{"id":24947,"date":"2010-03-17T00:00:00","date_gmt":"2010-03-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/dove-la-ragione-non-vede-vede-lamore\/"},"modified":"2010-03-17T00:00:00","modified_gmt":"2010-03-16T23:00:00","slug":"dove-la-ragione-non-vede-vede-lamore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/dove-la-ragione-non-vede-vede-lamore\/","title":{"rendered":"\u00abDove la ragione non vede, vede l&#8217;amore\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Cari fratelli e sorelle,<br \/>\nquesta mattina, continuando la riflessione di mercoled\u00ec scorso, vorrei approfondire con voi altri aspetti della dottrina di san Bonaventura da Bagnoregio. Egli \u00e8 un eminente teologo, che merita di essere messo accanto ad un altro grandissimo pensatore, suo contemporaneo, san Tommaso d\u2019Aquino. Entrambi hanno scrutato i misteri della Rivelazione, valorizzando le risorse della ragione umana, in quel fecondo dialogo tra fede e ragione che caratterizza il Medioevo cristiano, facendone un\u2019epoca di grande vivacit\u00e0 intellettuale, oltre che di fede e di rinnovamento ecclesiale, spesso non sufficientemente evidenziata. Altre analogie li accomunano: sia Bonaventura, francescano, sia Tommaso, domenicano, appartenevano agli Ordini Mendicanti che, con la loro freschezza spirituale, come ho ricordato in precedenti catechesi, rinnovarono, nel secolo XIII, la Chiesa intera e attirarono tanti seguaci. Tutti e due servirono la Chiesa con diligenza, con passione e con amore, al punto che furono invitati a partecipare al Concilio Ecumenico di Lione nel 1274, lo stesso anno in cui morirono: Tommaso mentre si recava a Lione, Bonaventura durante lo svolgimento del medesimo Concilio. Anche in Piazza San Pietro le statue dei due Santi sono parallele, collocate proprio all\u2019inizio del Colonnato partendo dalla facciata della Basilica Vaticana: una nel Braccio di sinistra e l\u2019altra nel Braccio di destra. Nonostante tutti questi aspetti, possiamo cogliere nei due grandi Santi due diversi approcci alla ricerca filosofica e teologica, che mostrano l\u2019originalit\u00e0 e la profondit\u00e0 di pensiero dell\u2019uno e dell\u2019altro. Vorrei accennare ad alcune di queste differenze.<\/p>\n<p>Una prima differenza concerne il concetto di teologia. Ambedue i dottori si chiedono se la teologia sia una scienza pratica o una scienza teorica, speculativa. San Tommaso riflette su due possibili risposte contrastanti. La prima dice: la teologia \u00e8 riflessione sulla fede e scopo della fede \u00e8 che l\u2019uomo diventi buono, viva secondo la volont\u00e0 di Dio. Quindi, lo scopo della teologia dovrebbe essere quello di guidare sulla via giusta, buona; di conseguenza essa, in fondo, \u00e8 una scienza pratica. L\u2019altra posizione dice: la teologia cerca di conoscere Dio. Noi siamo opera di Dio; Dio sta al di sopra del nostro fare. Dio opera in noi l\u2019agire giusto. Quindi si tratta sostanzialmente non del nostro fare, ma del conoscere Dio, non del nostro operare. La conclusione di san Tommaso \u00e8: la teologia implica ambedue gli aspetti: \u00e8 teorica, cerca di conoscere Dio sempre di pi\u00f9, ed \u00e8 pratica: cerca di orientare la nostra vita al bene. Ma c\u2019\u00e8 un primato della conoscenza: dobbiamo soprattutto conoscere Dio, poi segue l\u2019agire secondo Dio (Summa Theologiae Ia, q. 1, art. 4). Questo primato della conoscenza in confronto con la prassi \u00e8 significativo per l\u2019orientamento fondamentale di san Tommaso.<\/p>\n<p>La risposta di san Bonaventura \u00e8 molto simile, ma gli accenti sono diversi. San Bonaventura conosce gli stessi argomenti nell\u2019una e nell\u2019altra direzione, come san Tommaso, ma per rispondere alla domanda se la teologia sia una scienza pratica o teorica, san Bonaventura fa una triplice distinzione \u2013 allarga, quindi, l\u2019alternativa tra teorico (primato della conoscenza) e pratico (primato della prassi), aggiungendo un terzo atteggiamento, che chiama &#8220;sapienziale&#8221; e affermando che la sapienza abbraccia ambedue gli aspetti. E poi continua: la sapienza cerca la contemplazione (come la pi\u00f9 alta forma della conoscenza) e ha come intenzione &#8220;ut boni fiamus&#8221; &#8211; che diventiamo buoni, soprattutto questo: divenire buoni (cfr Breviloquium, Prologus, 5). Poi aggiunge: &#8220;La fede \u00e8 nell\u2019intelletto, in modo tale che provoca l\u2019affetto. Ad esempio: conoscere che Cristo \u00e8 morto &#8220;per noi&#8221; non rimane conoscenza, ma diventa necessariamente affetto, amore&#8221; (Proemium in I Sent., q. 3).<\/p>\n<p>Nella stessa linea si muove la sua difesa della teologia, cio\u00e8 della riflessione razionale e metodica della fede. San Bonaventura elenca alcuni argomenti contro il fare teologia, forse diffusi anche in una parte dei frati francescani e presenti anche nel nostro tempo: la ragione svuoterebbe la fede, sarebbe un atteggiamento violento nei confronti della parola di Dio, dobbiamo ascoltare e non analizzare la parola di Dio (cfr Lettera di san Francesco d\u2019Assisi a sant\u2019Antonio di Padova). A questi argomenti contro la teologia, che dimostrano i pericoli esistenti nella teologia stessa, il Santo risponde: \u00e8 vero che c\u2019\u00e8 un modo arrogante di fare teologia, una superbia della ragione, che si pone al di sopra della parola di Dio. Ma la vera teologia, il lavoro razionale della vera e della buona teologia ha un\u2019altra origine, non la superbia della ragione. Chi ama vuol conoscere sempre meglio e sempre pi\u00f9 l\u2019amato; la vera teologia non impegna la ragione e la sua ricerca motivata dalla superbia, &#8220;sed propter amorem eius cui assentit&#8221; \u2013 &#8220;motivata dall\u2019amore di Colui, al quale ha dato il suo consenso&#8221; (Proemium in I Sent., q. 2), e vuol meglio conoscere l\u2019amato: questa \u00e8 l\u2019intenzione fondamentale della teologia. Per san Bonaventura \u00e8 quindi determinante alla fine il primato dell\u2019amore.<\/p>\n<p>Di conseguenza, san Tommaso e san Bonaventura definiscono in modo diverso la destinazione ultima dell\u2019uomo, la sua piena felicit\u00e0: per san Tommaso il fine supremo, al quale si dirige il nostro desiderio \u00e8: vedere Dio. In questo semplice atto del vedere Dio trovano soluzione tutti i problemi: siamo felici, nient\u2019altro \u00e8 necessario.<\/p>\n<p>Per san Bonaventura il destino ultimo dell\u2019uomo \u00e8 invece: amare Dio, l\u2019incontrarsi ed unirsi del suo e del nostro amore. Questa \u00e8 per lui la definizione pi\u00f9 adeguata della nostra felicit\u00e0.<\/p>\n<p>In tale linea, potremmo anche dire che la categoria pi\u00f9 alta per san Tommaso \u00e8 il vero, mentre per san Bonaventura \u00e8 il bene. Sarebbe sbagliato vedere in queste due risposte una contraddizione. Per ambedue il vero \u00e8 anche il bene, ed il bene \u00e8 anche il vero; vedere Dio \u00e8 amare ed amare \u00e8 vedere. Si tratta quindi di accenti diversi di una visione fondamentalmente comune. Ambedue gli accenti hanno formato tradizioni diverse e spiritualit\u00e0 diverse e cos\u00ec hanno mostrato la fecondit\u00e0 della fede, una nella diversit\u00e0 delle sue espressioni.<\/p>\n<p>Ritorniamo a san Bonaventura. E\u2019 evidente che l\u2019accento specifico della sua teologia, del quale ho dato solo un esempio, si spiega a partire dal carisma francescano: il Poverello di Assisi, al di l\u00e0 dei dibattiti intellettuali del suo tempo, aveva mostrato con tutta la sua vita il primato dell\u2019amore; era un\u2019icona vivente e innamorata di Cristo e cos\u00ec ha reso presente, nel suo tempo, la figura del Signore \u2013 ha convinto i suoi contemporanei non con le parole, ma con la sua vita. In tutte le opere di san Bonaventura, proprio anche le opere scientifiche, di scuola, si vede e si trova questa ispirazione francescana; si nota, cio\u00e8, che egli pensa partendo dall\u2019incontro col Poverello d\u2019Assisi. Ma per capire l\u2019elaborazione concreta del tema &#8220;primato dell\u2019amore&#8221;, dobbiamo tenere presente ancora un\u2019altra fonte: gli scritti del cosiddetto Pseudo-Dionigi, un teologo siriaco del VI secolo, che si \u00e8 nascosto sotto lo pseudonimo di Dionigi l\u2019Areopagita, accennando, con questo nome, ad una figura degli Atti degli Apostoli (cfr 17,34). Questo teologo aveva creato una teologia liturgica e una teologia mistica, ed aveva ampiamente parlato dei diversi ordini degli angeli. I suoi scritti furono tradotti in latino nel IX secolo; al tempo di san Bonaventura \u2013 siamo nel XIII secolo \u2013 appariva una nuova tradizione, che provoc\u00f2 l\u2019interesse del Santo e degli altri teologi del suo secolo. Due cose attiravano in modo particolare l\u2019attenzione di san Bonaventura:<\/p>\n<p>1. Lo Pseudo-Dionigi parla di nove ordini degli angeli, i cui nomi aveva trovato nella Scrittura e poi aveva sistemato a suo modo, dagli angeli semplici fino ai serafini. San Bonaventura interpreta questi ordini degli angeli come gradini nell\u2019avvicinamento della creatura a Dio. Cos\u00ec essi possono rappresentare il cammino umano, la salita verso la comunione con Dio. Per san Bonaventura non c\u2019\u00e8 alcun dubbio: san Francesco d\u2019Assisi apparteneva all\u2019ordine serafico, al supremo ordine, al coro dei serafini, cio\u00e8: era puro fuoco di amore. E cos\u00ec avrebbero dovuto essere i francescani. Ma san Bonaventura sapeva bene che questo ultimo grado di avvicinamento a Dio non pu\u00f2 essere inserito in un ordinamento giuridico, ma \u00e8 sempre un dono particolare di Dio. Per questo la struttura dell\u2019Ordine francescano \u00e8 pi\u00f9 modesta, pi\u00f9 realista, ma deve, per\u00f2, aiutare i membri ad avvicinarsi sempre pi\u00f9 ad un\u2019esistenza serafica di puro amore. Mercoled\u00ec scorso ho parlato su questa sintesi tra realismo sobrio e radicalit\u00e0 evangelica nel pensiero e nell\u2019agire di san Bonaventura.<\/p>\n<p>2. San Bonaventura, per\u00f2, ha trovato negli scritti dello Preuso-Dionigi un altro elemento, per lui ancora pi\u00f9 importante. Mentre per sant\u2019Agostino l\u2019intellectus, il vedere con la ragione ed il cuore, \u00e8 l\u2019ultima categoria della conoscenza, lo Pseudo-Dionigi fa ancora un altro passo: nella salita verso Dio si pu\u00f2 arrivare ad un punto in cui la ragione non vede pi\u00f9. Ma nella notte dell\u2019intelletto l\u2019amore vede ancora \u2013 vede quanto rimane inaccessibile per la ragione. L\u2019amore si estende oltre la ragione, vede di pi\u00f9, entra pi\u00f9 profondamente nel mistero di Dio. San Bonaventura fu affascinato da questa visione, che s\u2019incontrava con la sua spiritualit\u00e0 francescana. Proprio nella notte oscura della Croce appare tutta la grandezza dell\u2019amore divino; dove la ragione non vede pi\u00f9, vede l\u2019amore. Le parole conclusive del suo &#8220;Itinerario della mente in Dio&#8221;, ad una lettura superficiale, possono apparire come espressione esagerata di una devozione senza contenuto; lette, invece, alla luce della teologia della Croce di san Bonaventura, esse sono un\u2019espressione limpida e realistica della spiritualit\u00e0 francescana: &#8220;Se ora brami sapere come ci\u00f2 avvenga (cio\u00e8 la salita verso Dio), interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l\u2019intelletto; il gemito della preghiera, non lo studio della lettera; \u2026 non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio&#8221; (VII, 6). Tutto questo non \u00e8 anti-intellettuale e non \u00e8 anti-razionale: suppone il cammino della ragione, ma lo trascende nell\u2019amore del Cristo crocifisso. Con questa trasformazione della mistica dello Pseudo-Dionigi, san Bonaventura si pone agli inizi di una grande corrente mistica, che ha molto elevato e purificato la mente umana: \u00e8 un vertice nella storia dello spirito umano.<\/p>\n<p>Questa teologia della Croce, nata dall\u2019incontro tra la teologia dello Pseudo-Dionigi e la spiritualit\u00e0 francescana, non ci deve far dimenticare che san Bonaventura condivide con san Francesco d\u2019Assisi anche l\u2019amore per il creato, la gioia per la bellezza della creazione di Dio. Cito su questo punto una frase del primo capitolo dell\u2019&#8221;Itinerario&#8221;: &#8220;Colui\u2026 che non vede gli splendori innumerevoli delle creature, \u00e8 cieco; colui che non si sveglia per le tante voci, \u00e8 sordo; colui che per tutte queste meraviglie non loda Dio, \u00e8 muto; colui che da tanti segni non si innalza al primo principio, \u00e8 stolto&#8221; (I, 15). Tutta la creazione parla ad alta voce di Dio, del Dio buono e bello; del suo amore.<\/p>\n<p>Tutta la nostra vita \u00e8 quindi per san Bonaventura un &#8220;itinerario&#8221;, un pellegrinaggio \u2013 una salita verso Dio. Ma con le nostre sole forze non possiamo salire verso l\u2019altezza di Dio. Dio stesso deve aiutarci, deve &#8220;tirarci&#8221; in alto. Perci\u00f2 \u00e8 necessaria la preghiera. La preghiera &#8211; cos\u00ec dice il Santo &#8211; \u00e8 la madre e l\u2019origine della elevazione &#8211; &#8220;sursum actio&#8221;, azione che ci porta in alto &#8211; dice Bonaventura. Concludo perci\u00f2 con la preghiera, con la quale comincia il suo &#8220;Itinerario&#8221;: &#8220;Preghiamo dunque e diciamo al Signore Dio nostro: \u2018Conducimi, Signore, nella tua via e io camminer\u00f2 nella tua verit\u00e0. Si rallegri il mio cuore nel temere il tuo nome\u2019 &#8221; (I, 1).<\/p>\n<p>[i&#8221;>Copyright Libreria Editrice vaticana[\/i&#8221;><\/p>\n<p>17 marzo 2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora San Bonaventura da Bagnoregio al centro delle riflessioni del Papa, ma questa volta accostato a un altro \u00abgrandissimo pensatore suo contemporaneo\u00bb, San Tommaso d&#8217;Aquino<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[351],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.5 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>\u00abDove la ragione non vede, vede l&#039;amore\u00bb - Archivio Storico RS<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/dove-la-ragione-non-vede-vede-lamore\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"\u00abDove la ragione non vede, vede l&#039;amore\u00bb - 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