{"id":26681,"date":"2011-10-19T00:00:00","date_gmt":"2011-10-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/il-papa-lamore-di-dio-e-per-sempre\/"},"modified":"2011-10-19T00:00:00","modified_gmt":"2011-10-18T22:00:00","slug":"il-papa-lamore-di-dio-e-per-sempre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/il-papa-lamore-di-dio-e-per-sempre\/","title":{"rendered":"Il Papa: \u00abL\u2019amore di Dio \u00e8 per sempre\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Cari fratelli e sorelle,<br \/>\noggi vorrei meditare con voi un Salmo che riassume tutta la storia della salvezza di cui l\u2019Antico Testamento ci d\u00e0 testimonianza. Si tratta di un grande <strong>inno di lode<\/strong> che celebra il Signore nelle molteplici, ripetute manifestazioni della sua bont\u00e0 lungo la storia degli uomini; \u00e8 il <strong>Salmo 136<\/strong> o 135 secondo la tradizione greco-latina.<\/p>\n<p>Solenne preghiera di rendimento di grazie, conosciuto come il &#8220;Grande Hallel&#8221;, questo Salmo \u00e8 tradizionalmente cantato alla fine della cena pasquale ebraica ed \u00e8 stato probabilmente pregato anche da Ges\u00f9 nell\u2019ultima Pasqua celebrata con i discepoli; ad esso sembra infatti alludere l\u2019annotazione degli Evangelisti: \u00abDopo aver cantato l\u2019inno, uscirono verso il monte degli Ulivi\u00bb (cfr Mt 26,30; Mc 14,26). L\u2019orizzonte della lode illumina cos\u00ec la difficile strada del Golgota. Tutto il Salmo 136 si snoda in forma litanica, scandito dalla ripetizione antifonale <strong>\u00abperch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre\u00bb<\/strong>. Lungo il componimento, vengono enumerati i molti prodigi di Dio nella storia degli uomini e i suoi continui interventi in favore del suo popolo; e ad ogni proclamazione dell\u2019azione salvifica del Signore risponde l\u2019antifona con la motivazione fondamentale della lode: l\u2019amore eterno di Dio, un amore che, secondo il termine ebraico utilizzato, implica fedelt\u00e0, misericordia, bont\u00e0, grazia, tenerezza. \u00c8 questo il motivo unificante di tutto il Salmo, ripetuto in forma sempre uguale, mentre cambiano le sue manifestazioni puntuali e paradigmatiche: la creazione, la liberazione dell\u2019esodo, il dono della terra, l\u2019aiuto provvidente e costante del Signore nei confronti del suo popolo e di ogni creatura.<\/p>\n<p>Dopo un triplice invito al rendimento di grazie al Dio sovrano (vv. 1-3), si celebra il <strong>Signore come Colui che compie \u00abgrandi meraviglie\u00bb<\/strong> (v. 4), la prima delle quali \u00e8 la creazione: il cielo, la terra, gli astri (vv. 5-9). <strong>Il mondo creato non \u00e8 un semplice scenario su cui si inserisce l\u2019agire salvifico di Dio, ma \u00e8 l\u2019inizio stesso di quell\u2019agire meraviglioso<\/strong>. Con la creazione, il Signore si manifesta in tutta la sua bont\u00e0 e bellezza, si compromette con la vita, rivelando una volont\u00e0 di bene da cui scaturisce ogni altro agire di salvezza. E nel nostro Salmo, riecheggiando il primo capitolo della Genesi, il mondo creato \u00e8 sintetizzato nei suoi elementi principali, insistendo in particolare sugli astri, il sole, la luna, le stelle, creature magnifiche che governano il giorno e la notte. Non si parla qui della creazione dell\u2019essere umano, ma egli \u00e8 sempre presente; il sole e la luna sono per lui &#8211; per l&#8217;uomo &#8211; per scandire il tempo dell\u2019uomo, mettendolo in relazione con il Creatore soprattutto attraverso l\u2019indicazione dei tempi liturgici.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio la festa di Pasqua che viene evocata subito dopo, quando, passando al manifestarsi di Dio nella storia, si inizia con il grande evento della liberazione dalla schiavit\u00f9 egiziana, dell\u2019esodo, tracciato nei suoi elementi pi\u00f9 significativi: la liberazione dall&#8217;Egitto con la piaga dei primogeniti egiziani, l\u2019uscita dall\u2019Egitto, il passaggio del Mar Rosso, il cammino nel deserto fino all\u2019entrata nella terra promessa (vv. 10-20). Siamo nel momento originario della storia di Israele. Dio \u00e8 intervenuto potentemente per portare il suo popolo alla libert\u00e0; attraverso Mos\u00e8, suo inviato, si \u00e8 imposto al faraone rivelandosi in tutta la sua grandezza ed, infine, ha piegato la resistenza degli Egiziani con il terribile flagello della morte dei primogeniti. Cos\u00ec Israele pu\u00f2 lasciare il Paese della schiavit\u00f9, con l\u2019oro dei suoi oppressori (cfr Es 12,35-36), \u00aba mano alzata\u00bb (Es 14,8), nel segno esultante della vittoria. Anche al Mar Rosso il Signore agisce con misericordiosa potenza. Davanti ad un Israele spaventato alla vista degli Egiziani che lo inseguono, tanto da rimpiangere di aver lasciato l\u2019Egitto (cfr Es 14,10-12), Dio, come dice il nostro Salmo, \u00abdivise il Mar Rosso in due parti [\u2026&#8221;> in mezzo fece passare Israele [\u2026&#8221;> vi travolse il faraone e il suo esercito\u00bb (vv. 13-15). L\u2019immagine del Mar Rosso &#8220;diviso&#8221; in due, sembra evocare l\u2019idea del mare come un grande mostro che viene tagliato in due pezzi e cos\u00ec reso inoffensivo. <strong>La potenza del Signore vince la pericolosit\u00e0 delle forze della natura e di quelle militari<\/strong> messe in campo dagli uomini: il mare, che sembrava sbarrare la strada al popolo di Dio, lascia passare Israele all\u2019asciutto e poi si richiude sugli Egiziani travolgendoli. \u00abLa mano potente e il braccio teso\u00bb del Signore (cfr Deut 5,15; 7,19; 26,8) si mostrano cos\u00ec in tutta la loro forza salvifica: l\u2019ingiusto oppressore \u00e8 stato vinto, inghiottito dalle acque, mentre il popolo di Dio &#8220;passa in mezzo&#8221; per continuare il suo cammino verso la libert\u00e0.<\/p>\n<p>A questo cammino fa ora riferimento il nostro Salmo ricordando con una frase brevissima il lungo peregrinare di Israele verso la terra promessa: \u00abGuid\u00f2 il suo popolo nel deserto, perch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre\u00bb (v. 16). Queste poche parole racchiudono un\u2019esperienza di quarant\u2019anni, un tempo decisivo per Israele che <strong>lasciandosi guidare dal Signore impara a vivere di fede, nell\u2019obbedienza e nella docilit\u00e0 alla legge di Dio<\/strong>. Sono anni difficili, segnati dalla durezza della vita nel deserto, ma anche anni felici, di confidenza nel Signore, di fiducia filiale; \u00e8 il tempo della &#8220;giovinezza&#8221;, come lo definisce il profeta Geremia parlando a Israele, a nome del Signore, con espressioni piene di tenerezza e di nostalgia: \u00abMi ricordo di te, dell\u2019affetto della tua giovinezza, dell\u2019amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in terra non seminata\u00bb (Ger 2,2). Il Signore, come il pastore del Salmo 23 che abbiamo contemplato in una catechesi, per quarant\u2019anni ha guidato il suo popolo, lo ha educato e amato, conducendolo fino alla terra promessa, vincendo anche le resistenze e l\u2019ostilit\u00e0 di popoli nemici che volevano ostacolarne il cammino di salvezza (cfr vv. 17-20).<\/p>\n<p>Nello snodarsi delle \u00abgrandi meraviglie\u00bb che il nostro Salmo enumera, si giunge cos\u00ec al momento del dono conclusivo, nel compiersi della promessa divina fatta ai Padri:<strong> \u00abDiede in eredit\u00e0 la loro terra, perch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre; in eredit\u00e0 a Israele suo servo, perch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre\u00bb<\/strong> (vv. 21-22). Nella celebrazione dell\u2019amore eterno del Signore, si fa ora memoria del dono della terra, un dono che il popolo deve ricevere senza mai impossessarsene, vivendo continuamente in un atteggiamento di accoglienza riconoscente e grata. Israele riceve il territorio in cui abitare come &#8220;eredit\u00e0&#8221;, un termine che designa in modo generico il possesso di un bene ricevuto da un altro, un diritto di propriet\u00e0 che, in modo specifico, fa riferimento al patrimonio paterno. Una delle prerogative di Dio \u00e8 di &#8220;donare&#8221;; e ora, alla fine del cammino dell\u2019esodo, Israele, destinatario del dono, come un figlio, entra nel Paese della promessa realizzata. <strong>\u00c8 finito il tempo del vagabondaggio, sotto le tende, in una vita segnata dalla precariet\u00e0. Ora \u00e8 iniziato il tempo felice della stabilit\u00e0, della gioia di costruire le case, di piantare le vigne, di vivere nella sicurezza<\/strong> (cfr Dt 8,7-13). Ma \u00e8 anche il tempo della tentazione idolatrica, della contaminazione con i pagani, dell\u2019autosufficienza che fa dimenticare l\u2019Origine del dono. Perci\u00f2 il Salmista menziona l\u2019umiliazione e i nemici, una realt\u00e0 di morte in cui il Signore, ancora una volta, si rivela come Salvatore: \u00abNella nostra umiliazione si \u00e8 ricordato di noi, perch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre; ci ha liberati dai nostri avversari, perch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre\u00bb (vv. 23-24).<\/p>\n<p><strong>A questo punto nasce la domanda: come possiamo fare di questo Salmo una preghiera nostra, come possiamo appropriarci, per la nostra preghiera, di questo Salmo? <\/strong> Importante \u00e8 la cornice del Salmo, all\u2019inizio e alla fine: \u00e8 la creazione. Ritorneremo su questo punto: la creazione come il grande dono di Dio del quale viviamo, nel quale Lui si rivela nella sua bont\u00e0 e grandezza. Quindi, tener presente la creazione come dono di Dio \u00e8 un punto comune per noi tutti. Poi segue la storia della salvezza. Naturalmente noi possiamo dire: questa liberazione dall&#8217;Egitto, il tempo del deserto, l\u2019entrata nella Terra Santa e poi gli altri problemi, sono molto lontani da noi, non sono la nostra storia. Ma dobbiamo stare attenti alla struttura fondamentale di questa preghiera. La struttura fondamentale \u00e8 che Israele si ricorda della bont\u00e0 del Signore. In questa storia ci sono tante valli oscure, ci sono tanti passaggi di difficolt\u00e0 e di morte, ma Israele si ricorda che Dio era buono e pu\u00f2 sopravvivere in questa valle oscura, in questa valle della morte, perch\u00e9 si ricorda. Ha la memoria della bont\u00e0 del Signore, della sua potenza; la sua misericordia vale in eterno. E questo \u00e8 importante anche per noi: <strong>avere una memoria della bont\u00e0 del Signore. La memoria diventa forza della speranza. La memoria ci dice: Dio c&#8217;\u00e8, Dio \u00e8 buono, eterna \u00e8 la sua misericordia. E cos\u00ec la memoria apre, anche nell&#8217;oscurit\u00e0 di un giorno, di un tempo, la strada verso il futuro<\/strong>: \u00e8 luce e stella che ci guida. <\/p>\n<p>Anche noi abbiamo una memoria del bene, dell&#8217;amore misericordioso, eterno di Dio. La storia di Israele \u00e8 gi\u00e0 una memoria anche per noi, come Dio si \u00e8 mostrato, si \u00e8 creato un suo popolo. Poi Dio si \u00e8 fatto uomo, uno di noi: \u00e8 vissuto con noi, ha sofferto con noi, \u00e8 morto per noi. Rimane con noi nel Sacramento e nella Parola. E&#8217; una storia, una memoria della bont\u00e0 di Dio che ci assicura la sua bont\u00e0: il suo amore \u00e8 eterno. E poi anche in questi duemila anni della storia della Chiesa c&#8217;\u00e8 sempre, di nuovo, la bont\u00e0 del Signore. Dopo il periodo oscuro della persecuzione nazista e comunista, Dio ci ha liberati, ha mostrato che \u00e8 buono, che ha forza, che la sua misericordia vale per sempre. E, come nella storia comune, collettiva, \u00e8 presente questa memoria della bont\u00e0 di Dio, ci aiuta, ci diventa stella della speranza, <strong>cos\u00ec anche ognuno ha la sua storia personale di salvezza, e dobbiamo realmente far tesoro di questa storia, avere sempre presente la memoria delle grandi cose che ha fatto anche nella mia vita, per avere fiducia: la sua misericordia \u00e8 eterna<\/strong>. E se oggi sono nella notte oscura, domani Egli mi libera perch\u00e9 la sua misericordia \u00e8 eterna.<\/p>\n<p>Ritorniamo al Salmo, perch\u00e9, alla fine, ritorna alla creazione. Il Signore \u2013 cos\u00ec dice &#8211; \u00abd\u00e0 il cibo a ogni vivente, perch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre\u00bb (v. 25). La preghiera del Salmo si conclude con un invito alla lode: \u00abRendete grazie al Dio del cielo, perch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre\u00bb. <strong>Il Signore \u00e8 Padre buono e provvidente, che d\u00e0 l\u2019eredit\u00e0 ai propri figli ed elargisce a tutti il cibo per vivere<\/strong>. Il Dio che ha creato i cieli e la terra e le grandi luci celesti, che entra nella storia degli uomini per portare alla salvezza tutti i suoi figli \u00e8 il Dio che colma l\u2019universo con la sua presenza di bene prendendosi cura della vita e donando pane. L\u2019invisibile potenza del Creatore e Signore cantata nel Salmo si rivela nella piccola visibilit\u00e0 del pane che ci d\u00e0, con il quale ci fa vivere. E cos\u00ec questo pane quotidiano simboleggia e sintetizza l\u2019amore di Dio come Padre, e ci apre al compimento neotestamentario, a quel &#8220;pane di vita&#8221;, l\u2019Eucaristia, che ci accompagna nella nostra esistenza di credenti, anticipando la gioia definitiva del banchetto messianico nel Cielo.<\/p>\n<p>Fratelli e sorelle, la lode benedicente del Salmo 136 ci ha fatto ripercorrere le tappe pi\u00f9 importanti della storia della salvezza, fino a giungere al mistero pasquale, in cui l\u2019azione salvifica di Dio arriva al suo culmine. Con gioia riconoscente celebriamo dunque il Creatore, Salvatore e Padre fedele, che \u00abha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perch\u00e9 chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna\u00bb (Gv 3,16). <strong>Nella pienezza dei tempi, il Figlio di Dio si fa uomo per dare la vita, per la salvezza di ciascuno di noi<\/strong>, e si dona come pane nel mistero eucaristico per farci entrare nella sua alleanza che ci rende figli. A tanto giunge la bont\u00e0 misericordiosa di Dio e la sublimit\u00e0 del suo &#8220;amore per sempre&#8221;.<\/p>\n<p>Voglio perci\u00f2 concludere questa catechesi facendo mie le parole che San Giovanni scrive nella sua Prima Lettera e che dovremmo sempre tenere presenti nella nostra preghiera: <strong>\u00abVedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente\u00bb<\/strong> (1Gv 3,1). Grazie.<\/p>\n<p>19 ottobre 2011<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"immagine_sx\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.romasette.it\/uploads\/img4bcefbafcbecf.jpg\"\/>Continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera durante l\u2019udienza generale del 19 ottobre in piazza San Pietro, Benedetto XVI ha commentato il Salmo 136. 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