«Una vittoria del diritto». Anzi, «soprattutto, la vittoria di un Pakistan che ha dato prova di non volersi arrendere al fondamentalismo». Dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre scelgono queste parole per commentare la conferma dell’assoluzione di Asia Bibi dall’accusa di blasfemia, arrivata questa mattina, 29 gennaio, dopo che la Corte Suprema pakistana ha deciso di rigettare l’istanza presentata contro la sentenza di assoluzione pronunciata il 31 ottobre scorso. «La conferma dell’assoluzione di Asia Bibi rappresenta una vittoria e una gioia immensa anche per chi come Aiuto alla Chiesa che soffre ha seguito questo caso dall’inizio e in ogni tragico sviluppo», si legge in una nota nella quale la fondazione evidenzia il ruolo di un Paese, il Pakistan, che «ha reagito con fermezza alle manifestazioni violente di piazza degli islamisti, assicurando molti estremisti alla giustizia e imponendo risarcimenti per le vittime».

La conferma dell’assoluzione, si legge ancora nel testo, «è una vittoria di quei 500 imam pachistani che nei giorni scorsi hanno levato la loro voce sottoscrivendo la Dichiarazione di Islamabad contro il fondamentalismo islamico e il terrorismo». L’assoluzione di Asia Bibi, proseguono da Acs, «è la vittoria della libertà religiosa che chiude un capitolo doloroso della persecuzione anticristiana. Ma purtroppo ve ne sono milioni di altri ancora aperti. E ci auguriamo che quelle stesse persone che oggi esultano per Asia, da domani si impegnino con la stessa tenacia in difesa degli altri cristiani ancora oggi in carcere in Pakistan con la medesima accusa di blasfemia». Citano i dati della Conferenza episcopale pakistana, dalla fondazione: 187 al momento i cristiani che «affrontano condanne, anche alla pena capitale, perché ritenuti, nella quasi totalità dei casi ingiustamente, colpevoli di tale reato». Acs si rivolge, quindi, alla comunità internazionale, «il cui ruolo è stato fondamentale in questa vicenda», chiedendo di «continuare a esercitare pressione sulle istituzioni pachistane, affinché si possa finalmente attenuare la portata dell’abuso della cosiddetta legge antiblasfemia. Siamo consapevoli che si tratta di un percorso lungo e difficile, a causa delle forti pressioni da parte dei gruppi islamisti, ma questa sentenza di assoluzione mostra come sia la stessa società pachistana a desiderare un cambiamento in tal senso».

In conclusione, un pensiero ad Asia, alle sue figlie e a suo marito, «che abbiamo sostenuto e con i quali siamo stati costantemente in contatto in questi anni. Lo scorso 24 febbraio eravamo presenti quando il Santo Padre ha donato ad Eisham, a Roma per partecipare ad un evento di Acs, un Rosario per la sua mamma – viene ricordato nella nota -. Noi siamo convinti che sia stato grazie a quel Rosario se Asia ha trovato la forza di affrontare gli ultimi mesi di ingiusta prigionia e queste ultime settimane tra paura e incertezze. E con quello stesso Rosario ora pregherà finalmente libera assieme alla sua famiglia».

29 gennaio 2019