Attentato a Parigi contro il giornale satirico

12 finora le vittime. La Santa Sede: «Atto che merita doppia condanna». Pallavicini (Coreis): «Fatti brutali che non hanno nessuna legittimità religiosa». Lo choc dei vescovi francesi: «Soluzioni ai problemi solo nel diritto»

Un atto che «merita una doppia condanna, sia perché lede la libertà religiosa, sia perché minaccia e offende la libertà di stampa». La Santa Sede definisce così, in una nota, l’attentato terroristico avvenuto questa mattina, mercoledì 7 gennaio, nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, costato la vita a 12 persone, tra cui alcuni giornalisti e due poliziotti. Due uomini armati col volto coperto hanno fatto irruzione nella sede del giornale e hanno aperto il fuoco gridando “Allah u Akbar ” come testimoniano alcuni video amatoriali diffusi dai media francesi. Non ancora definitivo il numero delle vittime: tra i circa 10 feriti ce ne sono alcuni in gravi condizioni, mentre per le strade di Parigi è caccia agli attentatori, ancora a piede libero.

Un «brutto inizio d’anno». Non ha altre parole Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice presidente della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis), che esprime «la più seria solidarietà alle vittime, ai loro parenti e ai colleghi. Se la matrice dovesse essere confermata come rivendicazione o pretesto di difendere le offese sulle caricature del profeta francamente non ho scrupoli a dire che sono alibi che non stanno in piedi e che non c’è alcuna giustificazione teologica per un attentato di questo tipo». Dalla comunità islamica italiana, spiega, arriva «la condanna più totale nei confronti di chi ha usato questa violenza e la delegittimazione più radicale delle motivazioni che vorrebbero convincerci di avere. Non ci sono giustificazioni, né ragioni. Sono tutti pretesti. I fatti sono brutali e non hanno nessuna legittimità islamica e religiosa». Il vice presidente Coreis invita quindi a un maggiore impegno da parte dei rappresentanti musulmani in Europa. «Come rappresentanti e teologi dovremmo intensificare le nostre azioni sia di educazione ma anche di coordinamento istituzionale, per analizzare e prevenire, anche in termini di sicurezza, certe situazioni – spiega -. Ognuno deve fare il suo, non possiamo essere trasformati in poliziotti, ma vogliamo collaborare con le forze dell’ordine per sradicare il radicalismo dalle false radici che si sta inventando».

Per Pallavicini si tratta di un attentato che colpisce il “cuore” dell’Europa, dove l’Islam «è un modello di apertura, civiltà, dialogo sia interreligioso, che culturale e sociale. Ci sentiamo attaccati anche noi accanto a queste vittime, ma dobbiamo continuare a prevenire e reagire per far prevalere la verità del dialogo e della coesione sociale contro questi criminali». Ai musulmani quindi l’invito a «mantenersi sereni ed evitare di farsi venire complessi di persecuzione e confusione. Il rischio è che la percezione sui musulmani si generalizzi e si faccia di tutta l’erba un fascio e si demonizzi tutta la civiltà islamica di 14 secoli e tutti i musulmani che vivono in Europa o in Asia o Africa per colpa di questi criminali». Il consiglio: «Mantenersi pacifici nella fede e nelle responsabilità civili».

Dolore e sgomento anche nelle parole di Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane. «Chi propugna violenza e distruzione attacca la libertà di stampa e di espressione – dichiara – deve trovare una risposta ferma e inflessibile in difesa dei valori fondamentali che popoli e culture diverse condividono in una comune visione di pace, democrazia e prosperità». Per Gattegna «sono ore tremende: una prova durissima per Parigi, la Francia, l’Europa, per tutti i cittadini di buona volontà. Se rimarremo uniti potremo superarla. E alla fine – chiosa – sarà la civiltà, sarà il rispetto per tutte le identità, sarà la libertà di espressione e la democrazia ad avere la meglio».

«Siamo sconvolti per le vittime e per le loro famiglie ma anche per la Francia e la democrazia». Sono le parole di choc espresse dal vescovo Michel Dubost, presidente del Consiglio per le relazioni interreligiose della Conferenza episcopale francese, a Roma a guida di una delegazione di imam francesi che proprio questa mattina hanno potuto incontrare e parlare con Papa Francesco durante l’udienza del mercoledì. «La libertà di stampa e di pensiero – dice il vescovo – è essenziale. Non si trovano le soluzioni ai problemi attraverso la violenza ma sempre e solo nel diritto. Mi sembra che questo attentato rischia di aggravare le tensioni che possono già esistere». Di qui l’invito a rispondere alla barbarie «con l’amicizia»: «Non c’è altro sistema per combattere il terrorismo se non l’amicizia e l’incontro». Questo è quanto gli imam francesi presenti in questi giorni a Roma vogliono testimoniare. «Stiamo vivendo un momento difficile – conclude il vescovo – ma è proprio questo il tempo di incontrarci, leader delle differenti religioni. La strada del dialogo è lunga ma non ci sono alternative».

7 gennaio 2015