«Faccio appello al governo italiano per aiutarci a uscire dal Pakistan, dove io e la mia famiglia siamo in pericolo». Il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, affida alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre la sua richiesta di aiuto indirizzata all’Italia. «Ringrazio molto Acs in Italia che ci ha invitato in occasione dell’accensione in rosso del Colosseo, che ha dato visibilità mondiale al caso di Asia Bibi – afferma, raggiunto al telefono dai responsabili della fondazione -. È molto importante che la comunità internazionale e i media tengano alta l’attenzione per far restare viva Asia Bibi. In questo momento siamo estremamente preoccupati perché la nostra vita è in pericolo e abbiamo difficoltà a trovare anche da mangiare».

Sull’assoluzione della donna cristiana accusata di blasfemia e condannata a morte nel 2010, e sul clima di tensione che ne è generato in Pakistan, interviene anche il giornalista Ejaz Ahmad, direttore di “Azad”, la rivista dei Pakistani in Italia. «Assolvere Asia Bibi è un segnale ma bisogna essere cauti, far spegnere prima il fuoco e poi dire che è libera. Penso che la sua liberazione potrebbe aiutare anche altre mille persone innocenti in carcere per motivi simili», afferma in un’intervista all’Agenzia Sir. In questa situazione «sia l’esercito sia il governo attuale non possono abolire la legge sulla blasfemia, però possono indebolirla».

Nel Paese intanto non si placano le proteste, che hanno portato all’arresto di centinaia di militanti estremisti che si oppongono alla liberazione di Asia Bibi. Per il giornalista, in questo momento è «meglio dire che sta in carcere e farla uscire magari tra un mese, quando la tensione si sarà alleggerita. Una strategia alla pakistana». Nel rispetto di «equilibri delicati» che coinvolgono tanta gente che «vive in trincea, compresi 3 milioni di cristiani». Il punto, prosegue Ahmad, è che «quando si tocca il tema dell’abolizione della legge sulla blasfemia il gioco si fa pericoloso. Meglio andare a piccoli passi, altrimenti si rischia la vita».

Si tratta di «capire quanto è forte il partito politico Tehreek-e-Pakistan Labbaik  (“Io ci sto”), che ha parecchio consenso e molti seggi in parlamento. È guidato da Khadim Hussain Rizvi, un personaggio carismatico. Il giorno in cui è stato reso noto il risultato della sentenza il governo ha sospeso il suo account Twitter ma non è stato sufficiente. È un movimento molto grande, militarizzato. I membri sono pronti a dare la propria vita e ad uccidere. Bisognerebbe fare leggi intelligenti per diminuire il potere di questo movimento – rileva -. Ma non è facile abolire la legge sulla blasfemia».

Riguardo alla decisione del primo ministro Imran Khan di favorire l’assoluzione di Asia Bibi, il direttore di Azad parla di «gesto di grandissimo coraggio, perché rischia di essere ucciso, insieme al giudice e all’avvocato». E prosegue: «La cosa importante di questa sentenza non è solo il rilascio di Asia Bibi ma far diventare eroi due personaggi come il ministro delle Minoranze religiose Shahbaz Bhatti e il governatore del Punjab Salman Taseer che nel 2011 sono morti per lei».

6 novembre 2018