Assegno di divorzio: sparisce il parametro del “tenore di vita”

Dopo 30 anni, la Corte di Cassazione “rivoluziona” le regole: il matrimonio non è più «sistemazione definitiva» ma «atto di autoresponsabilità»

Dopo 30 anni, la Corte di Cassazione “rivoluziona” le regole: il matrimonio non è più «sistemazione definitiva» ma «atto di autoresponsabilità»

Divorzio: si cambia. Con una sentenza depositata ieri, mercoledì 10 maggio, la Corte di Cassazione stabilisce che il “parametro di spettanza” dell’assegno all’ex coniuge non va calcolato sul tenore di vita ai tempi del matrimonio ma valutato in base all’«indipendenza o autosufficienza economica» dell’ex coniuge che lo richiede. Secondo la Corte dunque il matrimonio non sarebbe più una «sistemazione definitiva» ma  un «atto di libertà e autoresponsabilità» i cui effetti decadono al momento della separazione.

Queste le motivazioni con le quali i supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale l’ex moglie chiedeva l’assegno di divorzio, già negatole dalla Corte di Appello di Milano nel 2014, a Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia del governo Monti. Il tribunale milanese aveva ritenuto incompleta la sua documentazione dei redditi e valutato che l’ex marito dopo la fine del matrimonio aveva subito una «contrazione» dei redditi. La Cassazione aggiunge che occorre «superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come “sistemazione definitiva”» perché è «ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile». Pertanto «si deve ritenere  che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale».

Cambia, dunque, il diritto di famiglia in tema di riconoscimento dell’assegno di divorzio. Secondo la prima sezione civile infatti con la sentenza di divorzio «il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del “tenore di vita matrimoniale” in una indebita prospettiva di “ultrattività” del vincolo matrimoniale». Di qui l’esigenza di un «parametro diverso» nel «raggiungimento dell’indipendenza economica» di chi ha richiesto l’assegno: «Se è accertato – si legge nella sentenza depositata – che è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto». Individuati anche gli indici per valutare l’indipendenza economica di un ex coniuge: il «possesso» di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, le «capacità e possibilità effettive» di lavoro personale e «la stabile disponibilità» di un’abitazione.

11 maggio 2017