Ardeatino: i drammi della guerra negli occhi dei piccoli

Tre donne ucraine con i loro figli nel “Rifugio per Agar”, ai Santi Martiri dell’Uganda. Il parroco: mobilitazione «enorme e spontanea»

Gli occhi sono lucidi, il sorriso solo accennato, per educazione e gratitudine – come al momento dell’accoglienza -, quando viene dato ai più piccoli qualche dolcetto di benvenuto. Hanno nella mente e nel cuore i drammi della guerra. È l’immagine di tanti profughi provenienti dall’Ucraina ed è anche ciò che stanno vivendo le sei persone – tre mamme e tre bambini – arrivate lo scorso 8 marzo a Roma, accolte dalla parrocchia dei Santi Martiri dell’Uganda, nel quartiere Ardeatino. Sono Vica, Victoria e Katia, con i loro figli Simon, Alisa e Daniele, di 11 e 5 anni e 9 mesi. Sono scappate da Kiev al quarto giorno di bombardamenti, «quando era già molto pericoloso raggiungere la stazione ferroviaria – raccontano – e le informazioni non erano chiare, si parlava di esplosioni, di spari». Neanche la certezza di un viaggio sicuro, dunque, e l’attesa di ben tre treni prima di riuscire a prenderne uno.

Sono stati fortunati, spiegano, «perché chi era a Kiev riusciva a salire, dopodiché i treni, stracolmi, non si fermavano più o non aprivano le porte». Hanno assistito a «scene di panico», con la gente «che prendeva i treni d’assalto o si stendeva sui binari pur di salire». Un viaggio infinito, il loro, fino al confine con la Slovacchia, «dove abbiamo fatto poche ore di fila perché avevamo i bambini». Poi l’incontro con le ong e le auto che fanno tuttora la spola. A Roma sono arrivate con ciò che avevano addosso e l’occorrente per i bambini, «il resto lo abbiamo abbandonato per strada, anche un passeggino, perché sarebbe stato impossibile portarlo».

L’iniziativa di accogliere queste persone «è nata spontaneamente – spiega il parroco don Luigi D’Errico – perché gente vicina alla parrocchia ci ha detto di questa necessità. Tutto è nato, dunque, dalla realtà, la cruda realtà». Ora sono alloggiate nel “Rifugio per Agar”, la struttura della onlus “Il Più Gran Bene Possibile”, formata da alcuni parrocchiani, che si occupa di madri in fuga da violenze. «Innanzitutto le lasceremo ambientare e ci organizzeremo per insegnare loro l’italiano – racconta Tiziana Girardi, presidente dell’associazione -, poi potranno cercare lavoro; in ogni caso – tiene a sottolineare – continuiamo ad aiutare altre donne maltrattate. Siamo come una famiglia, l’arrivo di un nuovo figlio non preclude il bene per agli altri».

Le tre donne ci tengono a imparare l’italiano subito «perché – spiegano – non torneremo presto e quando la guerra finirà tutto sarà distrutto». Per quanto riguarda i bambini, «le scuole del quartiere – racconta il parroco – hanno dato la disponibilità per accoglierli e integrarli». La mobilitazione della comunità parrocchiale, poi, è stata «enorme e spontanea e moltissime persone sono venute al loro arrivo. Ognuno ha portato qualcosa: cibo, vestiti, anche solamente la compagnia».

15 marzo 2022