«L’udienza si è conclusa, ora attendiamo fiduciosi il verdetto della corte». Saif ul-Malook, l’avvocato difensore di Asia Bibi – donna cristiana del Pakistan arrestata per blasfemia nel 2010 e da allora in carcere in attesa di sentenza definitiva -, commenta con queste parole alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre la conclusione dell’udienza decisiva della causa “Asia Bibi contro lo Stato del Pakistan”, ieri, 8 ottobre, durata oltre 3 ore e mezza. Al termine dell’udienza la corte si è riunita per deliberare. Il verdetto è atteso nei prossimi giorni: forse anche entro oggi, secondo quanto riferiscono fonti locali.

«Insieme agli altri tre difensori di Asia – racconta Maloof – abbiamo sottolineato come le prove a carico della donna fossero insufficienti. Il caso è montato su una accusa di blasfemia denunciata da un imam locale che non ha assistito al diverbio tra Asia e le sue colleghe musulmane durante il quale la donna cristiana avrebbe commesso blasfemia. Inoltre – prosegue -, abbiamo fatto notare ai giudici come il capo della polizia di Ittanwali, vicino a dove è accaduto il fatto, non ha profuso sufficienti sforzi per verificare le accuse».

Anche per Thair Khalil Sindhu, già ministro per i diritti umani e per gli affari delle minoranze della provincia pachistana del Punjab e membro del collegio difensivo di Asia Bibi durante il processo di appello parlamentare dell’assemblea del Punjab, «il fatto che non si siano espressi immediatamente fa ben sperare». All’udienza che si è tenuta a Islamabad era presente anche lui. «Vi è un’alta probabilità che la corte abbia posticipato l’emissione del verdetto – riflette – perché ha intenzione di prosciogliere Asia. Vogliamo sperare che intendano organizzare il trasferimento della donna dalla prigione di Multan in un luogo sicuro. I fondamentalisti sono già pronti a ucciderla».

9 ottobre 2018