“Assassinio sul Nilo”: lo stile di Branagh

In sala dal 10 febbraio la pellicola di Branagh – nel doppio ruolo di regista e protagonista – ispirata all’opera di Agatha Christie. Quando il “giallo” diventa specchio della vita

“Assassinio sul Nilo” è stato scritto da Agatha Christie nel 1937, ulteriore capitolo con protagonista Hercule Poirot, gentiluomo di origine belga trapiantato in Inghilterra. Sono oltre quaranta i titoli nei quali la prolifica autrice inglese ha messo al centro la figura di Hercule Poirot, di volta in volta costruendo qualcosa di nuovo sul ritratto dell’uomo, arrivato ad essere definito “il detective più importante del mondo”. Ricordando che dalla penna della Christie è uscito un altro personaggio iconico del genere “mistery” quale Miss Marple, è quasi superfluo sottolineare il suo peso fondamentale nella costruzione del “giallo”, un genere ben preciso che ha segnato fortemente tutto il XX secolo. Alla letteratura si è affiancato il cinema e, in tempi più recenti, la televisione: l’immagine in movimento ha aiutato a dare anima e corpo a personaggi e situazioni che il lettore poteva solo costruire con la fantasia.

Ecco quindi “Assassinio sul Nilo”, in sala dal 10 febbraio. Nei panni di Hercule Poirot c’è ancora Kenneth Branagh, confermato nel doppio ruolo di regista-protagonista dopo il successo del precedente “Assassinio sull’Orient Express”, da lui diretto e interpretato nel 2017. Nome importante nel panorama internazionale, Branagh ha appena ottenuto ben 7 candidature ai prossimi Premi Oscar per l’altro suo film della stagione, l’autobiografico “Belfast”, struggente ricostruzione della città irlandese nella guerra tra cattolici e protestanti.

Ecco Hercule Poirot intento ad imbarcarsi per una vacanza sul Nilo, ospite di una coppia di neo sposi, Linnet Ridgeway Doyle (Gal Gadot) e il marito Simon (Armie Hammer). Gli ospiti a bordo sono tanti, compresa la bella Jacqueline, precedente amica di Linnet e sposa mancata. Il clima è allegro e spensierato ma dietro all’euforia si accendono ben presto scintille, rivalità e inattesi delitti cui bisogna dare un colpevole… C’è un prologo ambientato durante la prima guerra mondiale: Poirot grazie al suo intuito salva dalla morte un plotone di soldati, e poi, ferito in ospedale, riceve la visita della donna amata che purtroppo non rivedrà più. È un’aggiunta non presente nel romanzo, che meglio qualifica il personaggio, e ne chiarisce il carattere.

L’implacabile incalzare dell’ispettore tra indizi e sospetti genera all’interno della coralità dei personaggi una rotazione di colpevoli o presunti tali che solo la logica e la razionalità di Poirot aiutano ad affacciarsi sulla verità. Del ritratto del detective emerge la finezza del pensiero, l’ironia mista a sagacia insieme a sofferenze e pudori di affetti. La regia di Branagh convince per la pienezza del segno e la profondità dello stile. Un detective ma, prima, un uomo con pregi e difetti al pari degli altri. Una vicenda capace di scavare nei sentimenti con tono suggestivo e affascinante. Il “giallo” è davvero specchio della vita in qualunque tempo.

21 febbraio 2022