Associazione Pro Vita: «Vengano perseguiti quanti promuovono l’utero in affitto»

Il presidente Brandi ha presentato la petizione al governo promossa con altre associazioni. «Mercato che degrada la gravidanza a servizio commerciale»

Il presidente Brandi ha presentato la petizione al governo promossa con altre associazioni. «Mercato che degrada la gravidanza a servizio commerciale»

Vengano fermati e perseguiti coloro che promuovono e organizzano l’utero in affitto in Italia». E ancora: il nostro Paese «s’impegni per l’abolizione universale della maternità surrogata anche a livello internazionale».Sono le richieste dell’associazione Pro Vita, in collaborazione con Age, NonSiToccaLaFamiglia, Articolo 26, Generazione Voglio Vivere e La Nuova Bussola Quotidiana, contenute in una petizione al Governo presentata oggi, 4 ottobre, a Roma dal presidente dell’associazione, Toni Brandi.

La via indicata dai promotori dell’iniziativa è l’abolizione della pratica dell’utero in affitto «in tutte le sue forme, senza se e senza ma». La Commissione Affari sociali dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha respinto, in una mozione della belga Petra de Sutter, sottolinea Brandi, ogni esplicita approvazione della maternità surrogata, «presentando tuttavia delle linee guida molto vaghe e ambigue, che rischiano di aprire la strada di fatto ai contratti di utero in affitto», e che la prossima settimana verranno votate.

Il presidente di Pro Vita parla di «mercato di gameti e dell’utero in affitto» che vale «decine di miliardi di dollari» e che «sfrutta le donne, degrada la gravidanza a un servizio commerciale e, soprattutto, tratta il bambino come una merce da acquistare». Oltretutto, denuncia, in Italia «il divieto di pubblicizzare e organizzare la surrogazione di maternità – previsto dalla legge 40 del 2004 – non viene rispettato, come mostrano le denunce fatte da Pro Vita e le inchieste di alcuni quotidiani, relative ad agenzie straniere che vengono qui a cercare clienti italiani cui poter vendere bambini all’estero, perché per loro il nostro Paese rappresenta un mercato in crescita».

4 ottobre 2016