la gente si rivolga al medico o allo psicologo con richieste sempre più strane e con poca disponibilità al dialogo, alla riflessione, alla crescita personale e al recupero di un rapporto più costruttivo col partner.

Questa corsa al prodotto magico fa passare in secondo piano ovviamente i pericoli che si nascondono dietro la pubblicità che crea “immagini ad effetto”. Per fare un esempio in un altro ambito, si dedica pochissimo tempo alle cattive abitudini alimentari odierne – dall’eccessivo ricorso ai fast food all’abuso dei superalcolici – e si favoriscono campagne di valorizzazione di prodotti che danno per scontata l’ ottima salute di tutti: l’effetto è quello di “far sentire sempre più isolato” chi necessita di diete specifiche per motivi vari di intolleranze alimentari,estremamente diffuse nel nostro tempo.

In questa corsa verso la perfezione senza anima, non potevano mancare i farmaci per rimanere sempre giovani e vitali. Per fortuna il premio Nobel Rita Levi Montalcini ha rilanciato le grandi potenzialità della cosiddetta terza età dimostrando ampiamente come gli anni che passano mettono in mostra energie creative insospettabili.

A tutto quanto detto finora possiamo aggiungere nuove fughe rese accessibili dalla sempre più diffusa presenza del computer in casa e dei suoi nuovi possibili utilizzi, dal cybersex agli incontri via internet: questo creerà nuovi isolamenti apparentemente innocui, ma che invece strutturano una mentalità sempre più rigida incapace di affrontare il disagio relazionale e, quindi, una intolleranza verso le fisiologiche conflittualità di ogni rapporto con un altro essere umano.

In sintesi stiamo assistendo a un pericoloso appiattimento della capacità di pensare e analizzare criticamente le informazioni dall’esterno. Del resto i mass media cercano l’ attenzione con trasmissioni sempre più banali piuttosto che con quelle culturali.

Il dilagare dei quiz in televisione dalle 7 del mattino fino a sera inoltrata e l’attiva partecipazione di molta gente – che passa ore al telefono per il miracoloso “andare in linea” – mi hanno fatto sempre più pensare a un paradossale bisogno di non voler vedere e capire il mondo attorno; del resto questo è ampliato dal grande successo dei maghi, delle linee telefoniche appositamente dedicate, dall’interesse esagerato per i numeri del lotto e ai ricchi premi del superenalotto. Recenti ricerche hanno sottolineato come sia aumentata l’influenza della televisione sui bambini e sugli adulti fino a “guidarne” in maniera subliminale l’ideologia e i criteri di base della costruzione dell’identità personale.

Il cervello che non viene fatto funzionare e, impigrito – per riprendere al pensiero della Levi Montalcini -, “va in pensione”. Questo rappresenta un grande pericolo alla libertà dell’uomo e alle sue capacità creative. «La coscienza è la risultante di tre proprietà: percezione interna, consapevolezza di sé e della propria esistenza…; la coscienza crea valori estetici e etici che sono un privilegio dell’uomo…; la principale minaccia per l’uomo è nella sua natura gregaria e nella sua costituzionale remissività e passiva obbedienza».

Dobbiamo stare molto attenti, quindi, perché questa nuova pedagogia rischia di farsi strada tra gli adolescenti, invitandoli implicitamente – sin da giovane età – a non mettere in moto le proprie potenzialità e di conseguenza a non pensare in maniera autonoma. Questo è amplificato soprattutto quando ci sono state delle carenze nello sviluppo psico-affettivo o delle difficoltà familiari che ne hanno condizionato la crescita.

È necessario favorire quindi una mentalità che valorizza la persona e la sua creatività: questo eviterà atteggiamenti mentali stereotipati e condotte di vita basate sull’imitazione passiva di modelli e conseguenti identità non autentiche.

20 giugno 2008

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