{"id":27188,"date":"2012-02-07T00:00:00","date_gmt":"2012-02-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/fotografo-non-vedente-espone-al-museo-di-roma\/"},"modified":"2019-10-27T00:36:56","modified_gmt":"2019-10-26T22:36:56","slug":"fotografo-non-vedente-espone-al-museo-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romasette.it\/archivio\/fotografo-non-vedente-espone-al-museo-di-roma\/","title":{"rendered":"Fotografo non vedente espone al Museo di Roma"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il Museo di Roma in Trastevere ospita, fino al 25 marzo,<\/strong> la mostra \u201cIl buio \u00e8 uno spazio\u201d <i>(piazza Sant\u2019Egidio 1B, marted\u00ec- domenica 10-20, biglietto intero \u20ac 6,50, ridotto \u20ac 5,50)<\/i>, selezione di immagini del fotografo sloveno Evgen Bav&#269;ar (1946). Laureato alla Sorbona in Filosofia estetica, ricercatore del Centro nazionale per la ricerca scientifica (CRNS) francese, scrittore, poeta, conferenziere internazionale (parla correntemente cinque lingue) e conduttore radiofonico, Bav&#269;ar \u00e8 tra i pi\u00f9 apprezzati fotografi in Europa e nel mondo. Ci\u00f2 che sorprende nel suo brillante curriculum \u00e8 scoprire che \u00e8 cieco dall\u2019et\u00e0 di 12 anni. <strong>\u201cLe fotografie esistono per voi\u201d<\/strong>, dice. Dichiarazione che provoca un sottile turbamento misto a commozione per il dono ricevuto. Da qui inizia il nostro colloquio con un artista che raramente concede interviste.<\/p>\n<p><strong>Da dove nasce il suo desiderio di servirsi della fotografia, il cosiddetto terzo occhio, per esprimere la sua sensibilit\u00e0 artistica ed umana, evidente in ogni sua immagine?<\/strong><br \/>\n\u00c8 vero che le mie fotografie esistono in una misteriosa trascendenza perch\u00e9, anche se nascono nel mio profondo interiore, in maniera fisica sono viste solamente dagli altri. Io le vedo come oggetto del mio terzo occhio, quindi come immagini di sogni ad occhi aperti. Non vedo gli angeli, ma cerco di fotografarli. Nel momento in cui riesco a fotografare un angelo, anche se si tratta di un&#8217;immagine creata, l&#8217;angelo mi guarda, quindi a mia volta anch\u2019io lo guardo. Se la gente pensa che le mie foto non mi appartengano, ci\u00f2 non \u00e8 giusto; ma in ogni caso devo dire che le possiedo in una maniera differente, altra: nello stesso modo in cui si pu\u00f2 dire di possedere il tempo che corre, la vita che passa, etc. Per questo preferisco dire che sono in \u201ccompagnia segreta\u201d delle mie fotografie, partite dal mio spirito e venute al mondo per essere viste dagli altri. Certamente anch\u2019io le vedr\u00f2 un giorno, ma in maniera fisica, per il momento, le do a vedere agli altri, in una forma di \u201camore comunicativo\u201d.<\/p>\n<p><strong>La fotografia \u00e8 per Lei una sorta di proiezione-prolungamento del pensiero nello spazio?<\/strong><br \/>\nLa mia fotografia vive nello spazio, quindi lo pensa in una maniera materiale, proprio perch\u00e9 \u00e8 nata nel buio, in questo grande spazio tridimensionale. Questo stesso spazio \u00e8 la culla, la pi\u00f9 prossima e la pi\u00f9<br \/>\ninteriore del nostro infinito corporeo: dato che non possiamo vedere noi stessi con i nostri occhi, cerchiamo sempre di immaginarci la parte visibile del nostro corpo.<\/p>\n<p><strong>La mostra s\u2019intitola \u201cIl buio e lo spazio\u201d. Cos\u2019\u00e8 il buio, e cos\u2019\u00e8 lo spazio?<\/strong><br \/>\nIl buio \u00e8 il mio spazio e il corpo \u00e8 il punto zero dello spazio. Senza corpo non potrei immaginarmi lo spazio, quello che \u00e8 fuori, ovunque e non solamente davanti a me. Il buio \u00e8 per me lo spazio che non \u00e8 vuoto, perch\u00e9 anch\u2019io mi posso muovere in questo regno dell&#8217;infinito dove vivono anche le luci, le stelle e la notte, forse solamente quando dormono tutti gli altri. Esiste una solitudine particolare per i ciechi, perch\u00e9 questo spazio buio diventa un\u2019impossibilit\u00e0 reale, che fa s\u00ec che non vi sia alcuna illusione di poter giungere ai suoi limiti.<\/p>\n<p><strong>Il buio proviene anche dalle nefandezze dell\u2019uomo, dall\u2019orrore che provoca orrore. In esposizione \u00e8 presente una \u201cfotografia nella fotografia\u201d che ritrae un dormitorio in un campo di sterminio. Come mai ha incluso questo riferimento preciso alla Storia in una selezione espositiva complessivamente pi\u00f9 onirica?<\/strong><br \/>\nPer capire questo buio nefasto mi sono recato nel campo di sterminio di Struthof, descritto nel romanzo di Boris Pahor Necropolis. Sono felice di aver potuto suscitare la pubblicazione di questo libro in francese, volevo anche conoscere da vicino questo luogo dove si \u00e8 avverato il pi\u00f9 grande buio del XX secolo. Furono tanti i connazionali sloveni che partirono in questo abisso senza fine. Poich\u00e9 sono anch&#8217;io vittima della guerra, ho sentito con il grande scrittore triestino di espressione slovena una profonda complicit\u00e0, perch\u00e9 il mio buio fisico \u00e8 una, seppur piccola, parte di questo buio che la seconda guerra mondiale ha dato a noi. Ho scattato tutta una serie di fotografie in questo campo e l\u2019ho donata al Centro Europeo del Resistente Deportato, che ha sede nello stesso campo. Avrei voluto anche realizzare un film su Boris Pahor, ma ho dovuto pagare questa idea con un\u2019umiliazione durata sei anni davanti a un tribunale sloveno. Non sono stato condannato, ma le tenebre mi hanno raggiunto in questo caso anche attraverso l&#8217;aggressivit\u00e0 umana.<\/p>\n<p><strong>Non potevano mancare fotografie tratte dal paesaggio sloveno: quanto la sua terra e la sua cultura hanno influenzato il lavoro?<\/strong><br \/>\nLa Slovenia \u00e8 l&#8217;unico Paese che ho visto ed \u00e8 diventato per me uno specchio universale per tutti i luoghi nel mondo. Se voglio immaginarmi le chiese, San Pietro a Roma, Notre Dame de Paris, etc., devo crearle con l&#8217;aiuto dell&#8217;immagine della chiesa nel mio piccolo paese natale. Se dipingo la bocca<br \/>\nrossa di una francese, brasiliana o italiana, utilizzo il rossetto che avevano le donne nel mio paese. Se voglio mettere l&#8217;azzurro su Parigi, devo prendere il blu delle palette di cielo della mia valle natale.<\/p>\n<p><strong>Rumori, suoni, profumi, ricordi e tatto sono il \u201cfiltro\u201d di immagini, le cui serie hanno titoli poetici: \u201cCarezze di luce\u201d, \u201cSguardo ravvicinato\u201d, \u201cVista tattile\u201d\u2026 Quale serie Le \u00e8 pi\u00f9 cara?<\/strong><br \/>\n\u00c8&#8217; una domanda difficile, perch\u00e9 spero sempre di avere nuovi amori, delle serie che non sono ancora nate, nello stesso modo in cui noi tutti dobbiamo sempre essere pronti ad amare i visi dei bambini che non sono ancora venuti al mondo. Sto quindi aspettando a cuore aperto, perch\u00e9 la mia infanzia, le mie carezze di luce, sono forse modeste e timide, ma vogliono credere all&#8217;amore universale, all&#8217;amore cosmico.<\/p>\n<p><strong>Le fotografie tratte da \u201cCarezze di luce\u201d sono leggere: la luce si ferma impalpabile sui corpi femminili disegnandone forme e contorni. La donna \u00e8 sempre ritratta come una tenera cerbiatta\u2026<\/strong><br \/>\nLa donna rappresenta per me un infinito. Se non ci sono altre soluzioni, qualche volta \u00e8 meglio accarezzare una bellezza con la luce, anche se poi si \u00e8 puniti per questo, perch\u00e9 in realt\u00e0 anche le mie mani portano una luce a bassa intensit\u00e0: 36\u00b0 di temperatura! La donna \u00e8 per me il buio pi\u00f9 fragile, che pu\u00f2 essere avvicinato solamente con la fragilit\u00e0 totale di una luce portata da uno che non guarda fisicamente. Forse le carezze della luce risvegliano in me ricordi del sole, come se volessi portare nella notte il ricordo di questa stella, la pi\u00f9 vicina, e anche per suscitare in me il ricordo dei tempi in cui il sole si alzava e scendeva ogni giorno. Cerco di mettere sempre le donne su di un altare, come divinit\u00e0 glorificate nella mia piccola cappella personale.<\/p>\n<p><strong>In alcune fotografie \u00e8 possibile confondere gli uccelli con le stelle: le ali sono spiegate, perfetti nella loro bellezza, luminosi perch\u00e9 illuminati, mai isolati. Sia che si tratti di stelle sia di uccelli sembrano ritagliati da mani di bambino tanto comunicano serenit\u00e0 e luce. Quale il significato di questi elementi?<\/strong><br \/>\nLa sua domanda mi emoziona molto. Devo dire che sogno le stelle, perch\u00e9 vivo sulla Terra che \u00e8 la stella pi\u00f9 vicina. Una volta sono andato alle solfatare di Napoli e, avvertendo l&#8217;effetto termico della terra, ho sentito che questa stella blu non \u00e8 morta ancora, ma continua a bruciare nell&#8217;amore cosmico, non volendo dimenticare che al suo interno essa \u00e8 simile al Sole. Plotino diceva: &#8220;Se l&#8217;occhio umano non avesse qualcosa del Sole, non potrebbe vedere il Sole&#8221;. La nostra anima brucia come la Terra e, come il nostro pianeta, non deve mai dimenticare quei grandi fuochi stellari della sua infanzia. Le mie rondini non volano pi\u00f9 nella mia valle natale, anche se so che tornano ad ogni primavera. Adesso le faccio volare nelle mie fotografie, non volendo dimenticare questa luce salvatrice, questo istinto dell&#8217;azzurro e questa grande nostalgia del ritorno. Le rondini mi hanno portato, quando le guardavo da bambino, informazioni su paesi che non vedr\u00f2 mai, ma che loro hanno sorvolato, come per esempio la mia cara Napoli.<\/p>\n<p> <strong>L\u2019esposizione si conclude con l\u2019immagine di una nascita (peraltro una delle poche fotografie a colori).<\/strong><br \/>\nCon queste fotografie volevo rendere omaggio a Louis Braille, inventore della scrittura che ha portato tante luci interiori ai ciechi del mondo intero. Mi sono rattristato perch\u00e9 la Francia ufficiale non ha<br \/>\nsufficientemente accentuato il bicentenario, nel 2009, di questa grande nascita. Anche se uno non vede i colori, li pu\u00f2 leggere con piccoli sguardi ravvicinati attraverso le punte delle sue dita. Inoltre, attraverso le parole e la poesia, pu\u00f2 anche guardare con occhi invisibili i pi\u00f9 bei visi e quei corpi i cui segreti possiedono soltanto i poeti. Con le mie fotografie volevo andare all&#8217;origine di un\u2019invenzione che ha liberato i ciechi dall&#8217;analfabetismo e l&#8217;ho fatto con tutto il mio amore, anche se riconosco<br \/>\ndi essere io stesso, in apparenza, un analfabeta dell&#8217;immagine. Dobbiamo essere coscienti che i grandi analfabeti -Omero, Tamiris, Milton- hanno dato molto all&#8217;umanit\u00e0, e Lacan dichiarerebbe il vero con la sua frase: &#8220;Amare significa dare qualcosa che non si ha a qualcuno che non lo vuole&#8221;. Per quanto mi riguarda, mi permetto di dare qualche immagine e sono felice della complicit\u00e0 di coloro che me le descrivono. <\/p>\n<p>7 febbraio 2012<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"immagine_sx\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.romasette.it\/uploads\/img4f311be6f3eea.jpg\"\/>\u201cIl buio \u00e8 uno spazio\u201d \u00e8 il titolo della mostra di Evgen Bav&#269;ar, cieco dall&#8217;et\u00e0 di 12 anni. 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