Attacco in Congo: «Luca, Vittorio e Mustapha non siano morti in vano»

L’appello di padre Mussie Zerai al governo italiano: «L’Italia chieda una moratoria internazionale sui minerali insanguinati e sulle miniere illegali»

Dopo l’attacco nella Repubblica Democratica del Congo che lunedì scorso, 22 febbraio, è costato la vita all’ambasciatore italiano Luca Attanasio, al carabiniere Vittorio Iacovacci e al loro autista Mustapha Milambo, del Wfp, da padre Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia, arriva un appello al presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e a tutto il governo perché «il loro sacrificio non sia vanificato e il dolore per la loro tragica morte si trasformi in impegno reale, concreto, in difesa delle popolazioni martoriate nella zona dei Grandi Laghi, in particolare nel Congo».

L’Italia, chiede padre Zerai, «si faccia capofila nel chiedere una moratoria internazionale sui minerali insanguinati, sulle miniere illegali, per lottare contro la schiavitù minorile, contro l’inquinamento e devastazione del territorio e dei boschi in tutta quella zona teatro di conflitti e tragedie ormai da oltre 30 anni, con milioni di vittime umane». Luca, Vittorio e Mustapha «non siano morti invano – si legge ancora nella lettera -. L’Italia con la battaglia di mettere una moratoria mondiale confermi l’alta missione del suo ambasciatore e del suo carabiniere morti in servizio. Con questo impegno riaffermi che il diritto dei più deboli non è un diritto debole!» Ricordando poi i funerali di Stato per l’ambasciatore e il carabiniere celebrati a Roma nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, padre Zerai conclude chiedendo che «la commossa partecipazione si trasformi in impegno e azione concreta per onorarli, facendo nostra la loro missione per restituire diritti, dignità e libertà ai popoli oppressi, depredati, schiavizzati».

26 febbraio 2021