“Ascolta le sue grida”. Il rapporto di Acs dedicato alle donne

Rapimenti, conversioni forzate, violenze sessuali ai danni di donne e bambine cristiane. I casi di Egitto, Iraq, Mozambico, Nigeria, Pakistan e Siria

Egitto, Iraq, Mozambico, Nigeria, Pakistan e Siria. Si muove tra queste sei nazioni il nuovo Rapporto della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) dedicato alle donne, presentato alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, il 25 novembre. “Ascolta le sue grida. Rapimenti, conversioni forzate e violenze sessuali ai danni di donne e bambine cristiane” è il titolo della pubblicazione, con una prefazione affidata alla giovanissima cristiana pachistana Maira Shahbaz, che racconta la sua storia. «Sono stata torturata e violentata – scrive -. I miei aguzzini hanno filmato le sevizie infertemi e mi hanno ricattata minacciando di diffondere il video. Sono quindi stata costretta a firmare un documento in cui dichiaravo di essermi convertita e di aver sposato il mio rapitore. Se avessi rifiutato di farlo, avrebbero ucciso i miei familiari».

Lo studio, spiegano dalla fondazione, si basa su fonti selezionate ed è scaturito dalle numerose segnalazioni giunte ad Acs dai rappresentanti delle Chiese locali e da altri riferimenti di fiducia: «Centinaia di denunce riguardanti bambine, ragazze e giovani donne appartenenti a famiglie cristiane costrette alla schiavitù sessuale e alla conversione religiosa, spesso dietro minaccia di morte». Ad arricchire il volume, poi, anche casi di studio descrittivi di altrettante storie di vittime: tre di essi riguardano le donne in Egitto, due in Iraq, uno in Mozambico, tre in Nigeria e tre in Pakistan.

Tirando le somme dello studio, da Acs evidenziano che «tra tutte le appartenenti alle minoranze religiose, le ragazze e le giovani donne cristiane sono tra le più esposte agli attacchi» ma «pressione sociale, paura di gettare un’onta sulla propria famiglia, minaccia di ritorsioni da parte di rapitori e complici, resistenza da parte di tribunali e forze di polizia a seguire i casi sono fattori che spiegano la difficoltà di indagare il fenomeno». Ancora, stando ai dati del Rapporto, «la pandemia di coronavirus ha fornito un terreno fertile per atti di violenza sessuale». È emersa anche «la maggiore incidenza di persecuzioni sessuali e religiose ai danni delle donne nelle situazioni di conflitto; ciò si è reso evidente durante la presa di potere da parte dell’Isis (Daesh) in alcune aree della Siria e dell’Iraq»  ma «se ne ha notizia anche altrove, come ad esempio in Mozambico». Il “movente” «in molti casi è limitare la crescita, e a volte la sopravvivenza stessa, del gruppo religioso delle vittime». Ci sono poi casi sistematici di rapimenti, violenze sessuali, matrimoni e conversioni forzati di donne cristiane in Paesi come la Nigeria che «possono essere classificati come casi di genocidio».

24 novembre 2021