Vittime di tortura, l’impegno Caritas

Sono stati più di 650 i richiedenti e titolari di protezione internazionale accolti dalle strutture diocesane. Monsignor Feroci: «Sostegno e accompagnamento nel percorso di integrazione» di Alberto Colaiacomo

Giorni e giorni di viaggio con il suo camion, tanti chilometri su piste di ogni tipo. Era questo il lavoro di Daniel in Camerun, tanta fatica per uno stipendio al limite della sopravvivenza. Così, tre anni fa, poco dopo la nascita della sua bambina, a 28 anni Daniel parte per l’Europa, il suo viaggio più lungo, terminato dopo mesi a Lampedusa.

«Lì è cominciata la mia nuova vita, una vita a metà perché la mia famiglia è rimasta a casa», spiega il giovane africano. Daniel si è dato da fare: arrivato a Roma si è inserito in una struttura di accoglienza e, grazie alla Caritas diocesana, ha da poco completato gli esami per la patente di guida che gli permetterà di fare il suo vecchio lavoro anche in Italia con la speranza di essere raggiunto dalla famiglia.

Daniel è uno dei 650 richiedenti e titolari di protezione internazionale, vulnerabili e non, accolti dalla Caritas attraverso i progetti “Spes 2 – Sostegno psicologico e sociale per richiedenti e titolari di protezione internazionale, vittime di tortura e violenza (Modulo 1)” e “Progetto sviluppo. Percorsi di autonomia per richiedenti e titolari di protezione internazionale”. I risultati delle due iniziative, co-finanziate dal Fondo europeo per i rifugiati a chiusura dell’annualità 2011, sono stati presentati il 26 giugno in un convegno che si è svolto presso il Centro ascolto stranieri di Via delle Zoccolette in occasione della Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura e a ridosso della Giornata mondiale del rifugiato.

«Due progetti – ha detto il direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci – che hanno voluto offrire ai protetti internazionali, richiedenti asilo, rifugiati e vittime di tortura un sostegno e un accompagnamento concreto nel loro percorso di integrazione nel territorio romano, attraverso l’accoglienza, i corsi di italiano, la formazione professionale, i tirocini lavorativi, la riabilitazione psico-fisica e counselling». Nell’ambito del progetto “Spes 2”, realizzato in partenariato con il Centro Astalli dei Padri Gesuiti, sono stati ascoltati oltre 300 richiedenti e titolari di protezione internazionale segnalati per la presa in carico.

Netta è la prevalenza dei destinatari uomini (76%). Le nazionalità più rappresentate sono il Senegal, la Costa d’Avorio, la Mauritania e il Mali. A favore di questi destinatari sono stati erogati complessivamente quasi 800 prestazioni con interventi di sostegno e di riabilitazione psicosociale, accompagnamento socio-legale ed integrazione socio-economica. Tra loro anche Ramsi e la sua famiglia, arrivato 9 mesi fa dalla Siria in fuga dalla guerra. Insieme alla moglie e ai due ragazzi ha potuto frequentare un corso di primo livello di italiano e ricevere un sostegno per l’affitto.

«La scuola – ha detto Ramsi durante la sua testimonianza – è stata per tutti noi una piccola famiglia. Eravamo 12 e tutti scappavamo da qualcosa, grazie alla Caritas abbiamo iniziato a ‘risalire la scala’ iniziando dalla lingua». Nel “Progetto sviluppo”, realizzato sempre in collaborazione con il Centro Astalli, i destinatari presi in carico sono stati 353 (di cui 303 uomini e 50 donne) di età compresa tra i 19 ai 59 anni (quasi l’80% sotto i 35 anni). Tra loro si registra una prevalenza di persone provenienti dall’Africa sub sahariana (54,1%).

27 giugno 2013

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