{"id":24200,"date":"2009-06-30T00:00:00","date_gmt":"2009-06-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/ignazio-e-clemente-una-tradizione-che-continua\/"},"modified":"2019-10-27T00:15:57","modified_gmt":"2019-10-26T22:15:57","slug":"ignazio-e-clemente-una-tradizione-che-continua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/ignazio-e-clemente-una-tradizione-che-continua\/","title":{"rendered":"Ignazio e Clemente, una tradizione che continua"},"content":{"rendered":"<p>\u00abTu, figlio mio, attingi sempre forza nella grazia che \u00e8 in Cristo Ges\u00f9 e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri\u00bb (2 Tim 2,1-2).<\/p>\n<p>La <strong>seconda Lettera a Timoteo<\/strong> invita gi\u00e0 ad immaginare le <strong>generazioni che seguono quella apostolica<\/strong>: Paolo ha trasmesso il Vangelo a Timoteo ed ora, confermandolo nel suo incarico di \u201cvescovo\u201d di Efeso, gli chiede di preoccuparsi di una nuova generazione e di curare che questa, a sua volta, faccia sorgere nuovi collaboratori di Dio perch\u00e9 la Parola di Dio continui la sua corsa.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, gli studiosi sono concordi nel ritenere con sicurezza che sette lettere dell\u2019epistolario paolino sono state scritte direttamente dall\u2019apostolo \u2013 1 Ts, 1 Cor, 2 Cor, Gal, Rm, Fil, Flm \u2013 mentre la discussione \u00e8 aperta sull\u2019attribuzione delle altre (vedi <span class=\"evidenza\"><a href=\"https:\/\/www.romasette.it\/modules\/news\/article.php?storyid=3094\">L&#8217;origine apostolica dei vangeli e la loro storicit\u00e0 al Concilio Vaticano II<\/a><\/span>).<\/p>\n<p><strong>Appare ormai certa l\u2019esistenza di una \u201cscuola paolina\u201d<\/strong>, cio\u00e8 di un seguito di persone formatesi all\u2019insegnamento di Paolo che hanno continuato a scrivere nel suo nome, affrontando alla luce del Vangelo che l\u2019apostolo aveva trasmesso loro i nuovi problemi che via via andavano sorgendo nelle diverse comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Proprio questo fatto \u00e8 segno della grande fecondit\u00e0 del pensiero paolino e, pi\u00f9 in generale, della tradizione cristiana. <strong>\u201cTradizione\u201d vuol dire la \u201cviva trasmissione\u201d<\/strong> di ci\u00f2 che si \u00e8 ricevuto; mentre nel linguaggio comune talvolta con questo termine si \u00e8 soliti indicare qualcosa di stantio e vecchio; ad una riflessione pi\u00f9 attenta appare evidente che ci\u00f2 che si trasmette \u00e8 esattamente ci\u00f2 che \u00e8 vivo, ci\u00f2 che genera nuova vita, mentre ci\u00f2 che cessa di essere trasmesso \u00e8 propriamente ci\u00f2 che \u00e8 morto e non pu\u00f2 dare pi\u00f9 alcun frutto.<\/p>\n<p>Scriveva il grande scrittore cattolico J. R. R. Tolkien, autore de \u201cIl signore degli anelli\u201d, in una lettera al figlio Michael: \u00abLa \u201cmia chiesa\u201d non \u00e8 stata concepita da Nostro Signore perch\u00e9 restasse statica o rimanesse in uno stato di eterna fanciullezza; ma perch\u00e9 fosse un organismo vivente (come una pianta), che si sviluppa e cambia all\u2019esterno in seguito all\u2019interazione fra la vita divina tramandatale e la storia \u2013 le particolari circostanze del mondo in cui si trova. Non c\u2019\u00e8 alcuna somiglianza tra il seme di senape e l\u2019albero quando \u00e8 completamente cresciuto. Per quelli che vivono all\u2019epoca della sua piena crescita \u00e8 l\u2019albero che conta, perch\u00e9 la storia di una cosa viva fa parte della vita e la storia di una cosa divina \u00e8 sacra. I saggi sanno che tutto \u00e8 cominciato dal seme, ma \u00e8 inutile cercare di riportarlo alla luce scavando, perch\u00e9 non esiste pi\u00f9 e le sue virt\u00f9 e i suoi poteri ora sono passati all\u2019albero\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019esistenza di una \u201cscuola paolina\u201d significa in questo senso, come ha giustamente sostenuto il professor Romano Penna nei suoi studi sulla pseudoepigrafia neotestamentaria: non l\u2019affermazione di un plagio o di un falso, quanto piuttosto l\u2019ammissione di un debito di chi nasconde il proprio nome perch\u00e9 sia messo in rilevo quello dell\u2019apostolo. <\/p>\n<p>A Roma, dove Paolo dette l\u2019estrema testimonianza del martirio, la trasmissione dell\u2019eredit\u00e0 paolina avviene, senza alcuna discontinuit\u00e0 e se ne ha l\u2019attestazione negli scritti dei cosiddetti \u201cPadri apostolici\u201d; quelle figure, cio\u00e8, i cui scritti non sono entrati nel Canone, ma che seguono immediatamente la redazione degli scritti neotestamentari. Solo per toccare con mano l\u2019antichit\u00e0 di questi testi, basti pensare che gli apocrifi pi\u00f9 antichi vengono una cinquantina d\u2019anni dopo gli scritti dei Padri apostolici.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 antico testo romano della tradizione cristiana che segue gli scritti del Nuovo Testamento \u00e8 la lettera che Clemente scrive, a nome della Chiesa di Roma, ai Corinti nell\u2019anno 96 d.C. Il testo si colloca dopo la morte di Nerva, che aveva perseguitato i cristiani.<\/p>\n<p>Clemente scrive ai Corinti invitandoli a considerare la testimonianza che Pietro e Paolo avevano offerto a Roma ed a trovare in essa un motivo di concordia per ristabilire l\u2019unit\u00e0 nella chiesa di Corinto che doveva essere molto divisa: \u00abLasciando gli esempi antichi [dell\u2019Antico Testamento&#8221;>, veniamo agli atleti vicinissimi a noi e prendiamo gli esempi validi della nostra epoca. Per invidia e per gelosia le pi\u00f9 grandi e giuste colonne furono perseguitate e lottarono sino alla morte. Prendiamo i buoni apostoli. Pietro per l&#8217;ingiusta invidia non una o due, ma molte fatiche sopport\u00f2, e cos\u00ec col martirio raggiunse il posto della gloria. Per invidia e discordia Paolo mostr\u00f2 il premio della pazienza. Per sette volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo nell&#8217;oriente e nell&#8217;occidente, ebbe la nobile fama della fede. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto al confine dell&#8217;occidente e resa testimonianza davanti alle autorit\u00e0, lasci\u00f2 il mondo e raggiunse il luogo santo, divenendo il pi\u00f9 grande modello di pazienza\u00bb (V, 1-7).<\/p>\n<p>Si noti che gi\u00e0 a Roma i due apostoli sono venerati insieme e, alla memoria dell\u2019uno, subito viene associata quella dell\u2019altro. <\/p>\n<p>Clemente continua ricordando ai Corinti la prima lettera che Paolo aveva scritto loro: \u00abPrendete la lettera del beato Paolo apostolo. Che cosa vi scrisse all&#8217;inizio della sua evangelizzazione? Sotto l&#8217;ispirazione dello Spirito vi scrisse di s\u00e9, di Cefa, e di Apollo per aver voi allora formato dei partiti. Ma quella divisione port\u00f2 una colpa minore. Parteggiavate per apostoli che avevano ricevuto testimonianza e per un uomo [Apollo&#8221;> stimato da loro. Ora, invece, considerate chi vi ha pervertito e ha menomato la venerazione della vostra rinomata carit\u00e0 fraterna\u00bb (XLVII, 1-5).<\/p>\n<p>E prosegue poi parafrasando l\u2019elogio della carit\u00e0 di 1 Cor 13, perch\u00e9 a distanza di alcuni decenni, ancora i cristiani di Corinto non avevano appreso quella lezione: \u00abChi pu\u00f2 spiegare il vincolo della carit\u00e0 di Dio? Chi \u00e8 capace di esprimere la grandezza della sua bellezza? L\u2019altezza ove conduce la carit\u00e0 \u00e8 ineffabile. La carit\u00e0 ci unisce a Dio: &#8220;La carit\u00e0 copre la moltitudine dei peccati&#8221;. La carit\u00e0 tutto soffre, tutto sopporta. Nulla di banale, nulla di superbo nella carit\u00e0. La carit\u00e0 non ha scisma, la carit\u00e0 non si ribella, la carit\u00e0 tutto compie nella concordia. Nella carit\u00e0 sono perfetti tutti gli eletti di Dio. Senza carit\u00e0 nulla \u00e8 accetto a Dio. Nella carit\u00e0 il Signore ci ha presi a s\u00e9. Per la carit\u00e0 avuta per noi, Ges\u00f9 Cristo nostro Signore, nella volont\u00e0 di Dio, ha dato per noi il suo sangue, la sua carne per la nostra carne e la sua anima per la nostra anima. Vedete, carissimi, come \u00e8 cosa grande e meravigliosa la carit\u00e0, e della sua perfezione non c&#8217;\u00e8 commento\u00bb (XLIX, 2-6; L, 1).<\/p>\n<p>E, solo quindici anni dopo, Ignazio vescovo di Antiochia, condotto a Roma per essere punito come cristiano ed essere dato in pasto alle fiere, probabilmente nei giochi del Colosseo, scrive ai cristiani di Roma, intorno all\u2019anno 110 d. C. sotto l\u2019impero di Traiano, per chiedere che non si adoperino per ottenere per lui la grazia dell\u2019imperatore e che non ostacolino il suo martirio per la gloria di Dio. <\/p>\n<p>Nel rivolgere questa richiesta, Ignazio scrive: \u00abScrivo a tutte le Chiese e annunzio a tutti che io muoio volentieri per Dio, se voi non me lo impedite. Vi prego di non avere per me una benevolenza inopportuna. Lasciate che sia pasto delle belve per mezzo delle quali mi \u00e8 possibile raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo. Non vi comando come Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io un condannato; essi erano liberi io a tuttora uno schiavo. Ma se soffro sar\u00f2 affiancato in Ges\u00f9 Cristo e risorger\u00f2 libero in lui. Ora incatenato imparo a non desiderare nulla\u00bb (Lettera di Ignazio ai Romani, IV,1.3).<\/p>\n<p>La lettera conserva, fra l\u2019altro, la prima affermazione del primato di Roma sulle altre chiese. Ignazio, rivolgendosi alla comunit\u00e0 romana, la chiama \u00abla Chiesa che presiede all\u2019agape\u00bb (Lettera di Ignazio ai Romani, I,1), dove \u00e8 evidente che, nel suo linguaggio, con il termine \u201cagape\u201d si intende la \u201ccomunione di tutte le chiese\u201d, il vincolo di carit\u00e0 che tutte le unisce o, forse, la celebrazione eucaristica stessa: ebbene questa \u201cagape\u201d, questo amore che tiene unite tutte le Chiese, ha una presidenza e questa \u00e8 tenuta proprio dalla Chiesa di Roma, a motivo della testimonianza di fede di Pietro e Paolo che nell\u2019urbe \u00e8 conservata.<\/p>\n<p>La recente scoperta, proprio al termine dell\u2019Anno paolino, di <strong>due clipei con i volti di Pietro e di Paolo nella catacomba di Santa Tecla<\/strong>, non lontano dalla basilica di San Paolo fuori le Mura, databili alla fine del IV secolo, ha richiamato tutti a quella \u201c[i&#8221;>concordia apostolo rum[\/i&#8221;>\u201d, a quella duplice testimonianza di Pietro e Paolo che \u00e8 custodita, per opera dello Spirito Santo, dalla tradizione della chiesa di Roma.<\/p>\n<p>30 giugno 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"autore\">di Andrea Lonardo<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":104,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[355],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.5 - 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