Vittoria e Argentina celebrano il Giorno della memoria

Nel giorno dedicato alle vittime della Shoah, Marianna Omaggio interpreterà il testo della Fallaci Sull’antisemitismo, poi il concerto di Luis Bacalov. All’Argentina, Girone legge Primo Levi e Paul Celandi Mariaelena Finessi

«Non si può ricordare qualcosa che non si è pensato e di cui non si è parlato a lungo con se stessi». Nelle parole della tedesca Hannah Arendt, filosofa e scrittrice ebrea, è racchiuso il vero significato della Memoria, quella intesa come esercizio morale dell’uomo che non deve lasciare cadere l’oblio su tutte le forme di violenza perpetrate da uomini a danno di altri uomini. Allora, nella Giornata della Memoria, dedicata alle vittime della Shoah, risuona l’ebraico “Zakhòr”, “ricorda”. Un verbo declinato all’imperativo e che è anche il titolo della serata-evento che il teatro Vittoria di Roma ospiterà lunedì 27 gennaio alle ore 21.

Maria Rosaria Omaggio interpreterà “Sull’antisemitismo”, testo che Oriana Fallaci pubblicò il 18 aprile 2002: «Vi sono momenti nella Vita – scrive la giornalista toscana -, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre». La performance, tratta dallo spettacolo allestito in occasione della V edizione del “Festival della letteratura e cultura ebraica” si affianca alla proiezione di un breve video sulla liberazione di Auschwitz curato dalla Fondazione museo della Shoah, ed anticipa il concerto al pianoforte del maestro, premio Oscar, Luis Bacalov, uno dei più grandi compositori di musica per il cinema che eseguirà alcune dei suoi capolavori.

Alla tragedia della Shoah anche il Teatro Argentina per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana dedica una speciale serata. Giovedì 30 gennaio, prima rappresentazione assoluta di “Testimoni dall’orrore” con Remo Girone che darà voce ad alcuni versi della poetessa polacca premio Nobel e scrittrice di culto Wisława Szymborska e di due testimoni d’eccezione dell’orrore nazista: lo scrittore Primo Levi, qui ricordato attraverso il libro Conversazione con Primo Levi di Ferdinando Camon, e Paul Celan, uno dei più grandi poeti in lingua tedesca del secolo scorso. Levi e Celan accomunati dalla stessa uscita di scena: il suicidio, per non aver saputo convivere con il ricordo del lager il primo, e con il senso di colpa di essersi da esso salvato il secondo mentre i propri genitori vi avevano trovato la morte.

Alle letture di Remo Girone – volto noto dello spettacolo e importante voce radiofonica -, si alternano il canto del baritono Vito Priante per i “Vier ernste Gesänge” (Quattro canti seri) op. 121 di Brahms (al pianoforte Dominique Trottein), gli ultimi e sublimi Lieder scritti dal compositore tedesco su testo tratto dalle Sacre Scritture. Il violoncellista Giovanni Scaglione sarà invece interprete della Suite n. 2 in re minore di Bach e di due preludi (n. 3 e 9) di Sofija Gubajdulina, la compositrice russa ottantaduenne che lo scorso anno, alla Biennale di Venezia, ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera: un riconoscimento all’alto valore artistico e umano di una donna che ha sempre lottato senza mai rinunciare alle sue idee e alla sua ferma convinzione che la musica abbia delle proprietà mistiche.

«Nelle più diverse civiltà, nelle diverse religioni esistono riti e giorni dedicati agli scomparsi, giorni in cui essi “ritorneranno”, e certo tutti furono e sono giorni della memoria», spiega Cesare Mazzonis direttore artistico della Filarmonica. «Coltiviamo con il presente, con il passato prossimo e quello lontano, il ricordo. Li opponiamo a un modo di vivere, a un consumismo della vita e delle cose che ci hanno indotto e ci inducono ogni giorno ad una sciocca “smemoria”. Riflettiamo. E, soprattutto: teniamo sveglia la memoria».

24 gennaio 2014

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