Attaccata un’altra chiesa in Myanmar

È il sesto luogo di culto preso di mira dai militari: Nostra Signora della pace, nella diocesi di Loikaw (Kayah), che conta 7 parrocchie completamente abbandonate

Ancora una chiesa presa di mira dalla giunta militare birmana, gravemente danneggiata: si tratta di Nostra Signora della pace, della parrocchia di Dongankha, diocesi di Loikaw, Stato di Kayah, colpita sabato 6 giugno. È la sesta in due settimane. Nessuna vittima né feriti ma diverse case nelle vicinanze sono state danneggiate o bruciate da dozzine di bombardamenti indiscriminati di artiglieria iniziati fin dal primo mattino. Ne dà notizia l’Agenzia Sir, tramite fonti locali della diocesi di Loikaw. Accanto alla chiesa, informano, esiste una casa di riposo per suore anziane nella quale, con loro, si sono rifugiate circa altre 150 persone vulnerabili del villaggio di Dongankha. Al momento, vi soggiorna anche il parroco. «Del territorio della parrocchia sono rimasti solo loro – scrive il sacerdote -. Non c’è più nessuno. Sono andati tutti via. Ogni giorno, le persone fuggono in luoghi più sicuri, lasciandosi alle spalle tutto, le proprie case, anche se nessun posto è più sicuro da quando lo stato di Kayah è diventato una zona di guerra». Il risultato: 7 parrocchie della diocesi (Deemoso, Dongankha, Tananukwe, Donganrao, Domyalay, Kayantharya e Loilemlay) sono completamente abbandonate.

La parrocchia di Dongankha è grande, con circa 812 famiglie cattoliche. La popolazione cattolica è di circa 4.640 persone, accompagnate da 3 sacerdoti, 2 fratelli religiosi, 4 suore, 1 catechista e 15 Kyaungdaka (aiutanti permanenti). Nelle ultime due settimane, è la sesta chiesa cattolica presa di mira, dopo la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, villaggio di South Kayanthayar, colpita da un colpo di artiglieria che ne ha distrutta l’ala sinistra, provocando 4 morti sul posto e molti feriti; la cattedrale del Sacro Cuore di Gesù, diocesi di Phekhon; la chiesa cattolica di San Giuseppe, parrocchia di Deemoso; la chiesa di Nostra Signora di Lourdes, parrocchia di Domyalay, di nuova costruzione e non ancora benedetta; e infine, l’irruzione nel Seminario maggiore intermedio (dove si trovano 1.300 persone), dove è stato ucciso un volontario.

«Abbiamo fatto appello ai militari chiedendo loro di non attaccare le chiese perché molte persone, soprattutto quelle vulnerabili, si stanno rifugiando lì – dice padre Francis al Sir -. Ma invano. Uno dei motivi per cui stanno attaccando la Chiesa cattolica è che, collaborando con molti donatori, la Chiesa cattolica ha preso iniziative di soccorso per più di un terzo della popolazione totale dello Stato di Kayah (300mila) che è stata sfollata con la forza a causa dell’indiscriminato e gli attacchi violenti del regime militare. Un’altra ragione – conclude – è che non hanno più un cuore umano».

7 giugno 2021