Volontari per la Caritas a Natale tra i poveri

Storie di persone impegnate al servizio dei più bisognosi: tra queste, anche due giovani fidanzati e una famiglia proveniente dall’Abruzzo di Alberto Colaiacomo

Una famiglia proveniente dall’Abruzzo; Federico, studente di Tivoli; Edoardo e Michela, giovani fidanzati che a maggio convoleranno a nozze; Helen, studentessa ungherese; il gruppo scout di Arezzo. Saranno questi alcuni dei volontari che animeranno il cenone di Capodanno nelle mense della Caritas diocesana di Roma. Persone che hanno conosciuto la Caritas attraverso il sito internet perché, come spiega Federico, «sentivo la necessità di impegnarmi concretamente nell’aiutare gli altri e, navigando in rete, ho visto che potevo approfittare delle vacanze per fare questa esperienza». E come lui sono molti che scelgono le feste per impegnarsi nel volontariato.

Saranno oltre trecento, singoli e gruppi organizzati, quelli che per la prima volta opereranno nei servizi Caritas a Natale e Capodanno e andranno ad aggiungersi agli ottocento volontari che regolarmente operano ogni settimana. Gruppi parrocchiali, scout, associazioni e colleghi di lavoro saranno impegnati a servire i pasti, visitare gli anziani, animare le serate con musica e giochi e distribuire le coperte ai senza dimora rimasti in strada.

«Un brusco stacco con la realtà di tutti i giorni: dal clima natalizio dei regali a situazioni che non avrei nemmeno immaginato». Così Luca, ventiquattrenne autista dell’Atac, descrive i suoi primi giorni da volontario dell’assistenza domiciliare. Per tutto il mese di dicembre ha consegnato i pasti a domicilio ad anziani non autosufficienti. «Persone completamente sole, che vivono segregate in casa», spiega descrivendo l’attività che svolge. «Quando arrivo a consegnare la spesa o i pasti pronti, due mattine a settimana, incontro persone che nell’arco dell’intera giornata vedono soltanto noi volontari. Spesso in situazioni di povertà ed emarginazione: in una casa, ricavata in un garage, vivono tre sorelle anziane di cui due malate di Parkinson in modo molto grave. Mi sono domandato: cos’è il Natale per loro?». Luca ha iniziato il suo impegno invitato da un amico che da anni svolge volontariato e assicura che l’esperienza non terminerà con le feste: «Ho già chiesto di frequentare il corso di formazione al volontariato che inizierà il prossimo febbraio».

La storia di Luca è simile a quella di molti altri volontari che iniziano solo per curiosità, quasi per caso, e dopo questa esperienza decidono di approfondire il servizio nei corsi di formazione della Caritas diocesana due volte all’anno. Anche Mauro ricorda l’inizio del suo impegno all’ostello con un’esperienza simile: «Una domenica durante le vacanze di Natale del 2003, insieme al mio gruppo scout. Dopo pochi mesi ho deciso di tornare da solo». Mauro, che si è da poco laureato in legge, da cinque anni continua l’opera di volontariato ogni martedì «quasi sempre all’ostello, qualche volta alla mensa». Nonostante la giovane età è uno dei volontari «anziani», quelli che accompagnano i gruppi che vengono a fare esperienza. Lo incontriamo all’opera con guanti igienici, grembiule e cuffia. Dopo le presentazioni e lo scambio di saluti, spiega il lavoro ai nuovi arrivati: «Prima il vassoio, con posate e tovagliolo, poi si passa a ritirare la minestra, una vaschetta con prosciutto e formaggio e infine il pane». A ogni postazione accompagna un volontario. Per molti sarà l’esperienza di una giornata diversa, per qualcuno l’inizio di un percorso.

28 dicembre 2009

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